Quest’anno, come accade da oltre 30 anni a questa parte, sono andato a rinnovare la mia casella postale, utilizzata anche come recapito su Internet. L’ho sempre avuta presso l’Ufficio Postale di Via di Porta Angelica a Roma, vicino a San Pietro.
Per la casella postale si paga un canone annuo: inizialmente era molto modesto (mi sembra 15.000 Lire l’anno), poi pian piano è aumentato. Nel 2002, come si può osservare dalla figura di lato, era giunto a 50mila Lire, l’equivalente di poco più di 25 euro.
Il rinnovo per il 2009 è stato di 35 euro, un aumento tutto sommato accettabile, pur se scarsamente giustificabile visto il tipo di servizio offerto. La ricevuta è qui sulla sinistra, debitamente privata dei dati sensibili.
A fine anno ho trovato un avviso in casella che, francamente, mi ha fatto trasalire: la mia, che è una casella piccola (ci sono anche medie e grandi), per il rinnovo sarebbe costa 100 euro. Esatto, cento euro! Qui di seguito l’avviso, che si può come sempre ingrandire cliccandolo (il post prosegue dopo l’immagine).

Per il 2010, Poste Italiane ha appena ritoccato i prezzi: li hanno TRIPLICATI (click per ingrandire)
Dunque, far utilizzare la casella anche a due familiari oltre al titolare e inserire in cassetta gli eventuali FAX ricevuti al numero messo a disposizione, per Poste Italiane è motivo sufficiente per giustificare – almeno nel caso della casella piccola – l’atto di triplicarne il prezzo.

Il rinnovo 2010: per quattro fax (che nessuno usa più) e due familiari autorizzati, prezzo TRIPLICATO (click per ingrandire)
Ho pagato, perché la casella – almeno finché sarò in Rete – è indispensabile per fornire un recapito postale mantenendo un minimo di privacy.
Ma non posso non constatare che si tratta di una vera e propria rapina legalizzata, un aumento assolutamente ingiustificabile, un’autentica truffa su cui nessuno, visto che ormai Poste Italiane è una società privata a tutti gli effetti, può intervenire d’autorità.
Qualcuno mi deve spiegare se sbaglio. Vero è che l’azienda può dire: “se non ti sta bene il prezzo, non sei obbligato ad acquistarla”. Ma mi chiedo se un’Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato, che dovrebbe anche vigilare su un minimo di equità dei prezzi, non abbia il potere di sanzionare severamente Poste Italiane, erede di un servizio quale era quello della compianta Amministrazione PPTT, in seno al compianto Ministero delle Poste e Telecomunicazioni.
Era meglio quand’era peggio, ne sono sempre più convinto.
Tanto più che la casella postale, per Poste Italiane, significa accorciare il percorso della corrispondenza, e non allungarlo, casomai: ce l’ha in casa, non deve mandare il portalettere a casa del destinatario.
Dunque, casomai dovrebbe essere Poste Italiane a pagare il titolare per essere quest’ultimo a recarsi all’ufficio postale per prelevare la corrispondenza. Eppure, se si spedisce posta a una casella postale, mica fanno lo sconto!
Ma dove siamo arrivati?! Questa è follia pura!
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