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TripAdvisor? Non mi ha mai convinto

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24 giugno 2015 - 09:45 | Commenti 0 | Link breve

Partita dal quotidiano «Italia a tavola», tramite Gamberorosso.it arriva denuncia dell’ennesimo ristorante inesistente su TripAdvisor. Viene proposta una soluzione, ma non funzionerebbe: ci vuol altro.


Il ristorante «La scaletta», inesistente, nell'immagine di denuncia pubblicata da Gamberorosso.it
Il ristorante «La scaletta», inesistente, nell’immagine di denuncia pubblicata da Gamberorosso.it

L’ennesimo «scandalo», se così vogliamo definirlo, ha colpito il celebre sito/servizio TripAdvisor: un ristorante di Moniga del Garda, assolutamente inesistente, in breve tempo è stato portato in vetta alla classifica. Sono bastate dieci recensioni eccellenti, da aprile in poi – altrettanto false – per portare il fantasioso locale La Scaletta in cima, come dimostra l’immagine pubblicata da Gamberorosso.it, riprodotta in testa, nell’articolo in cui ne parla.

L’iniziativa non è di un privato, ma di Italia a tavola, quotidiano online che l’ha promossa proprio per evidenziare i rischi di impiego di un simile servizio, i cui controlli sono risultati del tutto inefficaci contro l’iniziativa stessa. Di qui l’idea dell’hashtag #NoTripAdvisor, legato alla campagna promossa dal quotidiano contro queste tecno-sofisticazioni.

Non è la prima volta e, molto probabilmente, non sarà l’ultima. A mio avviso non risolverebbe neppure la soluzione proposta dalla pur autorevole azienda Gambero Rosso, che è senz’altro autorevole nel suo campo, ma lo è molto meno in tema di informatica e di Rete. E altrettanto vale per Italia a tavola.

Cosa garantirebbe l’obbligo di caricamento della ricevuta fiscale come prova di veridicità della recensione? Un bel niente: un po’ di Photoshop (per chi usa solo quello) o di Gimp (per intenditori della grafica), e che ci vuole a creare una ricevuta fiscale fasulla? Soprattutto se il locale è inesistente, chi ha un metro di paragone per riconoscerla come fasulla? Nessuno.

Mi pare di averlo già detto: l’unico metodo affidabile che TripAdvisor dovrebbe adottare sarebbe quello di attribuire a ogni esercizio dei codici univoci e monouso, prodotti dal proprio portale a nome dell’esercizio stesso, che il cliente trova stampati in maniera seriale sulla ricevuta fiscale (magari sotto forma di codice QR), quindi fare in modo che solo servendosi di quel codice il cliente possa portare a compimento la pubblicazione di una recensione. Essendovi, tra l’altro, un legame tra il codice generato e la ricevuta consegnata, sarebbe anche impossibile recensire pietanze non incluse nel proprio pasto: il falso si scoprirebbe in un attimo.

Se non si adotta una soluzione del genere, uno strumento come TripAdvisor è come la stragrande maggioranza dei contenuti non verificati o non autorevoli del Web: richiede scrematura e verifiche “manuali”, dunque sostanzialmente inutile. Per questo TripAdvisor non mi ha mai convinto. Può essere un’indicazione sommaria, un pre-orientamento, ma quanto a certezze è pari a zero: come se non ci fosse. Almeno finché non farà come ho appena indicato.

Marco Valerio Principato (1277 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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