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Google, mappatura planetaria

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9 settembre 2014 - 16:21 | Commenti 2 | Link breve

Mai come oggi Google sa tutto su tutto di tutti. Ma vuole sapere ancora di più, vuole «riconoscere» ogni singola persona.


Il caldo invito di Google a leggere le notizie facendosi riconoscere...

Il caldo invito di Google a leggere le notizie facendosi riconoscere…

Secondo una stima del novembre 2012 dello stesso Google, in Italia vi sono poco più di 30 milioni di utenti Internet. Nel 2011 la società di indagini di mercato ComScore ha stimato in circa 1 miliardo i visitatori unici mensili totali delle proprietà Google. Da questo conto vanno ovviamente defalcati quei paesi dove Google non è “dominante”: per esempio la Russia (dove domina Yandex) e la Cina (dove domina Baidu).

Siamo nel 2014, anzi, a fine 2014. E Google, non contenta, sul portale Google News adesso fa comparire un caldo invito ad accedere «per trovare le notizie sugli argomenti che ti interessano di più» (vedi immagine in testa).

Che un portale come Google News, almeno in Italia, stia attraversando un periodo di… non eccessiva lucidità mentale è piuttosto evidente: ormai da giorni e giorni si susseguono pagine della sezione “Scienza e Tecnologia” riempite con alcuni articoli centrati, ma altri articoli del tutto fuori tema.

Quale possa essere la ragione non è dato saperlo, ma una cosa è certa: in poco tempo la quantità di siti che cerca di proporsi come fonte di settore a Google News è lievitata a dismisura e adesso anche per il gigante di Mountain View si pone il problema del sovraccarico cognitivo.

L’ipotesi che stavo facendo, sollecitato da questo nuovo, “strano” (si fa per dire) invito sulla Home Page di Google News, è questa: Google potrebbe aver “pensato” che, invece di perdere tempo con la linguistica computazionale e la settorializzazione delle fonti, sarebbe più proficuo costruire un portale di News servendosi solo dei dati ricavati dai profili degli utenti.

Se solo si pensa che oltre la metà dell’attuale traffico Internet italiano è da mobile (25,1 milioni rispetto ai 24 da fisso, secondo stime di Audiweb) e che secondo stime di Kantar il 73,3 per cento dell’attuale utenza mobile è su Android (nota “fognatura” quanto a tutela della privacy, pressoché inesistente), si può ben affermare che Google conosca vita, morte e miracoli del 73,3 per cento di quei 26,1 milioni, ossia 19,15 milioni di utenti Internet italiani.

A questo si aggiunga che anche gli altri 24 milioni di utenti “fissi”, per la stragrande maggioranza fatti di persone che non hanno alcun riguardo per la tutela della propria “intimità” sul Web e non frappongono fra la propria attività e le rilevazioni dei giganti del Web alcun ostacolo, sommati agli altri dati che in parte Google comunque ricava dagli altri sistemi operativi mobili, si può ben dire che il gigante abbia contezza di oltre 40 milioni di utenti attivi in Italia.

Se riesce a convincerli tutti a navigare in “modalità autenticata” – cosa che per impostazione predefinita avviene su Android e per caldissimo invito avviene su Chrome, oggi tra i browser più usati anche in Italia, oltre il 40 per cento a settembre 2013 – si può ben dire che Google stia portando a compimento un’opera di autentica mappatura planetaria.

Una mappatura così estesa e così accurata da far chiedere se il gigante del Web sia ancora un’azienda privata capitalistica o il frutto di un’alchimia dei servizi segreti di tutti gli stati del mondo, trasformisti quanto basta per apparire sotto mentite spoglie e controllare tutto e tutti…

Marco Valerio Principato

(Versione PDF di questo post)

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Marco Valerio Principato (1279 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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COMMENTI (locali)

2 commenti (locali) »

  • Marco V. Principato ha scritto:

    Bisogna non chiudere gli occhi, caro Alessio. Bisogna usare browser più “blindati” (esempio di parziale blindatura), così da evitare almeno parte del problema mentre si usano Facebook, Twitter, Google, giornali, aggregatori di notizie e simili. Bisogna smettere di collaborare passivamente con i social network, per esempio abbandonando WhatsApp e usando altre chat (esempio), perché oggi WhatsApp è la “mano lunga” di Mark Zuckerberg per completare quelle schedature che non riesce ad affinare direttamente su Facebook. E le alternative ci sono, ma le persone sono svogliate e non va loro di cambiare (esempio). Si possono usare “filtri” per impedire a Google di tracciarci, senza alcuna fatica (esempio). Ci vuole solo un po’ di volontà e la voglia di parlarne costruttivamente, senza ignorare persino i rischi legali (esempio), tutto qui…
    Saluti
    MVP

  • Alessio ha scritto:

    Bell’articolo, è inquietante quanto google sia in grado di monitorarci. Il problema è cosa possiamo fare noi utenti?

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