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Indiscrezioni, “leaks”… ecco come funziona

15 gennaio 2010 Letture: 459 3 commenti Short Link

Tutti gli internauti ormai sanno che in Rete – ma in particolare in blogosfera – a intervalli assolutamente irregolari e imprevedibili circolano leaks, indiscrezioni, informazioni, soffiate, spiate mai sgorgate dalle fonti ufficiali e ogni genere di pseudonotizia con la quale vengono poi scritti fiumi di parole, che gli appassionati divorano avidamente con l’acquolina in bocca, sperando che si trasformino in notizie ufficiali.

Una "leak": lett. una fuga, una perdita

Una "leak": lett. una fuga, una perdita

Ci sono siti, come ad esempio BoyGeniusReport, che hanno fatto del leak una tra le proprie principali ragion d’esistere. Ma come funziona? Come mai esiste questo fenomeno?

Intanto si potrebbe dire che è una dinamica almeno vecchia quanto il giornalismo stesso. Dimentichiamo per un attimo l’esistenza di Internet, delle Agenzie, di tutti i mezzi “moderni” di cui un normale giornalista può servirsi. Togliamo di mezzo persino FAX e cellulari.

“Si dice che Philips stia lavorando ad un nuovo televisore, pare che sia a colori!”, disse negli anni ’60 un passante a un altro, mentre il giornalista, camminando, carpì e scattò subito la molla dell’indagine. Come fare per avere informazioni su quanto sta facendo Philips?

Il giornalista si presenta alla sede, chiede di parlare con qualcuno ma, ahimé, gli viene risposto che non sono ancora previste comunicazioni alla stampa. Il che, però, già significa che qualcosa stanno facendo.

Qualche giorno di appostamenti all’entrata di servizio per scoprire se viene consegnato materiale “strano”. Arrivano dei camion, ma sono tutti anonimi, non traspare nulla. Non resta che cercare tramite “amicizie”. Telefonata a tizio, che conosce caio, il cui cognato lavora in un’officina il cui responsabile ha il fratello che lavora alla Philips. Che gli dice: “si, stiamo lavorando a un nuovo televisore a colori, uscirà il prossimo anno ma ancora non è ufficiale”. Questa, naturalmente, non è una notizia: per quanto abbastanza credibile è pur sempre un’indiscrezione e, volendola riportare, va riportata come tale. Mai “vestirla” da notizia vera se non si hanno prove ufficiali. Al massimo, può occupare un micro-trafiletto in una pagina di curiosità.

Ora ripristiniamo Fax, cellulari, Internet, Agenzie, e rimettiamo il calendario a oggi.

Dalle aziende non esce quasi mai più nulla per fare una cortesia: potrebbe essere a rischio il proprio posto di lavoro, perché con la concorrenza che c’è un’indiscrezione di troppo può far affogare un progetto come niente fosse. Dunque, se c’è un progetto in sviluppo e l’azienda non vuol far sapere ancora nulla, non c’è giornalista che tenga: non si sa nulla.

E allora da dove vengono questi leaks, queste foto rubate, queste tabelle con le caratteristiche preliminari se nessuno le ha potute rivelare?

Semplice, spiega Mac Observer. Sono i controlled leaks, ovvero le indiscrezioni controllate dalle aziende stesse.

In parole povere, piuttosto che rischiare di trovarsi di fronte a un’indiscrezione di troppo, magari sfuggita a un dipendente che si è lasciato corrompere, è meglio governare anche questo aspetto della vita di un’azienda quando questa fa innovazione.

Tutto parte da un articolo pubblicato dal Wall Street Journal, che titolava quasi con sicumera: “Apple lancerà il suo tablet a marzo”. Un articolo che, secondo John Martellaro di Mac Observer, “ha tutte le caratteristiche di un controlled leak“.

Apple lo fa, da anni, e come Apple lo fanno praticamente tutti. Martellaro confessa di essere stato Senior Marketing Manager alla Apple e di aver ricevuto, a suo tempo, istruzioni proprio su come gestire questa dinamica.

Il board aziendale dice: “Dobbiamo far circolare questa specifica informazione. John, hai qualche amico fidato in qualche major outlet (intraducibile: può stare per grosso quotidiano, importante rivista, sito di rilievo, e simili, ndB)? Se si, chiama e chiacchiera della cosa e fai capire che, se viene pubblicata, va benissimo. Niente email!”.

Niente email o, comunque, niente di scritto perché se per caso l’originatore dovesse aver bisogno di contraddire o smentire, può farlo senza che alcuno possa opporre nulla, magari dicendo essersi trattato di un fraintendimento.

Nel caso del WSJ, racconta ancora Martellaro, due giornalisti hanno ricevuto l’imbeccata. In questo modo, possono difendersi l’uno con l’altro. Anche l’orario di pubblicazione non è un caso: il lunedì sera, in modo da non farlo risultare come un tentativo di manipolare il valore azionario.

Risultato: Apple ha fatto circolare l’indiscrezione esattamente come voleva e, per di più, non sul blog NIBBLE, che conta come il due di coppe quando regna bastoni, ma su un quotidiano di importanza primaria. Nessun rischio per il quotidiano e neanche per Apple, entrambi possono sempre affermare essersi trattato di un fraintendimento editoriale.

Dunque, quando si parla di leaks, è bene non credere alla Befana. I leaks, in effetti, oggi non esistono quasi più. I soli veri leaks potrebbero essere quelli di chi, furtivamente e a proprio rischio e pericolo, riesce materialmente a trafugare qualche foto dove non avrebbe dovuto. E là è davvero rischioso: oggi credo nessuno rischierebbe per farlo.


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