Ambiente e Scienze

La pizza avvelenata della Gabanelli

Alfredo Folliero all'opera
Alfredo Folliero all’opera

Ho sempre stimato Milena Gabanelli, ritenendola una professionista seria e una delle poche giornaliste d’inchiesta che sa il fatto suo. Ma stavolta sulla faccenda della pizza c’è qualcosa che non quadra.

Distintivo della giuria
Distintivo della giuria

Ieri, 6 ottobre 2014, sono stato giudice ufficiale al Pizza World Cup 2014, organizzato dall’Unione Europea Pizzaioli Tradizionali e Ristoratori (UEPTER), promossa dall’amico dott. Alfredo Folliero, che di pizza d.o.c. ne sa qualcosa, essendo docente qualificato. Alfredo non professa solo teoria ma, come si può  osservare dall’immagine in testa, anche concreta applicazione della medesima.

Alfredo, nell’avviare i concorrenti alla gara, ha ovviamente citato l’argomento Report e ha detto: «certo, se si accende il forno una o due ore prima di cuocere le pizze, è ovvio che ci sia fumo; se non si sa gestire un forno, è ovvio che il piano di cottura non sarà mai pulito come deve essere; se non si impiegano ingredienti tracciabili e di qualità, è ovvio che il prodotto non sarà mai di qualità. Questi – ed altri – sono aspetti fondamentali della professionalità del pizzaiolo d.o.c., sui quali non è in alcun caso possibile sorvolare».

Aggiungerei che, alla mia non più tenera età di 54 anni, mangio pizza napoletana dal 1970 – quindi da 44 anni – ed eccomi qui, vivo e vegeto, pimpante e tranquillo, prossimo a laurearmi in Scienze della Comunicazione, dopo tre anni di studio (mi sono iscritto nel 2011), dunque tutto… mi funziona egregiamente, cervello compreso.

Alfredo Folliero e il figlio Augusto
Alfredo Folliero e il figlio Augusto

Che poi preferisca mangiarla quasi esclusivamente presso la pizzeria di Alfredo, dove operano anche i suoi figli Augusto (che ora è negli Stati Uniti a far andare in delirio gli americani con le sue pizze), Mario (che nella vita fa più che altro il cantante, ma ha imparato perfettamente da Alfredo), Tiziana (che fa la mamma, ma sa operare perfettamente anche lei dietro al banco del pizzaiolo) e Daniela (che fa l’avvocato, ma anche le pizze, tanto bene quanto gli altri familiari), questo è altra cosa: la ragione risiede nel fatto che conosco benissimo la vera pizza napoletana, e se è diventato difficile trovarla buona a Napoli, figurarsi per me che vivo a Roma.

Resta il fatto che i napoletani sono in rivolta e francamente li capisco. Con la debita esclusione di quell’immancabile porzione di pizzaioli meno onesti – con sé stessi e con i loro clienti – non si può fare di tutt’erba un fascio. «Ho 93 anni e ho sempre mangiato pizza», twitta Luigi Condurro dai… microfoni di Twitter della Pizzeria da Michele, una delle più antiche e genuine di Napoli. L’account è gremito di reazioni, tutte composte e ordinate, che smentiscono la strana puntata di Report. Persino il sito Puntarella Rossa ha riportato una serie di… risate, a partire da quella della Pizzeria da Michele, per finire a quella del sindaco.

In definitiva: cari Milena e redazione, forse è meglio tornare a occuparsi di tasse, inciuci di governo, malaffari della pubblica amministrazione, corruzione negli appalti e cose del genere. Ma la pizza lascialatela stare. Altrimenti rischiate, come ha già fatto la pizzeria 50 Kalò di piazza San Nazzaro, inventando la “pizza Report”, che “una risata vi seppellirà”. Con la differenza che la sepoltura toccherebbe alla vostra trasmissione.

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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