Punto Informatico, il viaggio di Paolo De Andreis è finito. All'angolo
Non avevo dubbi: il viaggio di Paolo De Andreis, “ex” direttore responsabile di Punto Informatico, è terminato con l’abbandono del ruolo. Resta, per una persona comunque squisita quale è, il semplice incarico di consulente
Come volevasi dimostrare, la matematica a qualcosa serve: Paolo De Andreis non è più il direttore responsabile di Punto Informatico.
D’altra parte il footer con la scritta “il direttore responsabile è in viaggio…” non poteva durare oltre: stava facendo perdere credibilità alla rivista, durava ormai dall’inizio del 2009.
Il nuovo footer di Punto Informatico, senza indicazione del direttore responsabile (click per ingrandire)
E così finalmente è stato aggiornato il footer, quella famosa operazione da non più di tre minuti di cui parlavo tempo fa. Nella quale, contrariamente alla precedente abitudine, l’indicazione del direttore responsabile è scomparsa (vedi figura), mentre nel look generale le notizie brevi sono state spostate da destra in un box verticale sulla sinistra.
Per sapere chi è il direttore responsabile, oggi, occorre cliccare sulla voce Informazioni su PI a fondo pagina, dalla quale si apprende che attualmente la rivista è passata nelle mani di Massimo Sesti, lo stesso personaggio che dirige anche PCTuner.net (ed altri) e da alcuni ritenuto “il Berlusconi del sud”.
Ciò che resta “ai De Andreis” è: per Paolo, il ruolo di consulente, per Andrea (fratello di Paolo) quello di coordinamento e sviluppo. Un ruolo che Paolo aveva avocato a sé dietro le perplessità espresse dalla Rete, ma che evidentemente le più alte sfere del gruppo editoriale a cui la rivista è ora asservita legata non hanno inteso concedere. Oppure – anche se ritengo questa ipotesi meno verosimile – lo stesso Paolo ha creduto più opportuno, strategicamente e tatticamente, “tirarsi indietro”.
Vi sono poi Massimo Mattone che ricopre la carica di responsabile editoriale (ovvero quello che nei fatti risponde, mentre Sesti risponde “sulla carta”). Invece, Luca Annunziata e Gaia Bottà, dopo tanti mesi di direzione vicaria, si ritrovano all’angolo – come del resto Paolo – nel ruolo di semplici editor.
Sotto il profilo dei contenuti, la rivista miracolosamente continua ad essere abbastanza in linea con il PI-style a suo tempo impostato da Paolo e – a mio avviso – uno dei fattori chiave del suo successo.
Cosa ne sarà in futuro? Difficile dirlo. Trovo ragionevolissimo pensare, come ha detto Barry Diller, che nell’arco di quattro o cinque anni la Rete cambierà radicalmente, a prescindere dal volere di legislatori da quattro soldi, la cui efficacia resta comunque circoscritta ai rispettivi Paesi, mentre la Rete travalica per sua natura i confini di qualunque nazione. E se quanto previsto da Diller si avvererà, non so cosa potrà accadere di un gruppo come Edizioni Master. Ma non mi sembra, a occhio e croce, che abbia solidi elementi per durare in uno scenario pay per read.
Il risultato finale è, purtroppo per chi oggi ci lavora, che il “Berlusconi del sud” i soldi li ha fatti e ne farà ancora, prenderà il suo capitale, si reinventerà e investirà in iniziative al passo con il momento, continuando a capitalizzare. Mentre a chi ha collaborato con lui, contribuendo a formare quel capitale, resterà ben poco.
Speriamo bene.
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