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Assange: «Google è cresciuto grosso e cattivo»

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25 ottobre 2014 - 15:30 | Commenti 0 | Link breve

Stavolta è Assange a lanciare l’allarme. Il giovanotto ha capito che Google, così com’è diventato (pur non essendo il solo) è un autentico pericolo pubblico.


La vita moderna...
La vita moderna…

Senza nulla togliere ad Assange, per carità. Però non ci voleva lui per dirmi «Google is steadily becoming the Internet for many people», cioè “Google sta stabilmente diventando sinonimo di Internet per molte persone”. Lui lo dice oggi, io lo dicevo un anno e mezzo fa.

La vita moderna...

La vita moderna…

E la situazione non è migliorata. Se mai è peggiorata. Perché la gente continua ad avere Google come pagina iniziale del proprio browser. Continua a usare Chrome, invece di servirsi di browser meno “compromessi”. Continua a digitare o incollare URL direttamente nella casella di ricerca anziché nella barra indirizzi del browser. Continua a usare WhatsApp, nonostante sia evidente che esso sia l’ultimo sistema da impiegare per chattare, atteso, poi, che non è l’unico. Ma siccome “ce l’hanno tutti”, siccome “lo usano tutti”, allora tutte le pecore continuano a usarlo. E se proponi di usare qualcos’altro, ti guardano storto come un marziano o un complottista.

Ciò che più ci sta rimettendo è la conoscenza. Oggi si fa sempre più affidamento su “quel che dice la Rete”, su “quel che si trova in Rete”. Si impara ciò che “dice la Rete”, su quel che “dice la Rete” si fanno assiomi, si costruiscono modelli sociali, si decide cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Peccato che “quel che dice la Rete”, per quelle stesse persone di cui parla Assange, che sono le masse, significa quel che dice Google. Quindi abbiamo un modello di acquisizione di conoscenza che non è libero: è filtrato, forgiato e modellato da Google. Il quale, non contento di farlo sui computer, ha dalla sua Android, il sistema operativo mobile utilizzato su oltre il 70 per cento della popolazione mobile.

Ma che razza di futuro ci può attendere, con un simile modello di acquisizione di conoscenza? Quello di diventare tanti automi, plasmati e modellati da Google (che già ha invaso gli smartphone con quella cloaca di Android, poi ne ha estratto un cavallo di Troia quale è Google Now, e adesso ci mette pure il carico da undici con Inbox)?

Possibile che nessuno se ne voglia rendere conto?  «If the future of the Internet is to be Google, that should be of serious concern to people all over the world», ossia “Se il futuro di Internet deve coincidere con Google, ciò dev’essere una seria preoccupazione per le persone di tutto il mondo”. Questo stavolta lo ha detto Assange, non io.

Lo sottoscrivo in pieno. Il guaio è che, se nessuno si fila Assange, figurati chi si fila me.

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Marco Valerio Principato (1279 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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