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Fibra Wind Infostrada: bizzarre statistiche

Da un mesetto ho ceduto al fascino delle “nuove” (si fa per dire) tecnologie e ho fatto un passo verso la fibra, sia a Roma che ad Anzio. Mi sono “concesso”, almeno per ora, a WindTre, ancora conosciuta dai più come Wind/Infostrada per il fisso, per entrambe le linee.

Per Roma sono molto fortunato: meno di venti metri di cavo in rame separano il router AVM 74901 dal DSLAM2 di distribuzione, che è proprio nell’armadio “sotto casa”. Una situazione ideale di cui dispongo per mera coincidenza e che fa sì che tale connessione sia davvero prestante.

Per Anzio sono un po’ meno fortunato: tra il 7490 e il DSLAM di distribuzione ci sono circa 600/700 metri di cavo in rame e questo abbassa di molto la velocità di download, che scende appena al di sotto dei 50 Mbps (contro i 100 abbondanti di Roma). Non importa: sempre meglio dell’ADSL 8 Mbps che avevo prima.

Viene istintivo dire: «vediamo cosa ci dice uno dei più noti e usati siti di misurazione, cioè speedtest.net».

Figura 1: comparazione tra le due linee secondo speedtest.net
Figura 1: comparazione tra le due linee secondo speedtest.net (click sull’immagine per ingradire)

Ed ecco le due misure, riportate nella (doppia) figura 1 qui di lato: per Roma abbiamo – dice speedtest.net – 95,37 Mbps in down e 19,94 Mbps in up; per Anzio abbiamo 42,57 Mbps in down e 19,68 Mbps in up. Il tempo di “ping”3 è, per entrambe, 10 millisecondi.

Al di là del fatto che simili misurazioni lasciano il tempo che trovano (vedi più avanti), c’è un altro dato interessante dalle due minischede di speedtest.net: mentre per Roma dice faster than 99% of it (più veloce del 99 per cento delle altre misurazioni analoghe) e ci può stare perché, appunto, sono in pochi ad avere un cavo in rame così corto tra il proprio router e il DSLAM, non altrettanto si può dire per la misurazione di Anzio.

Su una velocità effettivamente usabile ben sotto la metà del massimo, la minischeda dice faster than 98% of it (come sopra, ma 98 per cento anziché 99).

Quindi, dovrei arguire che quella linea, pur avendo prestazioni molto degradate per via della lunghezza del cavo in rame (sulla quale nulla si può fare, ovviamente), sia ugualmente migliore del 98 per cento delle misurazioni analoghe. Ossia non ci sarebbe praticamente nessuno (salvo un 2 per cento) che superi quella velocità!

Questo mi fa pensare alcune cose “terribili”:

  1. che l’operatore, in zona, ancora ha venduto la fibra solo a me e a una, massimo due persone, e tutti gli altri, avendo ancora l’ADSL, stanno molto al di sotto;

  2. nell’ipotesi che speedtest.net non sia in grado di distinguere tra Roma e Anzio (ed è molto probabile, trattandosi dello stesso provider e dello stesso server di test usato, vedi immagini di prima), peggio ancora, perché significherebbe che le scarse vendite e anche i risultati tecnici mediocri sarebbero ancora più rilevanti.

Ma queste sono le sciocchezze che si trovano in Rete, servendosi di sistemi di misura sui quali non si sa nulla, né quali metodologie impieghino, né con quali algoritmi eseguano i calcoli, niente di niente. Sono, dunque, misure orientativo/indicative del tutto aleatorie, da prendere per quel che sono: poco più che sciocchezze.

Figura 3: Effetiva velocità a Roma (102 Mbps)
Figura 2: Effetiva velocità a Roma (102 Mbps, click sull’immagine per ingrandire)

I fatti concreti sono altra cosa. A Roma ottengo, stabilmente e con il sistema di misura delle prestazioni di rete implementato in Linux (quindi Open Source: si sa tutto di come funziona), una velocità di download di 102 Mb/s, come evidenziato dalla figura 2 di qui di lato. Quello è un dato certo e affidabile.

Figura 3: Effetiva velocità ad Anzio (44,7 Mpbs)
Figura 3: Effetiva velocità ad Anzio (44,7 Mpbs)

Viceversa, ad Anzio – con lo stesso metodo e lo stesso sistema di misura – quel che ottengo è una velocità di download di 44,7 Mb/s, come evidenziato dalla figura 3 qui di lato.

«D’accordo, ma alla fine, a te, che siano 42,57 o 44,7 cosa ti cambia? Sempre poco è, rispetto a Roma». Vero: se presa sotto questa ottica, la considerazione è giusta ed è a questo che servono certi sistemi di misura: a essere orientativi.

