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Uber, l’inesorabilità di Internet e i legislatori sciocchi

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4 aprile 2015 - 09:30 | Commenti 0 | Link breve

Legislatori di una miopia simile alla cecità dimostrano di non aver compreso che Uber e simili sono un processo globale. E non finisce qui: sta già nascendo altro.


Uber in funzione.
Uber in funzione.

Ieri, nel mio editoriale sul New Blog Times, dicevo la mia a proposito della posizione assunta da Uber e dai governi, concludendo che faranno un grosso buco nell’acqua. C’è qualche altro dettaglio per chi volesse approfondire.

A lobby con lobby si risponde. Se la casta politica difende (fuori luogo e ciecamente, senza ragionare) la “casta” dei tassisti – non me ne vogliano, non ce l’ho con loro singolarmente, è ovvio, ma con il “sistema” – c’è chi suggerisce a Uber di usare la stessa metodologia, esattamente come avviene negli Stati Uniti e altrove.

Del resto, pur essendo spesso sacrosante le ragioni dei lavoratori del trasporto pubblico, non se ne può più. Ogni volta quel settore sciopera per le stesse ragioni: rinnovo del contratto di lavoro, adeguamenti salariali, sicurezza dell’impiego, condizioni lavorative (turnazioni, ecc.), eccessiva disparità di trattamento rispetto alla dirigenza, che percepisce stipendi di quote distanti anni luce rispetto al personale esecutivo.

Uber in funzione.

Uber in funzione.

Di qui la provocazione di Uber di cui abbiamo letto. Non va interpretata come semplice e vacua disobbedienza, ma come un segnale di guasto, una spia rossa nel cruscotto, quando sappiamo tutti che in condizioni normali sul cruscotto non deve essere acceso nessun segnalatore di colore rosso.

Viceversa, interventi come quello illustrato da Guido Scorza sul Fatto Quotidiano sono solo la conferma di un governo che – al netto di considerazioni giuridiche e filosofiche – non solo non è disposto a ragionare sul cambiamento in atto, ma si preoccupa prima di tutto della prospettiva di minor gettito fiscale (e fin qui è comprensibile), che però deriva da un sistema di norme anacronistiche, incapaci di regolare un processo globale, per di più senza tener conto della volontà popolare ma preoccupandosi solo di una manciata di “voti sicuri”. Un modo di cercare consenso del tutto sbagliato.

Che i governi in questo modo facciano un buco nell’acqua non lo dimostra solo la riflessione filosofica o le considerazioni di principio, ma anche i fatti.

Adeguarsi ai cambiamenti è la sola strada percorribile, perché questi avverranno comunque, piaccia o no a lorsignori. Sta infatti nascendo a Roma (non mi sono informato, ma scommetto che accade/accadrà anche nelle altre metropoli) il medesimo sistema, ma incentrato sullo scooter anziché sull’automobile.

Si chiama Scooterino e già conta 130 scooteristi e 300 passeggeri registrati all’apposita App dedicata. Su questi ci sarà poco da dire, perché non esiste un servizio di “mototaxi”, almeno a Roma.

Con chi se la prenderà, stavolta, il governo? Dimostrerà anche in questa occasione – casomai fosse necessario – di non aver capito né cos’è Internet, né cos’è la globalizzazione, né la new (e shared) economy, e di sfuggire ancora una volta all’idea che “i mercati sono conversazioni”?

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Marco Valerio Principato (1279 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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