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«Insomma abbandoni Facebook?»

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25 dicembre 2016 - 20:20 | Commenti 0 | Link breve

Da quando ho azzerato il mio profilo ho ricevuto diverse decine di email con quella domanda, tra l’altro di persone con cui interagisco difficilmente (o mai) su Facebook. Non sono sparito: ci sono sempre.


Il mio personale disappunto, in stile «Mugsy» come adottato dalla pagina Facebook «Il proliferare delle immagini di merda sulle bacheche dei quarantenni». Solo che io ne ho qualcuno in più.
Il mio personale disappunto, in stile «Mugsy» come adottato dalla pagina Facebook «Il proliferare delle immagini di merda sulle bacheche dei quarantenni». Solo che io ne ho qualcuno in più.

È vero: da quando ho esternato su Nel Futuro la mia idea di stare alla larga da Facebook, cosa avvenuta tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2016, non solo ho azzerato il profilo ma ho anche quasi smesso di intervenire, commentare, “mipiaciare”1, insomma interagire. Francamente, dopo il periodo pre-referendum per la riforma costituzionale avevo fatto davvero il pieno.

Ho fatto una piccola eccezione, perché a Natale siam tutti più buoni, dice, no? Infatti, una mia sagace amica ha commentato quel mio post scrivendo: « …Fb (Facebook, ndB) mi ha notificato che hai pubblicato qualcosa dopo molto tempo 😂». Eh sì, perché quando Zuckerberg vede “sparire” un utente dopo otto anni di presenza e gli vede rimuovere l’intero contenuto della propria bacheca, foto, video, “mi piace” a pagine varie e via discorrendo, ne prende nota: è evidente che qualcosa non ha funzionato per quell’utente.

In realtà ciò che non ha funzionato non è solo Facebook: quest’ultimo è responsabile solo parzialmente del mio allontanamento2. La principale responsabilità risiede nella qualità dei post che mi passano davanti, dei quali è una parte davvero infinitesimale quella a mio avviso degna di nota e meritevole di attenzione. E ciò è conseguenza del livello culturale medio dei frequentatori, fatte le debite eccezioni.

Per il resto, come ho scritto il 24 dicembre u.s. sul New Blog Times, circolano troppe idiozie e questo dipende solo dal fatto che esse sono in largo, larghissimo sovrannumero rispetto all’estrema esiguità dei post intelligenti.

L'unica immagine che ho lasciato in bacheca.

L’unica immagine che ho lasciato in bacheca.

Ecco la ragione dell’unica foto in evidenza che ho lasciato in bacheca (riprodotta qui di lato). Che mi pare non lasci dubbi: ritengo semplicemente che Facebook sia ormai divenuto come la strada, per certi versi anche peggio. Puoi incontrare persone di qualunque categoria, dal malfattore o dall’ignorantone al grande intellettuale.

Certo, imbattersi nel primo è facilissimo, imbattersi nel secondo – se succede – è solo una fortunata coincidenza, difficile ad avverarsi almeno quanto è difficile girando per strada.

Non vale per tutti, è ovvio. Ma, come sa chi mi segue, assai raramente io pubblico qualcosa con privacy impostata a “solo amici”: se ci sia o meno un rapporto reale di amicizia con una persona posso stabilirlo e saperlo solo io (e l’altra persona) e, inoltre, non è affatto detto che una determinata persona, per me realmente amica, nel momento in cui entra in contatto via social con un’altra persona, sempre per me amica, comporti automaticamente che anche loro due possano o vogliano essere amici tra loro.

Trovo molto più consono utilizzare la bacheca per quel che è: un’interfaccia “uno-a-molti” sostanzialmente pubblica, dove ciascuno sia poi libero – se lo desidera e lo ritiene opportuno – avviare un proprio contatto con qualcuno della cui esistenza ha saputo per via di un mio post. Certo, questo comporta il sapersi relazionare con sconosciuti e la cosa non è necessariamente da tutti. Ma, d’altra parte, se non lo si sa fare su un social network, in linea di massima non lo si sa fare neanche per strada, dunque diventa un problema non mio.

