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AdBlock: volete la guerra? E guerra sia

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19 aprile 2016 - 10:00 | Commenti 2 | Link breve

È iniziata una guerra sorda tra media che vogliono bloccare AdBlock e internauti che non vogliono cedere sull’impiego dei propri mezzi di comunicazione. Preparatevi: non ci saranno vincitori.


Immagine 1: Il banner di Forbes, che si interpone tra chi usa AdBlock e la fruizione del sito.
Immagine 1: Il banner di Forbes, che si interpone tra chi usa AdBlock e la fruizione del sito.

Vi sarete accorti tutti che impiegare AdBlock, l’ormai celebre estensione per browser grazie alla quale non si vede pubblicità sulle pagine Web che visitiamo, è diventato arduo: più di qualche sito attua strategie per rilevare l’eventuale adozione di quel plugin e, in caso affermativo, viene negato l’accesso alle pagine.

Giusto? Ingiusto? Una violenza? Una legittima difesa? Un sopruso? Nessuna risposta è corretta, nessuna è sbagliata: fatto sta che, così come i siti hanno iniziato a “difendersi”, così gli internauti – per mano di altri sviluppatori – hanno a propria volta iniziato a difendersi e a “impedire” di rilevare se stiano o meno impiegando sistemi di blocco della pubblicità.

È il technium1 che è in mutamento, generato dai cambiamenti voluti da noi stessi, baby.

Fa sorridere vedere i cartelli, come li chiamava la buonanima di mia madre, che siti come Forbes2 affiggono sul video di chi tenta di navigare sul loro sito con AdBlock attivo (vedi immagine 1 in testa).

Immagine 2: Il sito di Zeus News (www.zeusnews.it), che rileva la presenza di AdBlock attraverso l'adesione all'iniziativa «BlockAdBlock».

Immagine 2: Il sito di Zeus News (www.zeusnews.it), che rileva la presenza di AdBlock attraverso l’adesione all’iniziativa «BlockAdBlock».

Fa sorridere che anche realtà locali abbiano aderito (vedi immagine 2) ad iniziative come BlockAdBlock, il cui sito dimostra subito di essere esso stesso capace di bloccare AdBlock (vedi immagine 3 e immagine 4)3.

Immagine 3: L'apertura del sito di BlockAdBlock al suo esordio, nonostante la presenza di AdBlock nel browser.

Immagine 3: L’apertura del sito di BlockAdBlock al suo esordio, nonostante la presenza di AdBlock nel browser.

Fa sorridere perché basta già passare da AdBlock o AdBlock Plus a Ublock Origin (un po’ di Google e lo trovate), e i due siti prima esemplificati si lasciano leggere tranquillamente, senza pubblicità e con due piedi in una scarpa, come si dice a Roma.

Immagine 4: Dopo qualche istante il sito di BlockAdBlock, in un browser munito dell'estensione, dimostra di essere capace di intercettarla.

Immagine 4: Dopo qualche istante il sito di BlockAdBlock, in un browser munito dell’estensione, dimostra di essere capace di intercettarla.

Cosa c’è che non va? Diverse cose.

Per esempio, Forbes dice (trad. e corsivo miei, vedi sempre immagine 1 in testa):

Abbiamo notato che hai ancora un Ad Blocker abilitato. Disabilitandolo o inserendo forbes.com in WhiteList, puoi continuare sul nostro sito e usufruire dell’esperienza Forbes ad-light.

Immagine 5: La spiegazione di Forbes circa la propria «offerta» di una «ad-light experience».

Immagine 5: La spiegazione di Forbes circa la propria «offerta» di una «ad-light experience».

Quindi, se Forbes ora promette una “esperienza Forbes ad-light” (ad-light significa letteralmente “pubblicità lieve, soffice”, non invasiva, insomma: lo spiega in un’apposita pagina, vedi immagine 5) vuol dire che prima non la permetteva; vuol dire che prima l’esperienza era pesante, tracciante, invadente.

La medesima solfa viene raccontata da Zeus News: «[…] prestiamo particolare attenzione affinché la pubblicità che inseriamo non sia particolarmente invasiva». Allora prima lo era, o almeno non era così discreta come adesso.

Immagine 6: Il punto della mia tesi di laurea in cui inizio a parlare della pubblicità nei termini di cui a questo post.

Immagine 6: Il punto della mia tesi di laurea in cui inizio a parlare della pubblicità nei termini di cui a questo post.

Come ho già avuto modo di dire (persino nella mia tesi di laurea, vedi immagine 6), la pubblicità non è il diavolo: anch’essa è, almeno potenzialmente, portatrice di informazione e, dunque, di possibile conoscenza. Il problema non è la pubblicità. Il problema sono gli umani.

Gli umani, già. Che finora se ne sono approfittati e hanno spremuto fino all’osso tutti gli strumenti possibili, leciti e illeciti, per stillare dalla pubblicità ogni centesimo, legale e illegale.

Hanno letteralmente imbottito – chi più, chi meno – i propri siti di banner autoespandenti, con audio che si attiva e si riattiva da solo, pop-up, pop-under, slide-in, doppi sfondi, player multimediali appositamente progettati per mostrare filmati solo se è stata precedentemente visualizzata la pubblicità4, pop-in privi di possibilità di essere chiusi, badge sovrapposti con “obbligo di mi piace” su Facebook e altre smancerie simili.

Cosa pensavate che accadesse? Che nessuno reagisse? Poveri illusi. Non avete capito cos’è Internet e come funziona.

