Gruppo Poste Italiane? Macché, Banca Poste Italiane

Più di qualcuno si sarà chiesto qual’è il core business attuale del Gruppo Poste Italiane. Per molti, ancora si pensa alle PP.TT., che stava per Poste e Telecomunicazioni e, prima ancora, per Poste e Telegrafi, ma non è più così: oggi sarebbe più corretto definire il gruppo come Banca Poste Italiane, piuttosto che come Poste.

Leggendo la sua storia, riassunta su Wikipedia, si potrebbe pensare che i servizi postali facciano ancora parte di rilievo nella sua attività ma non è più così. Non solo: i servizi postali, se potesse, Poste Italiane vorrebbe proprio toglierseli dai piedi, ritenendoli un  oneroso peso, piuttosto che un servizio da svolgere.

L'ufficio PPTT di Roma Marmorata, considerato un "ufficio centrale" (click per ingrandire)

L'ufficio PPTT di Roma Marmorata, considerato un "ufficio centrale" (click per ingrandire)

Me la sento di affermare che non solo è così, ma lo è ancor di più di quanto possa trasparire dalle carte, forse anche oltre quanto ufficialmente dichiarato. La prova? Semplicissimo: basta entrare in un grande ufficio postale come quello di Roma Marmorata, progettato dall’architetto Adalberto Libera. Già approssimandosi all’edificio (vedi foto a destra), la prima cosa che troneggia al centro è la pubblicità di un prodotto finanziario: un mutuo.

Entrando, e avendo necessità di spedire una raccomandata, ci si deve dotare dell’apposito tagliandino per “fare la coda”, servito da un sistema di turnazione elettronico, tutto cablato in rete Ethernet. La macchina emette tagliandi di tre tipi, ottenibili ciascuno con il proprio pulsante:

  • Uno con un numero tipo Pxxx, dove la P sta per servizi postali
  • Uno con un numero di tipo Axxx, dove la A sta per servizi finanziari
  • Uno con un numero di tipo Exxx, dove la E sta per riservato ai titolari Postamat

Tra i servizi postali sono elencati lettere, pacchi, raccomandate e simili. Quelli finanziari si occupano di conti correnti postali (ormai compatibili e intercambiabili con i normali C/C bancari, con tanto di IBAN), di Postamat (ormai inserito e compatibile con i Bancomat), di mutui, finanziamenti, carte PostePay e prodotti assicurativi. Gli sportelli riservati ai titolari Postamat (che significa anche titolari di un C/C postale) vorrebbero essere una sorta di corsia preferenziale: il titolare di conto, a quello sportello può chiedere qualsiasi servizio.

Nello specifico caso dell’ufficio di via Marmorata vi sono all’interno 18 sportelli. Di questi, 6 sono indicati come dedicati a servizi postali: hanno il simbolo di una busta per corrispondenza e sono etichettati “sportello amico”. Gli altri 12 sono etichettati con il simbolo dell’euro (€) e sono definiti “servizi finanziari”. Uno o due di questi svolgono le funzioni di sportello dedicato ai titolari Postamat.

Già da questo si capisce che Gruppo Poste Italiane privilegia in un rapporto di 2/3 i servizi finanziari e relega quelli postali a 1/3 dell’attività. Ma non basta: c’è un ulteriore atto di largo privilegio che il gruppo concede ai servizi finanziari a discapito di quelli postali e, se non ci si fa caso, non è per nulla evidente.

Per accorgersene occorre avere la “fortuna” di trovarsi in coda per i servizi postali e avere avanti a sé almeno una quindicina di persone. Nell’attesa, si sarà costretti a guardare il display (a Roma Marmorata ce ne sono due, uno a destra e uno a sinistra della sala perché di grandi dimensioni, che ripetono le medesime segnalazioni) e controllare l’avanzamento del proprio numero Pxxx.

In teoria, tutti i 6 sportelli del gruppo “servizi postali” – che spesso sono 4 o anche meno perché guarda caso mancano sempre uno o due impiegati nel gruppo di sportelli – dovrebbero far avanzare esclusivamente numeri di persone in coda del tipo Pxxx.

Invece no, neanche per idea: ogni due o tre numeri Pxxx, gli sportelli “postali” subiscono una metamorfosi, perché chiamano anche numeri Axxx: le persone – giustamente – si avvicinano, occupano lo sportello, magari debbono aprire un nuovo conto corrente che, con tutte le formalità che richiede, fanno attendere il turno a chi magari deve solo inviare una raccomandata o un pacchetto, per decine e decine di minuti.

Questo è accaduto a me personalmente, dunque non parlo “per sentito dire”. Avevo davanti, nell’occasione che mi ha spinto a scrivere questo post, 12 persone. In realtà ne ho avute davanti 16, perché gli sportelli hanno servito anche 4 clienti dei servizi finanziari.

Chi mi segue avrà anche letto del vergognoso e sfacciato aumento del prezzo annuale delle caselle postali, triplicato per offrire sostanzialmente lo stesso servizio dell’anno precedente. Un aumento da cui si evince che l’ufficio postale Roma 47, in cui sono titolare di casella, vuole ricavare dalle 104 caselle che ha la bellezza di oltre undicimila euro l’anno. Possibile?

Il rack di caselle postali dell'ufficio postale Roma 47 (credit: Google Street View - click per ingrandire)

Il rack di caselle postali dell'ufficio postale Roma 47 (credit: Google Street View - click per ingrandire)

Certo che è possibile. Come si può osservare dalla foto di lato (grazie a Google Street View), l’ufficio dispone di 81 caselle piccole (€ 8100,00), 16 caselle medie (€ 2400,00) e 5 caselle grandi (€ 1000,00) dalle quali quest’anno vuol ricavare un totale di € 11500,oo cioè undicimilacinquecento euro, il tutto senza alzare un dito e, anzi, risparmiando sul percorso della corrispondenza, che si accorcia terminando nell’ufficio postale anziché dover essere affidata al portalettere.

Chiaro, a questo punto, che i servizi postali, per Banca Gruppo Poste Italiane sono esclusivamente un peso, per di più ritenuto assolutamente tanto oneroso quanto poco produttivo. L’aumento vergognoso delle caselle, sommato al subdolo privilegio recato in sportello al segmento finanziario sottraendolo da quello postale, sommati ai già tanti disservizi che la gente ben conosce, non lascia certo presagire un futuro roseo, specie nella prospettiva in cui l’attuale partecipazione statale al gruppo, con il 65 per cento di proprietà afferente al MEF, possa trasformarsi in un un gruppo del tutto privato.

Nessuno interviene su questa vergognosa realtà? Saremo costretti a tornare al piccione viaggiatore, che forse funzionerà meglio in cambio di un pò di mangime?

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