Se tornerò o meno a pubblicare qualche post, con quale frequenza e con quali contenuti, in tutta sincerità, ancora non lo so. Sono del resto impegnato in altre attività ben più importanti del perdere tempo a leggere (tra pagine e profili) 100 post idioti e (forse) un post interessante: da buon universitario, mi sono rimesso a fare lo studente per conseguire una laurea magistrale, e non credo proprio sia l’ultima che conseguirò.

Oltre a limitarmi alla (fugace e occasionale) frequentazione dei gruppi ai quali sono iscritto, potrei acuire l’uso delle liste, potrei iniziare a “non seguire più” senza pietà chi si dovesse macchiare di idiozia o leggerezza nel condividere (spesso senza leggere), potrei pubblicare solo post a sfondo culturale, legati o meno al corso di studi, non so ancora. Ma una cosa è certa: non sono disposto a perdere il mio tempo con uno strumento i cui effetti positivi hanno proporzioni troppo esigue rispetto agli effetti perniciosi.

Per dire: potrebbe essere che io torni a fare un check-in su Facebook quando mi recherò all’università, ma magari solo per dare risalto all’evento a cui partecipo; che torni a condividere contenuti a sfondo culturale o pensieri che mi frullano per la testa in relazione a un determinato argomento.

Ma, se lo farò, il “tono” sarà diverso, probabilmente si avvertirà una distanza siderale tra me e il medium in questione, perché quella distanza c’è. E non sarò (più) io ad accorciarla. Non ho più voglia di essere sempre io ad andare incontro agli altri. Adesso è tempo che siano gli altri a venire incontro a me.

Se lo vogliono. Se non lo vogliono, pazienza: sto benissimo anche da solo, non ho niente a che spartire con la mediocrità, la superficialità e la futilità del cosiddetto average Facebook user, le cui principali preoccupazioni sono ottenere like e condivisioni, diffondere bufale e articoli privi di fondamento, seminare zizzania, alimentare catene di S. Antonio e altri santi assimilati, fare denuncia per supposte matite falZe Ke si Kancellano (per vendere dischi), fare comunella con altre perZone falZe per poi “urlare” minaccia di pulizia Kontatti3 e altre inutilità che davvero lasciano il tempo che trovano.

Marco Valerio Principato

(Post in formato PDF)


1 Ovviamente non si dice, è una parola che (per ora) non esiste ma è usata e capita. Non escludo che prima o poi entri a far parte del lessico accettato ufficialmente, come accaduto per twittare. Per ora, però, è bene ricordare che ancora non esiste.

2 Nello specifico, la pochezza dell’algoritmo di scelta dei post da visualizzare ha fatto (e continua a fare) si che io veda molti post dei quali – come tale algoritmo avrebbe dovuto “imparare”, visto che Zuckerberg si vanta di fare anche impiego di Intelligenza Artificiale – mi interessa ben poco, a dispetto di altri post che, invece, come esso avrebbe dovuto “sapere”, avrei avuto molto più piacere di leggere senza doverli andare a “cercare a mano”. Evidentemente il parametro non è l’interesse ma la prospettiva di potenziale redditività e questo, francamente, mi ha stancato.

3 Espressioni sulla falsariga di altre simili, tratte dalla pagina Il proliferare delle immagini di merda sulle bacheche dei quarantenni, accessibile su Facebook all’indirizzo http://www.facebook.com/pg/proliferare. Una pagina satirico-comica in cui, a libera fantasia, si pubblicano immagini spesso fondate su Mugsy, un cagnetto buffo fatto icona sulla cui mimica si creano derisioni di situazioni paradossali, come il rilievo della matita copiativa in seggio elettorale in occasione delle votazioni per la riforma costituzionale, matita che secondo Piero Pelù (che ha sporto denuncia) “si kancella” e quindi è una “matita falza”.

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Marco Valerio Principato (1280 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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