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Attacco all’informazione libera e indipendente? L’avete voluto voi

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30 gennaio 2017 - 08:30 | Commenti 0 | Link breve

Claudio Messora ha visto il suo blog ByoBlu «cacciato via» brutalmente dal circuito AdSense di Google. E ora se ne rammarica. E cosa si aspettava? Le scuse?


Un fotogramma del filmato pubblicato da Messora
Un fotogramma del filmato pubblicato da Messora

La “notizia” è questa: siete tutti dipendenti da (non “di”, ma “da”) Google. Sì, uso la seconda persona plurale, perché per quanto mi riguarda ho cercato, fino a oggi, con le unghie e con i denti, di non esserlo, e ci sono sostanzialmente riuscito. Fatelo anche voi, prima che sia troppo tardi.

Desideravo rendere partecipi gli illustri lettori di questa mia elucubrazione perché ho letto, sentito e visto le rimostranze di Claudio Messora, blogger di ByoBlu, che si lamenta di essere stato colpito dalla scure di Google secondo cui il suo sito non rispetta più i criteri richiesti per pubblicare annunci pubblicitari del circuito AdSense.

Messora l’ha fatto in un video, pubblicato su YouTube e in circolazione anche nei media sociali, nonché in un post sul suo stesso blog. Sul quale, peraltro, vedo comparire altri annunci al posto di quelli di AdSense, ma so bene che con gli altri circuiti gli incassi – se ce ne sono – sono ancor più modesti di quelli offerti dal gigante di Mountain View.

Sono francamente sorpreso della reazione di Messora. Non è uno sciocco, non è un faleh (lui dovrebbe sapere cosa significa in dialetto egiziano, visto che ad Alessandria d’Egitto ci è nato, ma per i lettori chiariamo: faleh significa letteralmente contadino, ma è usato metaforicamente per dire “intelligentone” in senso derisorio e ironico). E ora, per un po’, mi rivolgo proprio a Messora, poi tornerò a tutti gli altri.

Tu, piccolo blogger italiano che – di fronte a un Trump o a un Google, fa lo stesso – non conta un bel niente, anche se poi hai svolto il ruolo di responsabile per la comunicazione del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, hai idea di cosa sei, di cosa rappresenti per Google? Ce l’hai, vero?

Non affannarti ad addossare alla Clinton, alla Boldrini e a chiunque altro ti risulti “interessato” la responsabilità di un inasprimento dei criteri con cui Google discrimina: non c’entra niente. Perché anche a me, che conto ancora meno di te, nel 2012 (cinque anni fa, non ieri) è successa la stessa cosa. Anzi, rispetto a te sono stato più fortunato, perché a me fu dato un “ID” del problema, ma non per questo ho avuto risultati diversi dai tuoi.

L’esito è evidente: AdSense era rimasto l’unico “aggancio” tra me e Google, nella piena consapevolezza di un legame, figlio della peggiore globalizzazione, che avrebbe potuto rompersi dall’oggi al domani. Si è rotto. Ciccia, come diceva Francesco Cossiga.

Se non vuoi essere tu stesso a finanziare il tuo blog, lo faranno i tuoi lettori, laddove ci tengano, non è un problema. Forse non sarà sufficiente, ma questo è il mondo globalizzato e, se ne accetti passivamente (e colpevolmente, perché fa comodo) le regole, non puoi farci pressoché nulla. “La fine dell’informazione libera e indipendente”? Si, certo, il rischio c’è, ma le soluzioni arriveranno dalle masse, non preoccuparti: con quelle c’è poco da scherzare, anche per Google.

Altrimenti perché, secondo te, oggi abbiamo un mercato globale dei device mobili occupato in stragrande maggioranza (86,2 per cento a fine 2016) da Android, che è di Google? Ma è semplice (torno a rivolgermi al “grande” pubblico):

  • dipendete da Google per l’email;

  • dipendete da Google per le ricerche in Rete;

  • dipendete da Google per le mappe stradali;

  • dipendete da Google per l’uso dei vostri smartphone a tutto tondo (quindi anche agende, rubriche telefoniche e note);

  • dipendete da Google per il backup (se lo fate) dei vostri smartphone;

  • dipendete da Google per le vostre esigenze cloud;

  • dipendete da Google per l’elaborazione testi, fogli elettronici, ecc.;

  • dipendete da Google come sistema di autenticazione anche altrove;

  • dipendete da Google per avere suggerimenti di ogni tipo;

e qui mi fermo, ma vi ricordo che, con questa distribuzione apparentemente gratuita di servizi, Google si è “accertato” di raccogliere la benevolenza della stragrande maggioranza di quei boccaloni come voi, cascati tutti nel suo sporco gioco, perché sa perfettamente di averne bisogno per poter fare il porco comodo suo, a discapito di chiunque.

Fino a oggi, inoltre, dietro la ridicola e risibile scusa «io non ho niente da nascondere», avete detto tutto, ma proprio tutto su tutto di tutto di voi, sostanzialmente a due entità: a Google, ma anche a Facebook. Già, perché usando Android e WhatsApp, Google e Facebook possono farvi un’autentica risonanza magnetica a distanza (e a spese vostre, tra l’altro, visto che il traffico dati lo pagate voi), sapendo tutto, ma proprio tutto, anche contro la vostra volontà.

Perché vi ostinate a non rendervi conto che la vostra rubrica, la vostra agenda, i vostri appunti, le vostre cose private non devono essere in mano a colossi del genere. Per nessun motivo.

Perché poi – come accaduto a Claudio Messora – Google vi ricatta. Google abusa del proprio potere, perché sa di poterlo fare e sa di non temere alcuna conseguenza.

It’s the globalization, baby. Una globalizzazione che, per poter essere apprezzata e sfruttata, ha bisogno di essere capita. E io ringrazio l’Università Roma Tre dove, per laurearmi, tra i tanti testi mi sono dovuto sciroppare il (per niente facile) libro del filosofo Giacomo Marramao, Passaggio a OccidenteFilosofia e globalizzazione, ed. Bollati Boringhieri.

Torno a consigliarvi – e non è la prima volta che lo faccio – di leggerlo. Certi errori, vedrete, non li commetterete più. Capirete – spero per voi – che globalizzazione vuol dire universalismo, ma anche differenza. Capirete che bisogna saper mediare continuamente tra i due lati della medaglia, scrivendo le due parole una con una mano e una con l’altra, «resistendo alla tentazione di scrivere entrambe le parole con una sola mano. Poiché sarebbe, comunque, la mano sbagliata» (dal libro).

Marco Valerio Principato

(Post in formato PDF)

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Marco Valerio Principato (1282 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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