Non avete compreso che “impuntarsi” – parlo per esempio di Forbes – oggi significa semplicemente che il tuo potenziale lettore meno evoluto ti dice ciaóne5 e se ne va a leggere la stessa notizia altrove (lo aiuta molto facilmente Google News, solo per dirne una), mentre quello meno troglodita, per il semplice gusto di superare l’ostacolo, gira la Rete e trova il sistema di fregarti.

“Fregarti” non significa leggere a sbafo, non tenendo conto delle tue esigenze di editore. Significa semplicemente che il lettore non ti crede più, quando dici che proporrai un’esperienza ad-light.

Perché lo hai a tua volta fregato più volte, piazzandogli alle calcagna dei segugi digitali, che lo hanno inseguito a destra e a manca, propinandogli annunci “a tema”, profilandolo, schedandolo e misurandone tutto, dagli interessi alle tendenze, braccandolo ad ogni suo passo in Rete. Lo hai spolpato fino all’osso e oggi, giustamente, non ti crede più.

E allora è inutile che ti scaldi e cerchi di fargli credere che adesso sei diventato “bravo” e lo tratti con discrezione e diplomazia: non ti crede più. È la favola di al lupo, al lupo, sempre valida.

Adesso non ti puoi risentire se quel lettore trova il modo di intercettare i tuoi annunci e bloccarli, se utilizza (anche) Ghostery e intercetta tutti gli script traccianti, se blocca – o almeno cerca di farlo – tutti i tuoi tentativi, vecchi e nuovi, di spremerlo come un limone, schedarlo, profilarlo e inquadrarlo.

Adesso è tardi. Voi, media di pochi scrupoli, finora non avete avuto alcuna remora. Non è dunque giustificato né giustificabile adirarsi se le remore, adesso, sono i lettori a farsele. Siete voi che avete “rovinato” lo “strumento pubblicità” così com’era, inquinandolo con un carico di significati che non aveva mai pensato di avere e dandogli degli incarichi molto, molto oltre le righe.

Dovrete cercare altrove il mangime di cui sfamarvi per restare in vita. Inutile insistere: la tecnologia non è a senso unico, si concede a tutti, a voi come ai lettori.

È solo un problema di piccole differenze temporali, ma la globalizzazione vi impedisce e vi impedirà sempre più di “riservarvi” l’esclusiva su una certa tecnologia. Anche questo l’avete voluto voi, l’abbiamo voluto noi, siamo tutti corresponsabili.

Perciò vi toccherà pensare un modello di business diverso, sia che esso si palesi sotto forma di Paywall, sia sotto forma di singolo pezzo a pagamento, fate voi.

Ma non si può pretendere di presentarsi con una veste pubblica e poi reclamare diritti di proprietà privata, entro cui far valere le “proprie leggi”: non è così che funziona.

Marco Valerio Principato

(Post in formato PDF)


1 Il termine Technium è stato diffuso da Kevin Kelly, che nel suo libro Quello che vuole la tecnologia, ed. Codice, Torino 2011, lo impiega per spiegare le linee evolutive del rapporto tra conoscenza e modificazioni della tecnologia.

2 Forbes (www.forbes.com), per chi non lo conoscesse, è il sito di una «rivista statunitense di economia e finanza fondata nel 1917 da Bertie Charles Forbes, noto come B. C. Forbes (1880-1954)» (fonte: Wikipedia, Forbes, in https://it.wikipedia.org/wiki/Forbes).

3 L”iniziativa, il cui sito è http://blockadblock.com/, vuole raccogliere il dissenso dei media interessati fornendo gli strumenti tecnici necessari per mettere in atto la difesa, consistente nell’impedire l’accesso al proprio sito in presenza dell’estensione AdBlock. Il valore aggiunto portato consiste nel rendere l’operazione facile anche per chi non ha esperienza di programmazione Web e mira, molto probabilmente, a creare per la retrostante organizzazione un “portafoglio” di utenti in grado di costituire, in futuro, una base di clienti potenzialmente convertibili in clienti paganti.

4 Lo feci notare persino a proposito del sito TzeTze, gestito da Casaleggio Associati, quando AdBlock non era ancora diffuso così tanto come oggi. Vedi mio post intitolato Beppe Grillo e gli annunci su TzeTze, del 29 novembre 2014, su questo stesso blog, in http://nibble.it/?p=11787.

5 Espressione impiegata sostanzialmente dai parlanti dell’area giovanile (ma rapidamente adottata anche da larghe fasce d’età più matura per l’efficacia della sottile metafora) che consiste in un “grande ciao”, un ciaONE, appunto, metaforizzabile in molti modi, il più comune dei quali è l’associarla a una fotografia ritoccata ove compare il ciclomotore “Ciao” della Piaggio, prodotto negli anni ’60 del ‘900, ritratto in proporzioni enormi, guidato da un omino minuscolo e con la scritta laterale modificata in “ciaone”, nel tipico font utilizzato all’epoca dalla Piaggio.

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Marco Valerio Principato (1282 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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(UPDATE in fondo) AdBlock è uno dei plugin per Firefox (e altri) più odiati: sopprime le pubblicità....


In questo post ho parlato di: , , ,


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COMMENTI (locali)

2 commenti (locali) »

  • Alessio ha scritto:

    L’avidità umana sta rovinando cose ben più importanti dell’arte della pubblicità.
    Ciò non toglie che la grandezza di un popolo si vede nelle ppiccole cose…

  • IdioTincrasie ha scritto:

    L’avidità umana ha rovinato l’arte della pubblicità, trasformandoci da bimbi felici di fronte alle meraviglie di Carosello, a militanti in trincea pronti a difenderci con ogni mezzo dalle insidie petulanti e dai soprusi della propaganda commerciale in rete. Peccato.

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