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Informazione online e social network: constatazioni

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7 agosto 2015 - 09:30 | Commenti 0 | Link breve

Vedo sempre più spesso informazioni «di prima mano» provenire dai social network, in particolare Facebook. Non c’è niente di male, ma vorrei invitare a comprendere il meccanismo, così che la scelta sia realmente consapevole.


I social network sono sempre di più il punto di partenza da cui le persone si informano. Vale in particolar modo per Facebook, che nei fatti si ritrova a essere la “fonte di prima mano”, da cui le notizie si diffondono anche sugli altri, incluso Twitter.

Quest’ultimo, che fino a un paio d’anni fa era invece la fonte primaria di “buzz”, dove se si rovistava nella timeline o nelle liste con attenzione, si riusciva spesso a individuare la chicca da cui partire per “fare notizia”, sta invece subendo un’inversione di tendenza.

Una notizia presa da Facebook e inoltrata su Twitter.

Una notizia presa da Facebook e inoltrata su Twitter.

Sempre più spesso vedo post su Twitter come quello riprodotto qui di lato. Si tratta di un articolo del quotidiano La Repubblica condiviso a partire dall’averlo letto su Facebook (vedi freccia nello screenshot: quella parte viene aggiunta all’URL solo quando è inoltrato su Facebook, così che il “motore” del quotidiano sappia che quell’articolo è stato letto a partire da lì) e, successivamente, inviato su Twitter.

Questo giustifica abbondantemente i tentativi che Twitter sta facendo di porsi nuovamente come “fonte primaria”, mediante l’istituzione di una sezione dedicata proprio alle notizie: ha capito di non occupare più, o quasi, quel ruolo.

Tale squilibrio senz’altro viene dalle recenti novità di Facebook in materia: persino grandi quotidiani come il New York Times hanno aderito alla proposta zuckerberghiana e si “concedono” regalando al social network dei contenuti esclusivi, non presenti né nell’edizione stampata né in quella del sito ufficiale.

Io inviterei a riflettere su questo meccanismo. Le bacheche – sia di Facebook, sia di Twitter, sia di altri – non sono sistemi di pubblicazione imparziali. Sul New Blog Times abbiamo parlato spesso – quasi ogni volta che è accaduto – dei cambiamenti ai criteri con cui Facebook mostra i post in bacheca e, per gli altri social, valgono criteri analoghi.

Nessuno può assicurarci che l’ordine, la qualità, la quantità e la tipologia di post che vediamo in bacheca sia realmente quello che più rispecchia la nostra volontà di informarci. Dietro, ricordiamolo, c’è una “macchina” che deve far soldi, deve esporre a contenuti sponsorizzati, deve monetizzare e, per farlo, non impiega soltanto i dati ricavati dal traffico prodotto dagli utenti (Mi piace, Segui, Preferito, commenti, eccetera): usa anche – soprattutto, in certi casi – i criteri di “esposizione” (fatti di scelte, priorità, evidenziazione, precedenza, eccetera), grazie ai quali può modellare l’informazione pubblica, sapendo che essa si forma primariamente da lì. In breve, uno strumento di manipolazione dell’opinione pubblica.

Con questo non voglio generalizzare, etichettando come inaccettabile l’impiego dei social per informarsi, né demonizzare tale scelta in alcun modo. Voglio, invece, sollevare l’attenzione sull’opportunità di mantenere sempre vivo lo spirito critico.

Grazie allo spirito critico si riuscirà quasi sempre a ottenere della vera informazione, portatrice di conoscenza1. Persino dalla pubblicità, come dimostra il caso in cui io stesso mi sono imbattuto e del quale ho parlato.

Il che equivale a dire: mantenete attiva la curiosità, essere autentici navigatori, non accontentarsi mai del pappone predisposto da qualcuno a nostro nome e per nostro conto, cercare fonti alternative, studiarle, esaminarle e soppesarle, ricorrere a qualsiasi mezzo utile per approfondire.

Non per questo, come insegna Ludwig Wittgenstein, si può arrivare alla certezza, almeno non sempre. Da cosa sia formata un’autentica conoscenza è questione ancor oggi oggetto di accesi dibattiti accademici e filosofici.

Però, almeno, proviamo ad approssimarci, tentiamo. Che io sappia, il nostro cervello non ha limiti di spazio di memorizzazione: non ci occorre una nuova microSD card o altri “giga” per acquisire altre informazioni, fa tutto da solo e c’è spazio per tutto, a volontà.

È così che si cresce.

  1. La conoscenza è la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenute attraverso l’esperienza o l’apprendimento (a posteriori), ovvero tramite l’introspezione (a priori). Fonte: Wikipedia.  [Torna al testo]
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Marco Valerio Principato (1279 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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