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Punto Informatico, il viaggio di Paolo De Andreis è finito. All'angolo

16 giugno 2009 Letture: 134 1 commento Short Link

Non avevo dubbi: il viaggio di Paolo De Andreis, “ex” direttore responsabile di Punto Informatico, è terminato con l’abbandono del ruolo. Resta, per una persona comunque squisita quale è, il semplice incarico di consulente



Come volevasi dimostrare, la matematica a qualcosa serve: Paolo De Andreis non è più il direttore responsabile di Punto Informatico.

D’altra parte il footer con la scritta “il direttore responsabile è in viaggio…” non poteva durare oltre: stava facendo perdere credibilità alla rivista, durava ormai dall’inizio del 2009.

Il nuovo footer di Punto Informatico, senza indicazione del direttore responsabile

Il nuovo footer di Punto Informatico, senza indicazione del direttore responsabile (click per ingrandire)

E così finalmente è stato aggiornato il footer, quella famosa operazione da non più di tre minuti di cui parlavo tempo fa. Nella quale, contrariamente alla precedente abitudine, l’indicazione del direttore responsabile è scomparsa (vedi figura), mentre nel look generale le notizie brevi sono state spostate da destra in un box verticale sulla sinistra.

Per sapere chi è il direttore responsabile, oggi, occorre cliccare sulla voce Informazioni su PI a fondo pagina, dalla quale si apprende che attualmente la rivista è passata nelle mani di Massimo Sesti, lo stesso personaggio che dirige anche PCTuner.net (ed altri) e da alcuni ritenuto “il Berlusconi del sud”.

Il nuovo assetto editoriale di Punto Informatico (click per ingrandire)

Il nuovo assetto editoriale di Punto Informatico (click per ingrandire)

Ciò che resta “ai De Andreis” è: per Paolo, il ruolo di consulente, per Andrea (fratello di Paolo) quello di coordinamento e sviluppo. Un ruolo che Paolo aveva avocato a sé dietro le perplessità espresse dalla Rete, ma che evidentemente le più alte sfere del gruppo editoriale a cui la rivista è ora asservita legata non hanno inteso concedere. Oppure – anche se ritengo questa ipotesi meno verosimile – lo stesso Paolo ha creduto più opportuno, strategicamente e tatticamente, “tirarsi indietro”.

Vi sono poi Massimo Mattone che ricopre la carica di responsabile editoriale (ovvero quello che nei fatti risponde, mentre Sesti risponde “sulla carta”). Invece, Luca Annunziata e Gaia Bottà, dopo tanti mesi di direzione vicaria, si ritrovano all’angolo – come del resto Paolo – nel ruolo di semplici editor.

Sotto il profilo dei contenuti, la rivista miracolosamente continua ad essere abbastanza in linea con il PI-style a suo tempo impostato da Paolo e – a mio avviso – uno dei fattori chiave del suo successo.

Cosa ne sarà in futuro? Difficile dirlo. Trovo ragionevolissimo pensare, come ha detto Barry Diller, che nell’arco di quattro o cinque anni la Rete cambierà radicalmente, a prescindere dal volere di legislatori da quattro soldi, la cui efficacia resta comunque circoscritta ai rispettivi Paesi, mentre la Rete travalica per sua natura i confini di qualunque nazione. E se quanto previsto da Diller si avvererà, non so cosa potrà accadere di un gruppo come Edizioni Master. Ma non mi sembra, a occhio e croce, che abbia solidi elementi per durare in uno scenario pay per read.

Il risultato finale è, purtroppo per chi oggi ci lavora, che il “Berlusconi del sud” i soldi li ha fatti e ne farà ancora, prenderà il suo capitale, si reinventerà e investirà in iniziative al passo con il momento, continuando a capitalizzare. Mentre a chi ha collaborato con lui, contribuendo a formare quel capitale, resterà ben poco.

Speriamo bene.


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