Idee e pensieri

Come e quando usare Tre Italia

Chi mi conosce sa bene cosa penso su come oggi bisogna scegliere il proprio operatore mobile: usando la tecnica delle donnine di facili costumi, ossia andare da chi ti da di più con meno spesa (la stessa tecnica di marketing che loro stessi adottano per “vendersi”, d’altro canto). Grazie alla portabilità dei numeri di rete mobile, strumento che finalmente funziona (dal punto di vista burocratico: tecnicamente ha sempre funzionato) in modo quasi decente, cambiare non è un problema.

Essendo da qualche mese uscite delle tariffe abbastanza vantaggiose con Tre Italia (le All-In), avevo deciso di provare, dopo abbastanza tempo, a utilizzare nuovamente questo operatore. Detto, fatto: portabilità di entrambi i numeri di cui dispongo, uno impiegato prima dal BlackBerry Bold 9000 e ora dallo Z10, l’altro impiegato dal Samsung Galaxy S3.

Tenendo presente che la “sensibilità” radio dei BlackBerry è di buon livello mentre i Samsung, sotto quel profilo, sono un po’ più “sordi”, ecco i risultati.

In città – parlo di Roma – il servizio è accettabile: la copertura è abbastanza puntuale e non ci sono quasi mai “buchi”. Dove accade, si va ancora in roaming su TIM (in modalità GSM) e questo comporta il mantenimento del servizio voce e SMS ma la perdita della connettività (a meno di non pagare a parte). Il BlackBerry Bold 9000, a Roma, non è quasi mai andato in roaming, lo Z10 neppure, mentre l’S3 qualche volta ci è andato, ma è sopportabile: molto raro.

Roaming in piena città
Roaming in piena città

Non altrettanto posso dire per le zone che più spesso frequento nel weekend (Anzio e dintorni): entro il paese il segnale è discreto, ma appena ci si allontana – anche solo di qualche chilometro – il segnale di Tre Italia diventa un caro ricordo: BlackBerry in roaming pressoché fisso su TIM e Galaxy S3, in certi casi, addirittura su… “ricerca rete” e “attacco” su TIM non appena lo si estrae dalla tasca.

Per di più, ho avuto un’esperienza strana: a fine aprile l’S3 ha iniziato a funzionare solo su TIM, anche laddove c’era segnale più che sufficiente (lo rilevavo dallo Z10, che invece scriveva tranquillamente “3 ITA”). Ho provato a forzare la modalità 3G, con il risultato di ottenere l’avviso “Solo emergenza”. Strano… la rete Tre Italia mi “rifiutava” pur lasciandomi però autenticare via TIM.

Intervento di Tre Italia
Intervento di Tre Italia

L’ho segnalato su Twitter, ovviamente. Tre Italia ha risposto chiedendo dettagli con un tweet personale, cosa che ho ovviamente fatto e a cui ha fatto seguito una promessa di intervento.

Seguito dell'intervento
Seguito dell’intervento

Dopo l’intera giornata, ho sollecitato: a cosa serve avere Tre Italia se si va solo in roaming su TIM?

Finalmente, dopo tre giorni di “buio” in roaming (anche a Roma ci andava), il servizio è stato ripristinato. Ho twittato, ovviamente, per informarli, visto che paiono essere abbastanza “presenti” su Twitter (un po’ come Infostrada, che è “presente” su Facebook).

Risposta al SocialCare
Risposta al SocialCare

Nel farlo ho anche precisato che la copertura – ancora oggi, nel 2013 – è alquanto scarsa.

Il giorno dopo (non guardate il “28 aprile” sugli screenshot, non coincide con la data dei tweet) l’operatore twitta «Ciao, il pool ci comunica: “da verifiche ci risulta che il cliente sia regolarmente sotto rete 3”. Puoi fornirci l’indirizzo ove riscontri il problema? O verifica con un altro terminale se l’anomalia segue o meno (non dovrebbe)». Ovviamente gli ho risposto…

Il cliente è sotto rete Tre... dice.
Il cliente è sotto rete Tre… dice.

Quella ricevuta dal “pool”, come lo chiamano, è la tipica risposta da cavolo, della serie “il cliente è un rompipalle” (o è comunque linguisticamente mal formulata). Tuttavia, sullo smartphone è poi arrivato un sondaggio automatico di quelli botta-e-risposta con voce preregistrata a menù, volto a ottenere una descrizione più puntuale del problema, ulteriori dettagli sul fenomeno riscontrato e una “votazione” (da 1 a 5) per le risposte ai quesiti valutativi posti.

