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Gli Avatar scientifici

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5 dicembre 2009 - 11:02 | Letture 117 | Commenti 0 | Link breve

Un esempio di come, secondo me, portando alle estreme conseguenze la professionalità, l’ottimizzazione, la commerciabilità, ci si ritrova a mercificare sé stessi. Leggo su Facebook un update di Cali Lewis (riprodotto qui di lato), che dice testualmente: “mi chiedono sempre come ho creato il mio Avatar. Ecco un articolo sulla persona che lo ha creato”. Segue il link, che per chi teme di imbattersi in URL pericolose, inserisco qui senza l’accorciamento di bit.ly (che ora, comunque, fa meno scherzi).

Uno status upate di Cali Lewis su Facebook (click per ingrandire)

Uno status upate di Cali Lewis su Facebook (click per ingrandire)

Il pezzo citato da Cali si intitola: “Portate la vostra strategia sui social media al prossimo passo: assumete un artista di avatar”.

Va bene che l’Avatar, sui social media, è un pò come il marchio per un’azienda: dunque, se ben fatto colpisce e viene ricordato, è efficace e trasmette molti messaggi. Cali e suo marito hanno fatto del pay per post la fonte del loro sostentamento, dunque è normale che cerchino di ricavarne il massimo.

Ciò nonostante, ricorrere a questo per un semplice avatar personale, francamente, mi sembra un tantino eccessivo. Perde di spontaneità, di freschezza e di immediatezza. La blogosfera non è questo, dunque quell’update potrebbe interessare giusto chi si trova nello stesso scenario, ma direi che chi blogga per passione non dovrebbe mai ricorrere a ottimizzazioni così spinte.

La blogosfera è un modo per arrivare agli altri direttamente, con i propri pregi e i propri difetti. Se tutto è filtrato, tutto è pianificato, tutto è vagliato e studiato, perde – a mio avviso – alcuni tra i principali connotati che la distinguono da un qualsiasi mezzo di stampa tradizionale.

Medesimo discorso vale per pagine su Facebook che di social hanno ben poco: qualcuno ha dato un’occhiata alla pagina Vodafone IT Zero Limits (no, non la linko, il link è un bene che concedo a chi lo merita: arrivateci dalla ricerca su Facebook stesso)?

Ditemi voi cosa mi rappresenta se non la mercificazione della rete sociale, portata alle estreme conseguenze. Non si tratta di una semplice eco di qualcosa che Vodafone fa per gli altri, con gli altri, ma di un vomito pubblicitario continuo, sul quale qualcuno dovrebbe spiegarmi che senso ha esserne fan.

Sto invecchiando? Può darsi…

Marco V. Principato (919 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista, studia Scienze della Comunicazione e si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.




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