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USA, pronti al sequestro in dogana, e non solo di laptop

4 agosto 2008 Letture: 36 0 commenti Short Link

Il Department of Homeland Security (DHS) statunitense si allarga: alla dogana può sequestrare qualunque oggetto contenga informazioni. I dettagli e qualche suggerimento



Roma – È l’ultima invenzione del Department of Homeland Security (DHS) statunitense: si riserva il diritto di sequestrare e trattenere a tempo indeterminato non solo i laptop o i lettori MP3, come alcune testate riferiscono, ma qualsiasi cosa trasporti informazioni, elettronica o no, che transiti in frontiera. 

Punto di controllo DHS a San Diego (California)

Punto di controllo DHS a San Diego (California)

La vicenda sta facendo molto rumore e c’è chi ritiene che «in nome della protezione dell’America, la Transportation and Security Administration (TSA) ha (già, ndR) dimostrato mancanza di rispetto per la privacy, la proprietà e la dignità degli americani, con in suoi recenti comportamenti quali l’aver voluto guardare degli anelli da capezzoli, l’aver fatto togliere i pantaloni ad amputati e l’aver confiscato una batteria autocostruita che “sembrava una bomba”. Tutte circostanze delle quali l’Administration si sarebbe anche vantata. (Perciò, ndR) Questo significa che non ci si può affatto fidare (neanche, ndR) del DHS, perché può confiscare qualsiasi apparecchio elettronico dovunque, in qualsiasi momento e in qualsiasi zona di confine dell’America», scrive Information Week in un risentito articolo

Le novità sono state esaurientemente illustrate dal Washington Post, che non risparmia le preoccupazioni espresse da alcuni personaggi politici statunitensi, secondo i quali «le nuove politiche… sono davvero allarmanti». Le reazioni della rete, invece, sono le più disparate: si va da chi suggerisce di cifrare seriamente l’intero contenuto dei propri supporti a chi ritiene più saggio lasciare tutti i supporti a casa.

Rapporti d'analisi del DHS

Rapporti d'analisi del DHS

D’altro canto - si chiede Techdirt - c’è da dubitare se questo sia o meno un modo davvero efficace per proteggere gli States: chi intende spostare informazioni particolari, per quale motivo dovrebbe farlo su un laptop o qualsiasi altro supporto, quando esiste la Rete? 

Alla luce di tutto quanto circola sulla vicenda, quindi, chi ha più prudenza l’adoperi. Inutile accanirsi con la cifratura sostenendo che serve a tutelare la privacy: data l’evidente, estrema pretestuosità della questione, la sola presenza di dati non comprensibili farebbe scattare i sospetti. Dunque, meglio lasciare tutto alla luce del sole, il più possibile.

Anche il non rinunciare alla macchina fotografica digitale potrebbe esporre al rischio, tenuto conto dell’ampia libertà che le nuove policy, approvate il 16 luglio scorso, attribuiscono alle Autorità.

Qualora fosse richiesto, ad esempio, di consegnare proprio l’amata fotocamera, la cosa migliore è collaborare attivamente: mostrare agli addetti tutto ciò che chiedono, subito, senza discussioni, senza acredine e dichiarandosi disponibili ad aiutare nell’analisi. Questo potrebbe contribuire a limitare il rischio dello scatto del meccanismo “occorre un’analisi in sede separata”, che produrrebbe il sequestro cautelativo dall’esito del tutto incerto, specie per quanto riguarda il rientrare in possesso dell’oggetto sequestrato.

Di certo, sarebbe molto interessante analizzare l’influenza di questo provvedimento sul fatturato turistico ma, chissà perché, di questo si parla poco.

(fonte: The New Blog Times)


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