Gliel’ho anche fatto, così ora hanno dati certi, ma è chiara una cosa: ancora oggi, Tre Italia non è l’operatore mobile che fa per me. Per quanto concerne il BlackBerry, ho voluto provare a fare una portabilità online su Vodafone, usando l’offerta Tutti 250+250 Limited Edition: per essere di Vodafone ha un costo abbastanza contenuto, visto che è un’offerta. Certo, a prezzo pieno non l’avrei mai sottoscritta, ma scontata – in considerazione del fatto che Vodafone ha la miglior copertura di tutti – si poteva fare. Del resto, come da politica di cui in apertura, potrò sempre cambiare di nuovo. La nuova scheda microSIM di Vodafone dovrebbe arrivarmi giovedì prossimo.

Mentre per il BlackBerry non ho avuto esitazioni in quanto su di esso non mi interessa il VoIP, sul Samsung non potrò farlo: lì il VoIP lo uso, dunque sono esclusi sia Vodafone che TIM. Probabilmente con quello tornerò a Wind, che è il “meno peggio” e, soprattutto, non blocca il VoIP. La soluzione potrebbe essere la All Inclusive.

Di qui, deriviamo l’esperienza, aggiornata a “oggi”, storicamente parlando:

  1. Tre Italia si può usare in voce e dati se si vive solo ed esclusivamente in centri urbani, senza mai allontanarsi; oppure, se la parte dati non interessa e si impiegano solo i servizi voce e SMS. In entrambi i casi bisogna essere disposti, comunque, ad accettare una copertura non molto puntuale e rapidamente in degrado con rischio (o certezza) di roaming TIM appena ci si allontana dai centri urbani.
  2. Wind si può usare già meglio in voce e dati, fermo restando che in diverse zone periferiche passa spesso in modalità EDGE (2,5G) ma, almeno, “regge” di più, la copertura è decisamente più puntuale e soprattutto senza roaming.
  3. TIM ha ovviamente una buona copertura ma c’è il grosso problema della faciloneria con cui sottrae alla clientela il consenso a trattamenti estesi dei dati personali, questione che ho già descritto in passato; inoltre, ormai ha imparato: anch’essa vieta l’utilizzo (oltre che del P2P, e lo trovo abbastanza prevedibile) del VoIP.
  4. Vodafone ha la migliore copertura ma è anche la più cara di tutte ed ha una montagna di clausole. Ogni opzione è a pagamento, qualunque cosa vuoi in più se la fa pagare a parte.

Tra l’altro, visto il tweet di Neelie Kroes(1) di qualche giorno fa (scusate lo script tracciante, ma l’inclusione dei Tweet lo inserisce), c’è da aspettarsi che almeno TIM e Vodafone introducano presto delle severe limitazioni a servizi di Instant Messaging come WhatsApp e Viber, sono pronto a scommetterci.

Facciamo ridere, ragazzi. Altro che “4G solo all’interno della cinta del G.R.A. di Roma e nel centro urbano di Milano”, come dice Tre Italia… Forse davvero sarebbe meglio se se la comprasse TIM, chissà.


(1) Per chi non ha studiato marketing: il “cash cow” è uno dei quattro elementi della cosiddetta matrice BCG, concepita negli anni ’70 del ‘900 dal Boston Consulting Group al fine di classificare le Aree Strategiche d’Affari (ASA, o in inglese Strategic Business Unit, SBU) nelle attività d’impresa, ancor oggi abbastanza valida (su Wikipedia c’è il grafico che la illustra). In tale matrice si hanno dei rapporti tra crescita e quota di mercato: ciascuna delle due è suddivisa in altabassa. A crescita bassa e quota bassa corrisponde il Dog (cane): la cosa peggiore. L’opposto, a crescita alta e quota alta, prevede la Star (stella): la situazione migliore. Nelle diagonali opposte si hanno: a crescita alta e quota bassa il Question Mark (punto interrogativo): di solito sono le nuove ASA a collocarsi inizialmente qui. Dall’altro lato della diagonale c’è il Cash Cow, espressione idiomatica che sta per “Mucca da cassa” (cioè da mungere): è infatti il lato a crescita bassa e quota di mercato alta. Esattamente il settore in cui sono collocati gli SMS: sono stati, finora, un mercato non in crescita ma comunque latore di grossi margini (gli SMS hanno, per gli operatori, costo prossimo allo zero: tutto margine, o quasi). Ora però WhatsApp e simili stanno scalzando gli SMS dall’area Cash Cow e, probabilmente, presto si sposteranno… nell’area Dog (crescita bassa e quota bassa). Questo intendeva dire Neelie Kroes nel tweet, affermando che “Il Cash Cow sta morendo. È ora di svegliarsi e sentire il profumo di caffè ai dati”, metafora usata per sollecitare il cambiamento di paradigma che gli operatori devono affrontare. (Torna su).

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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