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Censis, gruppo socio-politico, lauree triennali: Roma Tre 16ma

Logo Censis.
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Sono rimasto alquanto perplesso nell’osservare la classifica del Censis di quest’anno, relativa alle lauree triennali del gruppo socio-politico, in cui è compreso il mio corso di laurea (Scienze della Comunicazione): l’università Roma Tre, presso cui mi sono laureato, è appena sedicesima e la media di laurea è pari a 86 su 110. Ancor più indietro La Sapienza, in diciannovesima posizione con una media di laurea di 81,5 su 110.

La prima in assoluto è Bologna, con la sorprendente media del 110/110 e, francamente, altra sorpresa è la Federico II di Napoli: un ateneo prestigioso che, in questi settori disciplinari, si posiziona al venticinquesimo posto con una media di laurea di 73,5 su 110.

Bisogna dire che, rispetto a Roma Tre, pur coincidendo molte discipline, il piano di studi di Scienze della Comunicazione nell’ateneo bolognese è strutturato in modo completamente diverso e, probabilmente, forma i giovani in maniera più coinvolgente.

Del resto, coordinatore degli studi in quell’ateneo è la professoressa Giovanna Cosenza, una mia “vecchia conoscenza” di Rete: seguo il suo blog, intolato DIS.AMB.IGUANDO, da parecchio tempo, ben prima di laurearmi. Chi è realmente interessato al settore gli dia un’occhiata: la prof.ssa Cosenza è… “una” che sa il fatto suo e seguirla (anche su Facebook) può significare, per chi avesse le idee poco chiare, dare senso compiuto agli studi intrapresi o in corso in quel settore.

In ogni caso sono ben contento di essere uscito dal corso di Roma Tre con il massimo dei voti e la lode. Non perché per questo mi senta “bravo”, tutt’altro: come ho già detto, ho intenzione di continuare; piuttosto, perché evidenzia quel che nessuna statistica, nemmeno quella del Censis, è in grado di dire: la forma mentis degli studenti – tanti – che ho conosciuto personalmente, avendo regolarmente frequentato.

La stragrande maggioranza di loro punta a superare il corso triennale “in qualche modo”, non importa con quale voto, “tanto poi devo fare la magistrale e lì mi impegnerò di più”.

Errore, errore madornale dovuto, secondo me, a diversi fattori: alla tendenza tipicamente svogliata della città di Roma di fare “quanto basta”, ma mai puntare dritto all’eccellenza da subito; alla dissolutezza del processo formativo ed educativo con cui i ragazzi sono stati trattati prima di approdare nel mondo dell’università; alla superficialità (di cui non hanno colpa) con cui, di conseguenza, diversi di essi affrontano il corso di studi; mi fermo, ma ce ne sarebbero molti altri.

La posizione dell’Università di Bologna dimostra che, nonostante la situazione critica in cui versano tutti gli atenei italiani, è ancora possibile ottenere risultati di eccellenza. Per farlo, però, non basta strutturare diversamente i piani di studio o ottenere maggiore “disponibilità di cassa”. Ci vuole anche la capacità di spingere gli studenti a dare il massimo, a non curarsi di certe affermazioni neppure degne di essere citate (mi limito al link al filmato), a prenderla sul serio come merita, cosa che per una persona meno giovane come me non richiede alcuno sforzo, ma per i ragazzi ne richiede molti.

Per usare una metafora, occorre spingerli a considerare il percorso universitario prima di tutto come un arricchimento personale, da affrontare con la stessa cura con cui scelgono l’ultimo smartphone o l’ultimo abito alla moda. Sarà poi con quel bell’abito che si potrà affrontare tutto. Una dote, questa, che alla prof.ssa Cosenza non manca proprio. E i risultati si vedono.

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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