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Perché questo benedetto TAR non lo chiudiamo del tutto?

31 ottobre 2008 Letture: 22 0 commenti Short Link

Di nuovo la patata bollente cacciata dal fuoco. E ora? Catricalà pensa al ricorso. E se fosse stato un comune mortale?



Comincio ad avere l’impressione – oltre che per altre ragioni personali d’importanza capitale ma off-topic in questa sede – che davvero sarebbe meglio per tutti se il TAR venisse chiuso. Sì, sto parlando proprio del TAR, il Tribunale Amministrativo Regionale, secondo il quale le multe inflitte a Telecom Italia e Wind tra agosto 2007 e gennaio 2008 sono da annullare perché i due operatori “non sono operatori pubblicitari”.

L’ennesima dimostrazione che, con la Legge italiana, basta essere abili manipolatori di concetti e scaltri utilizzatori di terminologia forbita per forgiarla quanto basta ad ottenere qualsiasi risultato, in qualsiasi direzione, qualsiasi siano i precedenti, alla faccia della più eclatante delle evidenze.

È intuitivo che la tesi non sta né in cielo né in terra e bene fa il Presidente di AGCM Antonio Catricalà a ricorrere al Consiglio di Stato. Dove, però, caro Presidente, troverà ugualmente un percorso irto di ostacoli, non creda di passarla proprio liscia.

Vorrei vedere se tanta sicumera sarebbe stata raccolta e assecondata per un comune mortale, che avesse appena azzardato un minimo, dico minimo, di ingannevolezza nella pubblicità di una piccola azienda.

Ci vuol poco ad essere chiari:

È vietato diffondere messaggi pubblicitari di qualsiasi genere e tramite qualsiasi mezzo il cui messaggio commerciale non collimi esattamente, per filo e per segno, al corrispondente prodotto o servizio effettivamente reso disponibile alla clientela. È altresì vietata, nello stesso contesto, qualsiasi forma di ingannevolezza anche lieve, attuata attraverso artifici testuali, sonori o grafici il cui effetto alteri, rispetto al resto del messaggio, l’evidenza di eventuali limitazioni o variazioni rispetto a quanto propone in primo piano il messaggio pubblicitario. Di ogni infrazione alla presente norma rispondono in opportuna misura tutti coloro attraverso i quali l’opera pubblicitaria è stata progettata, valutata, approvata, commissionata, creata e diffusa.

Se la regola fosse stata questa – e io non sono un legislatore – ci sarebbe stato poco da discutere: chi l’ha fatto l’ha fatto, la responsabilità c’è.

E invece… il TAR, le cause, il ricorso al Consiglio di Stato, le lungaggini, le carte bollate, le trafile, i rinvii… ma la vogliamo finire di prendere per i fondelli il prossimo con questi sistemi legislativi unopuntozero, incapaci di riportare giustizia dove ormai solo la mano di Dio può riportarla?


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