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Nuovi controlli privacy su Facebook? Ancora non ci siamo

S’era appena detto che Facebook avrebbe messo le mani sulla privacy, nel tentativo di migliorare una situazione di costante tensione latente tra il portale e l’utenza più attenta a quel tema. Persino il Sole 24 Ore ha pubblicato un pacato e tranquillo articolo – proprio da tipico quotidiano scritto – in cui spiega alcune delle novità, ma arriva troppo tardi: chi ha già avuto accesso alle nuove impostazioni ha rilevato che non solo non va meglio ma, anzi, va peggio di prima.

Privacy su Facebook: è sempre una castagna bollente, ogni volta che si tocca
Privacy su Facebook: è sempre una castagna bollente, ogni volta che si tocca

C’è infatti Dan Tynan su ITWorld che ha qualcosa da contestare, e non si tratta di un’inezia: forse potrebbe essere un bug, fatto sta che se le cose restano come sono, i tag sulle foto sono ancora più insidiosi di prima, vediamo perché.

Secondo Tynan il fatto di poter taggare le foto di chiunque con il proprio nome anche se in realtà l’individuo corrispondente al proprio nome non compare in alcun punto della foto già parte come fatto poco tranquillizzante: lascia l’onere all’individuo stesso di sorvegliare attentamente l’attività di avviso e di procedere all’eventuale rimozione. Un’opinione personale, ma di certo è una dinamica dove manca un sostanziale rispetto preventivo per la privacy.

La cosa insidiosa, secondo Tynan, è che con i nuovi controlli sulla privacy – che personalmente ancora non ho potuto esaminare – diviene più difficile non solo sapere di essere stati taggati, ma addirittura lo si potrebbe essere senza saperlo, senza essere avvisati e quel che è peggio senza poter intervenire.

Tynan infatti spiega che con i nuovi controlli è possibile far sì che una foto, dopo essere stata etichettata (parola che sostituisce correttamente “taggata” in lingua italiana) con il proprio nome, rechi con sé delle impostazioni sulla privacy tali che il soggetto etichettato non possa più né vedere la foto né, men che meno, intervenire sulle etichette “appiccicate” su di essa.

Il blogger si sgola a sottolineare che deve essersi trattato di un errore, che si rifiuta di credere Facebook possa aver fatto questo intenzionalmente. E il tono serio con cui scrive, ben diverso da quello che impiega sul suo blog personale eSarcasm, fa comprendere quanto la constatazione lo abbia lasciato perplesso.

Francamente e in reale sincerità: se così fosse e Facebook non dovesse intervenire, lascia molto perplesso anche me. Poniamo qualcuno mi voglia fare un “dispetto”: è semplice. Basta conoscere una donna presente su Facebook che sia conoscenza comune tra chi mi vuol fare il dispetto e la compagna della mia vita. Una bella etichetta attaccata a una foto diciamo “osé”, magari anche falsa, via i permessi per me di accedere a quella foto e togliere l’etichetta, una chiacchiera messa in giro et voilà: la pulce nell’orecchio è inserita e il danno può essere incalcolabile.

Mi auguro che Facebook intervenga al più presto in tal senso, ovvero dimostri come evitare circostanze del genere, davvero ad elevato rischio di impatto sulla propria tranquillità.

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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