Un altro pezzo del vecchio PI se ne va. Storico, stavolta
Portabandiera delle GIF di prima pagina, alfiere delle retrovie, socio fondatore. Questo è, anzi, era Luca Schiavoni in Punto Informatico. Era, perché se ne va
Non bastava che Punto Informatico, la rivista per la quale “all’epoca” (stavolta lo dico con ragione) ho avuto il piacere e l’onore di scrivere diverse centinaia di articoli, perdesse l’elemento più importante, cioè il suo (ex) direttore Paolo De Andreis: ora se ne va anche Luca Schiavoni, altra colonna portante che ha contribuito alla sua nascita.
Lo ammette mestamente lo stesso Paolo, il quale nel suo blog confessa di sentirsi egli stesso in qualche modo messo da parte. Con tutto il rispetto e la stima – pur non conoscendolo personalmente – per Luca Schiavoni, il gigante PI l’ha perso già da tempo: precisamente, da quando Paolo è semplicemente un consulente, perché non avendolo più come direttore, ha perso l’unica persona al mondo che poteva svolgere efficacemente quel ruolo per quella rivista.
Manca solo che anche Luca Annunziata, Gaia Bottà e Alfonso Maruccia girino il timone altrove: a quel punto Edizioni Master sarà riuscita in quello che a questo punto ritengo sia stato il suo obbiettivo iniziale. Quello, cioè, di togliere dai piedi un quotidiano che fa(ceva) ombra ai propri, che dava fastidio, portava via lettori e, non ultimo, impediva di collocarvi qualcuno dei propri.
Chi c’è rimasto? Marco Calamari? Ah, no, quello no, i suoi commenti sono poco frequenti ma molto letti, se togliamo anche quello è la fine. Ma non è mica detto, eh…
Per quanto mi riguarda, dopo aver letto notizie in giro, io non vado più su PI con in mente il pensiero: “vediamo se PI ne ha parlato e cosa dice”. In altre parole, non è più un riferimento. E come non lo è più per me, tendo a pensare che non lo sia più per parecchi.
Era questo l’obbiettivo che si poneva Edizioni Master? Se è così, ci sta riuscendo. Dunque, PI morirà. Grattatevi pure, ma è quello che penso.
Esterno anche un altro mio pensiero ad alta voce: Paolo De Andreis non ce la farà a starsene zitto e buono e a veder distruggere la creatura che, bit dopo bit, dal lontano 1995/96 ha iniziato a mettere su e che io già leggevo, all’epoca. Per me Paolo riaprirà un suo nuovo sito, il blog non gli basta. Forse, non so. Ma la sensazione è questa.
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