Altro è quando il discrimine, magari, si trova tra il “poco meno di 50” e il “poco più di 50”. So per certo, infatti, che TIM/Telecom Italia, se non riesce a superare i 50 Mbps, pratica uno sconto sul canone mensile, sentendosi in certo qual modo “responsabile” in quanto la rete in rame… è sempre la sua. Questo potrebbe, per esempio, farmi decidere – un domani – di lasciare WindTre e passare a TIM solo perché, sapendo (con certezza, non perché lo dice speedtest.net, la cui misura vale zero) che ho meno di 50 Mbps, posso ottenere uno sconto.

Tutto questo grazie al fatto che, come al solito, stiamo passando tutti alla fibra, ma “all’italiana”.

Si, “all’italiana” perché, in un paese serio (quindi non l’Italia), “passare alla fibra” significa che si smette di usare il cavo in rame e, dentro casa, arriva proprio la fibra, direttamente al router. In quel caso si chiama, infatti, fornitura FTTH (Fiber To The Home, ossia fibra a casa), mentre le forniture oggi in uso (salvo Milano e poche altre realtà urbane) si chiamano FTTC (Fiber To The Cabinet, ossia fibra fino all’armadio, quello che a Roma, appunto, ho sotto casa, ma ad Anzio ho molto più lontano).

Quando è la fibra ad arrivare a casa, certi problemi non esistono. La connessione è insensibile ai disturbi elettromagnetici, non ha limiti di velocità se non quelli fisici della fibra (migliaia di volte superiori) e quelli imposti contrattualmente dal provider, non può portar dentro una scarica elettrostatica per fulminazione (la fibra ottica non conduce corrente elettrica), ha una latenza – il famoso ping di cui si diceva prima – ancora più bassa, eccetera.

Per questo, anni fa, molti osservatori avevano preso posizione sui propri blog, dicendo “VDSL? No grazie” (VDSL è lo standard, simile all’ADSL, con cui il proprio router domestico dialoga con il DSLAM tramite quel poco di cavo in rame attraverso cui lo deve raggiungere): l’idea era di dissuadere gli operatori dal compiere il passo di poter dire “vi stiamo dando la fibra” quando, in realtà, tutto ciò che è stato fatto è avvicinare all’utenza i DSLAM, che prima erano obbligatoriamente in centrale telefonica, mentre ora sono per strada (con tutti i rischi del caso: atti vandalici, manomissioni, incidenti, eventi naturali, eccetera).

A questo punto spero sia un po’ più chiaro non solo come comportarsi con i sistemi di misura, ma anche quale sia il quadro in cui si muovono certi manager rampanti, che poi si portano a casa stipendi, liquidazioni e pensioni milionarie per aver avuto una brillante idea come quella di prendere in giro un’intera nazione, dicendole di star implementando una fibra che, in effetti, fibra non è se non fino agli armadi in strada.

Se ripenso alla gigantesca operazione Socrate (roba, ormai, di trent’anni fa, ma quel cavo dentro casa ce l’ho ancora e sta lì, morto), mi verrebbe voglia – solo con la fantasia – di macchiarmi di reati molto gravi. Ma chi nasce tondo non muore quadro, dice il proverbio: non ne sono mai stato capace e difficilmente lo diventerei ora, avendo varcato la soglia dei 57.

Marco Valerio Principato

(Post in formato PDF)


1 Per maggiori informazioni su questo che, personalmente, ritengo uno dei migliori prodotti per l’accesso alla connettività, cfr. https://it.avm.de/prodotti/fritzbox/fritzbox-7490/

2 Sigla di Digital Subscriber Line Access Multiplexer, cioè Multiplatore di Accesso per Abbonati a Linee Digitali. In breve, una specie di “ciabatta” che distribuisce le connessioni, a cui fanno capo tutti i modem/router degli abbonati, tramite la rete in rame. Quest’ultima, prima doveva coprire la distanza tra le case e la centrale in quanto i DSLAM erano concentrati in quei locali, mentre oggi si limita a coprire quella tra le case e il più vicino armadio in strada, quegli armadi grigi con sopra un dispositivo aggiunto, dotato di un tettuccio rosso e, solitamente, con un adesivo recante la scritta “Fibra ottica”.

3 Per chi non sapesse, è un’operazione tecnica di rete con cui si controlla che un determinato computer, altrove dislocato, risponda e, con l’occasione, quanto tempo trascorre dalla sollecitazione alla risposta.

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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