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Cassazione: al capo si può dire "chi cazzo ti credi di essere"

Notizia AGR (che non è Associated Press, per fortuna, quindi riporto invitando a consultare il sito):

ROMA – Non puo’ esserci licenziamento se un dipendente, nel corso di un alterco, dice al proprio capo: “chi cazzo ti credi di essere”. Lo ha stabilito la Cassazione, convalidando la decisione con la quale la Corte d’appello di Napoli aveva respinto il licenziamento di un ausiliario di una clinica privata, che si era rivolto con queste parole al suo capo durante una discussione. La Corte napoletana aveva giudicato l’espressione “irriguardosa ma non minacciosa” e da considerarsi come “effetto di una reazione emotiva e istintiva del lavoratore ai rimproveri ricevuti” dal capo, escludendo che il fatto possa costituire una “vera e propria insubordinazione”, tale da meritare la “sanzione espulsiva”. La suprema Corte ha accolto la decisione della Corte d’appello di Napoli. (Agr)

Aggiungerei solo che il fatto di essere un’espressione “irriguardosa” non significa che non sia biasimevole. Inoltre, vorrei ricordare al dipendente redarguito che darsi del “tu” con il proprio capo non conviene a chi sta “sotto”, ma purtroppo è una cattiva abitudine ormai diffusissima, che instilla un falso senso di “pariteticità” in realtà del tutto inesistente e che, per essere usata restando innocua e indolore, richiede un’elevatissimo grado di maturità sia nel “capo” che nel “dipendente”, doti oggi assai rare da reperire sia nell’uno che nell’altro.

Molto meglio un distaccatissimo “lei”, che consente di dire, con fermezza: “Come si permette di fare simili illazioni? Chi la autorizza a rivolgersi con cotanta arroganza e prepotenza? Non si permetta mai più di rivolgersi in modo così ineducato, poiché non sono né suo fratello né un suo schiavo. Non le permetto ulteriori repliche, diversamente passerò a redigere una denuncia agli organi competenti, senza altre esitazioni”.

Capisco che è lunga e difficile da imparare e far propria, ma è molto, tanto più efficace.

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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