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Passenger Shaming: sagra dell’ineducazione e del disgusto

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26 aprile 2015 - 11:00 | Commenti 1 | Link breve

Forse il fine iniziale era «nobile», di denuncia. Ma come dimostrano le ultime foto, di lì a cadere nel cavalcare l’onda del disgusto di bassa lega il passo è breve.


Si, viaggiare (cit. Lucio Battisti)...

Si, viaggiare (cit. Lucio Battisti)…

Chi per professione è spesso in viaggio si imbatte altrettanto frequentemente in circostanze poco piacevoli. Lo sa bene una cara amica che, alla fine, stanca di apprendere le mille prodezze di qualche attempato benestante alla conquista telefonica di nuovi amori nell’area silenzio del Frecciarossa o altre assurdità del genere, ha deciso di raccontarne qualcuna su una pagina Facebook pubblica, battezzata La chiamavano Trenità1, nella quale, agevolata da una cultura classica che le consente un registro linguistico sapientemente oscillante tra picchi di colto-forbito, fulminazioni satirico-comiche e sbeffeggiamenti bassifondo-colloquiali come si addice a certi individui in cui si è imbattuta, racconta gli episodi più grotteschi, esilaranti, raccapriccianti e quant’altro ha incontrato, capaci spesso di far indignare2.

La stessa cosa è venuta in mente a Shawn Kathleen, ex hostess d’aereo. Che indubbiamente nella sua vita ne avrà viste di tutti i colori e ha scelto la Rete come mezzo per dare sfogo alla sua frustrazione per non aver potuto trattare certi umanoidi come meritano.

Così ha pensato a un nome: Passenger Shaming (“svergognamento” del passeggero), ha aperto un sito, un’utenza Twitter, una pagina Facebook e anche una Instagram, visto che le foto sono il principale mezzo con cui vengono diffusi i “messaggi” che la prode ex hostess vuole inviare.

Il sito, costruito con WebSiteBuilder di GoDaddy (click per ingrandire)

Il sito, costruito con WebSiteBuilder di GoDaddy (click per ingrandire)

Probabilmente l’intento iniziale è stato “genuino”, forse neppure pensava di arrivare a tanto.

Il sito è del tutto fai da te, come dimostra la pagina “About” del medesimo, ripresa qui di lato in screenshot: costruito con WebSiteBuilder di Godaddy.

Chi ha intenzioni realmente professionali solitamente prende altre strade per costruire un sito Web.

Cavalcando l'onda dello sdegno, questi sono i prezzi (click per ingrandire).

Cavalcando l’onda dello sdegno, questi sono i prezzi (click per ingrandire).

Quindi, le utenze social. Ne hanno parlato i media, persino Repubblica.it lo ha fatto a settembre scorso. Ormai è alla ribalta, le visite sono a mille, i “mi piace” volano, tutto gira, si cavalca l’onda dello sdegno, del ribrezzo, del disgusto, e funziona. Infatti sul sito è comparsa la pagina “Advertise” (pubblicizza): 300 dollari per una menzione sulla pagina Facebook e 100 dollari per un Tweet. Vedi figura a lato.

Quasi per gioco ho iniziato a seguire questa grottesca realtà del Web e dei social. Ho seguito la sua pagina Facebook e il suo account Instagram (Twitter l’ho risparmiato, per ora). Mi sono però finora ben guardato dall’apporre alcun “mi piace”, sia su Facebook che su Instagram: sentivo “puzza di bruciato”.

Non mi sbagliavo.

L'ultima foto prima di interrompere il «follow» (click per ingrandire)

L’ultima foto prima di interrompere il «follow» (click per ingrandire)

Per tenere alto il prezzo, a quanto pare la prode ex hostess non bada a spese, nemmeno in termini di pubblico decoro. L’ultima foto pubblicata su Instagram la vedete qui a destra, parzialmente oscurata per rispetto, appunto, del pubblico decoro.

Ciò che non si vede è la vasca del lavabo, perché al suo interno c’è qualcosa di troppo disgustoso. Poi ogni internauta è libero di andarsela a cercare, se proprio vuole. A mano, mi dispiace: ai siti e alle pagine della ex hostess non metto link, non se li merita.

Capisco il denunciare, il mettere alla pubblica gogna atteggiamenti riconducibili a esseri ripugnanti non classificabili tra gli umani, capisco tutto. Ma bisogna anche sapersi dare una regolata. Perché è per queste “libertà” di troppo che la Rete è diventata una specie di latrina pubblica. Esattamente come quel lavandino, trasformato in ciò che non è.

Non seguo più la pagina Instagram e ho tolto il “mi piace” da quella Facebook, è ovvio.  Certe esagerazioni mi fanno pensare che chi le pubblicizza così tanto non differisca poi molto da chi le compie.

Addio, Shawn Kathleen. Hai un follower in meno. Speriamo uno dei tanti, almeno in Italia. Preferisco seguire la pagina di Trenità: pur avendo mille ragioni per trascendere, non si sogna neanche di arrivare a certi livelli.

  1. Per chi non comprendesse il gioco di parole: basta aggiungere -lia al suo finto nome e si compone Trenita-lia, con evidente riferimento all’operatore ferroviario. Da solo, il nome invece riconduce a Trinità e ricorda l’omonimo film, a voler dire “agisco come il protagonista del film di fronte a ciò che racconto”.  [Torna al testo]
  2. Per la verità anche a me, sempre sul Frecciarossa, ne è capitata una singolare: ero nell’area silenzio, un tizio viene a chiedere “Dispiace a qualcuno se cantiamo?”. Nessuno ha avuto il coraggio di dire “si, ci dispiace: siamo nell’area silenzio” perché la domanda era oltremodo insolita e posta da persona di mezza età, lo sbigottimento e lo stupore hanno preso il sopravvento. Bene, per tutto il viaggio Roma-Milano, sia pure “sottovoce” al punto da non essere quasi fastidioso, ci siamo sorbiti un novello Quartetto Cetra, intento a fare “prove”. Si, il genere era quello.  [Torna al testo]
Marco Valerio Principato (1277 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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1 commento (locale) »

  • Massimiliano ha scritto:

    Che schifo. Mercificazione dell’orrido umano. Grazie per la segnalazione. Instagram non lo uso, ma ho smesso di seguire la pagina Facebook che seguivo anch’io perché, per lavoro, viaggio in aereo almeno una volta al mese. Quella tizia deve essere una gran furbetta. Chissà quanti pirla pagano per farsi nominare. Che le vadano tutti in medicine.

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