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Wired.it non ama Ghostery?

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11 settembre 2014 - 08:51 | Commenti 0 | Link breve

Su Wired.it ho notato una manovra «anti-Ghostery» che mi è piaciuta molto poco. Aspetto conferme o smentite ma, nel frattempo… fuori dai piedi.


Con Ghostery attivo, se c'è, si vede solo una anticipazione di Gallery, ma nessun testo (click per ingrandire)

Con Ghostery attivo, se c’è, si vede solo una anticipazione di Gallery, ma nessun testo (click per ingrandire)

Da qualche tempo ho notato che se si apre una pagina di Wired.it e nel proprio browser è attivo Ghostery, la pagina viene presentata senza alcun testo né immagini nell’articolo (solo la prima immagine di una gallery, se c’è). Questo – vedi seconda immagine – non accade sulla Home Page.

A questo punto ho fatto la prova con un altro profilo di Firefox, in cui oltre a Ghostery ho anche AdBlock. Allora: se Ghostery non è attivo ma AdBlock blocca, il testo e le immagini compaiono, ma se è attivo Ghostery nell’area dell’articolo non compare nulla, del tutto vuoto.

Per la cronaca, su Wired.com questo non accade.

Sulla Home Page, invece, tutto fila liscio, anche se Ghostery è attivo.

Sulla Home Page, invece, tutto fila liscio, anche se Ghostery è attivo.

Ciò mi fa concludere che la gerenza di Wired.it ha deciso che chi non si lascia tracciare – Ghostery serve a questo – non deve accedere ai contenuti. In altre parole, il tracciamento è più importante della pubblicità stessa.

Poiché sulle pagine articoli sono presenti ben cinque tracciamenti di società d’analisi (NetRatings SiteCensus, Visual Revenue, Webtrekk, ChartBeat, e Crazy Egg), oltre ai soliti traccianti di Widget, condivisione e pubblicità, per un totale di 12-13 traccianti, l’ipotesi di una decisione “scientifica” sul vietare la visione di contenuti a chi non si lascia tracciare è piuttosto plausibile, anche se (ancora) non confortata da prove.

Risultato: via il “Mi piace” da Facebookvia dai segnalibri. Wired.it cancellato dalla mia vita di lettore, almeno fino a prova contraria.

Ieri, all’esame di giornalismo – in cui peraltro ho ottenuto il mio bravo 30/30 e Lode – parlavo con il docente (Paolo Castiglia) proprio della questione agenda-setting1. Lui mi chiedeva se, secondo me, con il proliferare della moltitudine di siti insignificanti, di bassa qualità editoriale e culturale, l’agenda-setting è un concetto che continuerà ad esistere, se gradualmente si attenuerà o se si amplificherà.

Gli ho risposto che si amplificherà, perché in definitiva è potere e maggiore è il numero di siti,   maggiore è il sovraccarico cognitivo, maggiore sarà la concentrazione di lettori, sempre più spaesati e disorientati, che si concentreranno su pochi media ultra-noti e ultra-conosciuti, il cui potere e la cui capacità di agenda-setting sarà così sempre maggiore. Il docente ha visibilmente annuito. E aggiungo: è un fenomeno che si invertirà, ma ci vuole tempo. Anni. Basta guardare quanti sitarelli hanno aperto, sono durati qualche mese e poi hanno chiuso.

Io so bene di avere una capacità di agenda-setting pari a zero virgola, ma non me ne frega un accidente. So anche bene che preferisco avere intorno a me chi mi legge e capisce, anche se sono quattro gatti, piuttosto che una marea di persone vacue e idiote solo per fare numero. Quelli che valgono restano, e quelli che non se ne erano accorti verranno.

Comincio a dare sempre più ragione a una cara amica che, da Facebook, dopo qualche anno di assidua frequentazione, si è chiamata fuori. Non escludo di andare presto a farle compagnia.

(Versione PDF di questo post)

  1. L’agenda-setting è la teoria delle comunicazioni che ipotizza la possibile influenza dei mass-media (mass-news) sull’audience in base alla scelta delle notizie considerate “notiziabili” e allo spazio e preminenza loro concessa. Il postulato principale dell’Agenda-setting è il salience transfer, cioè il rendere la notizia saliente rispetto alle altre, quindi indica l’abilità dei mass media a trasferire un argomento da una agenda privata a quella pubblica d’interesse generale più elevato. Fonte: Wikipedia  [Torna al testo]
Marco Valerio Principato (1277 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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