Punto Informatico, cambio d'abito… e di strategia
Nel complesso un bel lavoro, quello che stanno facendo alla grafica di Punto Informatico. Cambia lo stile, i caratteri, l’impostazione complessiva della Home Page. Anche se ci sono ancora alcune cosine che, a mio avviso, sono da rivedere
Dal punto di vista “editoriale” sono in vacanza, ma due parole su questo non posso fare a meno di scriverle. Chi ha seguito con me la lunga avventura di Punto Informatico, iniziata a ottobre del 2008, di fronte alla nuova Home Page del giornale avrà certamente fatto le proprie considerazioni: anch’io faccio le mie, qui, ad “alta voce”. Tanto più che ormai già da tempo la mia collaborazione con PI si è chiusa: non avrei mai accettato di scrivere “sotto” un direttore diverso da Paolo De Andreis.
Tengo subito a precisare che, esteticamente, il nuovo template adottato da PI a me non dispiace: è morbido, pulito, più variato, offre più modo di prelevare informazioni direttamente dalla Home Page. Al momento è stato implementato solo nelle parti principali del giornale: se si navigano le altre aree come Telefonia o Gadget, ancora c’è il vecchio template; mentre nella Home, nell’articolo singolo e nei commenti c’è il nuovo aspetto.
Stando a quanto affermano dalla Redazione, la rivoluzione maggiore riguarda proprio le strategie editoriali. In altri termini, gli articoli non vanno più a formare un “numero” per un determinato giorno. La funzione di uscita di un “numero”, relativo ad un determinato giorno, non è più attiva: inutile aggiungere un
index.aspx?t=20/10/2008
alla URL di base, perché viene semplicemente ignorato (provare per credere: così o così, la pagina proposta è la stessa). Né esiste più, sulla Home Page, alcuna drop down in grado di far “retrocedere” la Home Page a quella di un determinato giorno. Questa, a mio avviso, è una novità che potevano risparmiarsi, tuttavia in un’ottica di pubblicazione così, sul punto, per dirla in breve à la blog, da qualcuno è evidentemente stata ritenuta inutile. Sempre a mio avviso, sbagliando di grosso: è pur sempre un vero e proprio giornale, la sua presenza nulla avrebbe tolto alla freschezza che si vorrebbe portare, ma avrebbe tenuto fermo il punto sul suo status.
Mi piace molto poco la sovrapposizione tra il banner 728 x 90 pixel in testata e il sottostante nuovo logo (bello, devo dire) della rivista: si nota maledettamente che il banner, letteralmente, “gli monta sopra”. Chi è distratto e non ci ha fatto caso lo può osservare evidenziato nella figura.
Continua a non piacermi quella prima riga, tipica di tutto il “network” di Edizioni Master, che a mio avviso fa tanto “rivista di modellismo, il primo numero a 4,99 euro (e gli altri a 14,99).
Nel complesso, diciamo che forse avrei delimitato un pochino meglio i confini delle pagine, sia pure in modo molto soft, avrei introdotto una certa maggiore schematizzazione, ma anche così è accettabile. C’è solo una piccola controindicazione, secondo me: leggendo un articolo molto lungo, come quello che stavo leggendo poco fa, superata l’altezza in cui sulla destra ci sono richiami al luogo in cui ci si trova (cioè PI), resta sul display solo il testo, senza contorni né colonne. Un dettaglio, roba da niente, ma a me ha dato questa impressione.
Nel complesso, dunque, non direi che sia malaccio, come primo passo verso una grafica 2.0. Quel che poco mi garba è questa tendenza a confondersi con un blog, una questione che ho già evidenziato a suo tempo: certo, è difficile essere 2.0 restando un giornale, ma PI ha mezzi e capacità per farlo e dovrebbe farlo, a mio avviso. Questo sarebbe l’unico elemento che potrebbe, ormai, contraddistinguerlo dalla “massa”.
Due cose: quanto all’articolo scritto per annunciare la novità, non so perché ma mi par di riconoscere la penna, anzi, la tastiera di Paolo. Sbaglierò, ma le stimolazioni sinaptiche che evoca sono tipiche della sua sintesi mentale. Oppure è di qualcuno che da Paolo ha assorbito molto.
Infine, i miei complimenti all’Avv. Lisi, per il suo lungo commento sui sette peccati normativi in materia di digitalizzazione. Mi congratulo non tanto per il “succo del discorso”, che da un avvocato par suo mi attendo senza stupore, quanto per la scelta dell’impiego dei termini d’apertura: un modo elegantissimo, forse casuale ma dalla riuscita certa, di assicurarsi in ogni caso la lettura dell’articolo. A buoni intenditori, poche parole: la famosa, nota, poco etica ma sempre valida regola delle “cinque esse” funziona sempre ed una delle esse corrisponde a Sesso: forse la più “battuta” dai lettori ed è proprio quella scelta da Lisi.
Dunque, bravo, complimenti, perché ha saputo farlo in modo sottile, disinvolto e al contempo saggio, schivandone accuratamente l’inopportunità e la bassa strumentalizzazione, cosa che tanti, troppi quotidiani fanno.
E bravi anche a tutti gli altri: siete sulla buona strada, ma attenzione: quella che percorrete è una strada ferrata. Ben fatta, idonea all’alta velocità ma piena di scambi: non conducete la motrice sopra gli scambi a più di 90 KM/h, o rischiate il deragliamento.
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Etichette: giornali,Giornalismo,Punto Informatico,testate giornalistiche



A me personalmente il nuovo PI non piace, ma la vita è fatta così: le cose cambiano, si (d)evolvono e bisogna adattarsi e crescere. Resta il fatto che secondo me la Home si poteva suddividere in modo più razionale, mentre ora la trovo un pò caotica (ma da furbastri quali sono, quelli di PI han pensato bene di fare la grande mossa prima di chiudere per le ferie, quindi immagino che ora stiano lavorando per apportare altre modifiche che vedremo probabilmente alla riapertura).
Quoto, quotone, quotissimo a tutta la parte riferita alla scomparsa della pubblicazione per data. Sento come una grave mancanza la soppressione della ricerca per cronologia. E’ come se avessero tolto il timone da una nave. Non so se mi ci abituerò mai. Solo per questo scherzo PI non è più in testa alla classifica dei siti da me consultati. Anch’io penso che alla fine “[...] è pur sempre un vero e proprio giornale, la sua presenza NULLA avrebbe tolto alla freschezza che si vorrebbe portare [...].”
Per il resto posso solo notare che, come temevo a ottobre 2008, il proprietario della baracca è cambiato, il sito si sta trasformando in una specie di agenzia ansa dell’informatica, i banner stanno aumentando poco alla volta, insomma si punta su grandi numeri e grandi guadagni. Tutte cose lecite nel sistema attuale, per carità, ma temo che lo spirito pionieristico e quel tono informale (che dava quel senso amichevole di comunità estesa) che si respirava sotto la conduzione “deandreiana”, si sia perso per sempre.