Poste Italiane non vuole proprio consegnarle, 'ste raccomandate

<p>Un altro biglietto di mancata consegna, lasciato da Poste Italiane (click per ingrandire)</p>

Un altro biglietto di mancata consegna, lasciato da Poste Italiane (click per ingrandire)

E ci risiamo. Ribadisco il concetto: ma un cristiano normalissimo, alle ore 9:58 del mattino, dove sta? Al lavoro, no? Ci vuole molto a capirlo? Benissimo. Ma non sembra che per Poste Italiane sia così facile da capire.

Come avevo già abbaiato detto la volta scorsa, non solo la consegna avviene sistematicamente di mattina, quando è certo che non ci sia nessuno, ma se pure uno volesse andarsela proprio a ritirare, deve farlo in pieno orario d’ufficio: ovvio, e che pretendi, che quelli di Poste Italiane stiano a tua disposizione in orari diversi?

Macché. Orario per il ritiro: 8.30 – 14.00 dei giorni feriali, 8.30-13.00 del sabato. Già, perché io il sabato debbo rinunciare ad andarmene a zonzo per i comodi di Poste Italiane. E se non mi spiccio, ci sono pure le minacce di 52 centesimi di “permanenza”.

Ah, e se per purissimo caso passo per casa alle 12, me ne accorgo e dico: “Bè, prima di salire a casa ci faccio un salto”, manco per idea, perché il ritiro si può fare dalle 10:30 del giorno dopo!

Sarebbe quasi il caso che i mittenti, chiunque siano, comincino a chiedere rimborsi in massa a Poste Italiane per inadempienza contrattuale, visto che il servizio prevede la consegna e viene pagato in anticipo.

Sulla destra, la prova di ciò che affermo: il bigliettino infilato nella cassetta della posta.

Risultato? Come il post precedente: tritatela, fatene quel che volete, ma non mi aspettate!

UPDATE:

Mi sbaglio, forse un tentativo lo stavano facendo. Ma non si può dire “Eureka“, perché quei messaggi sono dello scorso anno. Evidentemente è finito tutto nel dimenticatoio, almeno in parte degli uffici postali.

DOPPIO UPDATE

Eureka, Eureka! No, non hanno capito che sbagliano: l’esultazione è per me! Siccome parto dal presupposto di essere io il ritardato mentale, ci ho messo un po’ di tempo ma alla fine ho trovato la ragione di questi disservizi.

Si chiama DimmiQuando. Un servizio annunciato tra i comunicati stampa a giugno scorso, senza dare i dettagli più importanti: i prezzi. Quando il servizio è comparso sul sito di Poste, ecco sparata la verità sui prezzi (ho fatto uno snapshot perché non si sa mai, i prezzi potrebbero sparire dal sito):

I prezzi del servizio, fotografati sul sito di Poste Italiane

I prezzi del servizio, fotografati sul sito di Poste Italiane

Dunque, per consegnarmi le raccomandate in un orario solo più logico rispetto a quello artatamente scelto per fallire, Poste Italiane chiede come minimo 12 euro l’anno.

Avevo dunque ragione: l’orario di consegna è scelto in modo scientifico. Così la gente si stufa e fa ricorso al DimmiQuando, scucendo altri soldi per un servizio di per sé già scadente.

Solo in Italia succedono certe cose. Penso che d’ora in poi smetterò di scrivere il nome di questo paese scassato, dove regna la più assoluta delle anarchie spacciata per democrazia, con l’iniziale maiuscola. Non lo merita.

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