Nota politica

Cosa pensano del PD a luglio 2017

Dal Fatto Quotidiano del 21 luglio 2017

Massimo Cacciari – Filosofo ed ex sindaco di Venezia

L’analisi moralista è insufficiente
È corrotto il sistema del Paese

«Ho sempre ritenuto insufficienti le analisi di tipo moralistico. Le questioni politiche vanno spiegate con la politica. La crisi morale del Partito democratico è solo l’epifenomeno, la punta dell’iceberg di un problema generale: qui non si tratta dei corrotti e del loro animo, ma del “sistema-Paese” che non è mai stato riformato. E ciò che non cambia marcisce. Chiaramente Matteo Renzi ci ha messo del suo, circondandosi di pochi adepti, creando una cerchia ristretta che ha finito per concentrare interessi e potere. Ma questo è tipico delle persone che non hanno la cultura del partito. In questo almeno Renzi è stato sincero: in fondo si era presentato proprio con l’idea della rottamazione. Ora questo fenomeno si è accentuato ulteriormente, perché l’uomo è in crisi, anche mentale, e più le cose vanno male più uno tende a chiudersi. C’è un clima da fine impero, con cui si spiegano anche molte delle vicende opache che coinvolgono il partito. Personalmente, però, non credo che il problema sia Renzi in quanto tale: a fronte del familismo fiorentino, dall’altra parte c’è la cooptazione vecchio stampo di caterve di portaborse. Bersani e i suoi forse saranno più onesti di Renzi, ma hanno ancor meno idee su come rinnovare la politica italiana e combattere il suo decadimento, che è inevitabilmente anche morale».

Felice Casson – Ex magistrato e senatore

Malaffare radicato nel partito.
Per questo me ne sono andato

«Esiste ed è pesantissima, ma la questione morale non riguarda solo Matteo Renzi: tutto il Partito democratico ha un problema etico, ed è la ragione principale per cui l’ho lasciato anni fa. C’è un certa opacità diffusa ad ogni livello, dal nazionale al locale, tra chi oggi guida il partito e i quadri di provincia. Penso a come vengono gestite le autorizzazioni a procedere nei confronti dei parlamentari, a seconda degli interessi di turno. Ma anche ai dirigenti indagati, ai piccoli e grandi reati, agli scandali di vario genere. Come acqua sul marmo: il partito è incapace di ripulirsi, manca una ribellione morale. Sarebbe sbagliato associare un problema così grande ad una sola persona. Certo, Renzi ci ha messo del suo: si è inserito alla perfezione in questo tessuto di scarsa sensibilità nei confronti dell’etica, ha portato il suo modo di essere e il suo modo di fare politica, i suoi amici che hanno concentrato troppi interessi nelle loro mani. Chi ancora crede nell’idea di un partito di sinistra non può riconoscersi in questo Pd: le sconfitte alle elezioni, il crollo degli iscritti, la partecipazione sempre minore a feste ed eventi sul territorio sono segnali evidenti del sentimento popolare. Credo che la questione morale sia uno dei motivi dello scollamento della base, forse il principale. Almeno lo è stato per me».

Claudio Fava – Deputato di Art. 1- Mdp

Non c’è sinistra senza etica. Ai Dem serve più condivisione

«Quello di Renzi e del Partito democratico è un problema di provincialismo: per indole personale e concezione privatistica della politica, si circonda di persone che obbediscono, non di persone che esprimono un pensiero. E in questo il ricorso alla geografia familiare è senza dubbio lo strumento più facile, immediato, sicuro: sono quelli che garantiscono il maggior grado di fedeltà. Di qui alla questione morale, poi, il passo è breve: l’opacità è il rischio naturale della privatizzazione della politica. A un certo punto il meccanismo si inceppa e ti ritrovi di fronte ai magistrati a rispondere a domande sulla concentrazione di così tanti interessi. Io credo che questa sia una delle ragioni principali della parabola discendente di Renzi: una simile gestione ha nuociuto tantissimo al Pd, in termini di immagine e di autorevolezza. Un partito di sinistra dovrebbe essere tutto l’opposto: ha bisogno di condivisione, dialettica, trasparenza.
Una sinistra opaca, senza etica, è un ossimoro, qualcosa che non può esistere. E i risultati si vedono. Attenzione, però: questo tipo di conduzione leaderistica non riguarda solo il Pd, ma è presente in quasi tutti i partiti, in maniera abbastanza trasversale, frutto di un generale declino della politica».

Gianfranco Pasquino – Politologo e più volte senatore

Non evochiamo Berlinguer. Matteo è solo un piccolo leader

«La questione morale fa venire in mente Enrico Berlinguer, concetti nobili, profondi, difficili da trattare. E anche da associare a quanto sta accadendo oggi nel Partito democratico: qui siamo di fronte soltanto a un piccolo leader di provincia che ha conquistato il potere attraverso qualche fortuna sua e tanti errori altrui. E tra questi ci sono senza dubbio anche quelli di Bersani. Matteo Renzi è una persona politicamente limitata: non sa uscire dalla sua cricca, che premia chi dice sì e punisce chi si permette di dissentire, anche timidamente. E questa tendenza è addirittura peggiorata, visto che nel corso degli anni ha anche perso alcuni suoi uomini delle origini, lo spirito della prima Leopolda dove almeno c’era una certa circolazione di idee. Ora siamo alla pura e semplice celebrazione del leader, all’interno di una cerchia ristretta. Sono pochi, si fidano solo di loro e gestiscono tutto da soli. E questo inevitabilmente porta ad una concentrazione eccessiva di interessi, a quei rapporti impropri che sono emersi negli ultimi tempi e ormai sono sotto gli occhi di tutti, al netto delle vicende giudiziarie. Quanto questo produca corruzione vera e propria non lo so, sicuramente ha cambiato la natura del Partito democratico che ha perso la sua identità».

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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