Idee e pensieri

Io e i social, oggi: com’è cambiata la mia vita

Sul mio profilo Facebook (nota 1) da qualche tempo c’è solo un’immagine. Alcuni amici mi hanno chiesto “come mai”, la risposta è che ho fatto il pieno: semplicemente, così com’è diventato, è un mondo che non mi interessa più.

Prima mi alzavo, prendevo il caffè – anche due – e, dato che sono mattiniero, stavo una buona ora a scorrere la bacheca e le liste, a interagire con qualche post o a scriverne qualcuno. Adesso accendere il PC non è più la prima cosa che faccio: faccio subito colazione e nel frattempo seguo per un po’ RAI News 24 in TV. Quindi, mi sposto sul PC e continuo a seguire RAI News 24 tramite Internet per un po’, poi do’ un’occhiata ai quotidiani, in particolare a quelli a cui sono abbonato. Dopodiché lo spengo (resta acceso se devo davvero lavorarci, scrivere, gestire qualcosa, ma non più per i social, salvo qualche rara incursione se proprio mi avanza tempo o in modo strettamente mirato, altrimenti no).

Le App di Facebook, Messenger, Twitter e Instagram non sono più sulla Home Page del mio smartphone: sono in una cartella chiamata “Social”, nella seconda pagina. Sulla Home c’è solo quel che davvero serve spesso (vedi screenshot), tutto il resto è – appunto – in seconda pagina (vedi screenshot). Prima avevo le notifiche per le App Social, adesso non più: su iOS, a differenza di Android, si possono togliere e le App interessate dal “provvedimento”, pur protestando all’interno (“attiva le notifiche!”), non possono farci niente, debbono solo accettare di non essere ammesse a sollecitare la mia attenzione.

Indubbiamente la necessità di concentrarmi sullo studio ha contribuito al distacco, ma alla fine mi sono (di nuovo) reso conto che dedicare il mio tempo a delle sane letture, anche al di fuori dello studio, è molto più appagante che non star dietro al mondo social, ormai ridotto a un sudiciume maleodorante dove per trovare una voce degna di essere ascoltata devi girare con il lanternino.

Ho mantenuto gli account di Facebook, Twitter e Instagram, su Facebook ci sono ancora le pagine dedicate a questo blog, al New Blog Times e al mio sito principale, ma il profilo personale Facebook in Google non c’è più (nota 2), ci sono solo le pagine. Esse fanno eco ai post che scrivo sui miei siti, che sono casa mia e non casa di Zuckerberg: non mi interessa la loro notorietà o la loro capacità di generare interazioni, pageview, conversioni, niente di tutto ciò. Sono solo un altro modo per consentire a chi avesse voglia di leggermi di farlo senza dover “uscire” dal suo mondo preferito, che di certo non coincide con il mio.

Nel mio profilo ci sono alcune immagini in evidenza (vedi screenshot) (nota 3), che sono un po’ la sintesi di quel che penso di coloro che ancora si affannano a trollare, a seguire minchiate e a scriverne a propria volta, a battibeccare, a far circolare catene di Sant’Antonio, complottismi, scie chimiche, avvisi di profili “collegati ad hacker” dai fantomatici Fabrizio Brambilla o Bonomi che sia, idioti che leggono pagine come Fabiosa (nota 4), sciocchi che ancora cascano in trucchi ormai talmente beceri e consunti che manco il sorcio che abita in cantina ci casca più, creduloni e sfaccendati abbindolati dai vari siti dalle promesse sfavillanti come “chi ha visitato il tuo profilo negli ultimi 15 giorni” o “a quale attore somigli” e altre ridicolaggini simili, ma fatemi capire: e io dovrei perdere il mio tempo su uno strumento del genere? Ma siamo impazziti?

Su Instagram, dove ho un account “privato” (nota 5), ogni tanto ancora metto qualche foto, ma mentre prima le inoltravo anche sul profilo personale di Facebook, ora non lo faccio più. Durerà finché il profilo privato sarà abbastanza pacioso da non crearmi problemi; non appena tale dote dovesse venir meno, farà la stessa fine di Facebook. Per questo lì sopra non accetto di essere seguito da chiunque: deve trattarsi di persone che conosco davvero, altrimenti non ha senso.

Twitter già da molto tempo per me è pressoché caduto nel dimenticatoio, ma ogni tanto qualcosa di interessante ancora capita di leggercela: tutto dipende da chi si segue. Ovviamente anche lì c’è l’inoltro dei post dei miei siti, sempre per permettere a chi non vuole far passi “al di fuori di quel mondo” di potermi seguire, se lo vuole.

Il problema è che Twitter si sta “facebookizzando”: la sua bacheca funziona praticamente come quella di Facebook, i meccanismi di reaction sono stati allineati (prima un tweet si poteva “salvare”, ora quell’atto è a tutti gli effetti un “mi piace”, con il cuoricino, tal quale Instagram e Facebook). Le notifiche non sono più le sole citazioni o le segnalazioni decise da me, ma comprendono larghe quantità di segnalazioni artificiose, decise dagli algoritmi, secondo cui io “mi sarei perso” determinati post e “mentre non c’ero” sono usciti determinati altri post. Non mi piace.

Ecco, questa è la situazione. Sono già diversi anni che sostengo che la bolla dei social scoppierà, sono in declino. Esattamente come è in declino la democrazia, tanto è vero che lo stesso Philip Kotler (il guru del marketing) lunedì 2 ottobre prossimo presenterà il suo nuovo libro, Democracy is in decline, presso la LUISS e io ci sarò. Quelle sono occasioni da non perdere. Non lo stare a spippolare su Facebook &C., ormai ridotti a un qualcosa che somiglia molto alla Cloaca Maxima (nota 6) e, dunque, da usare in modo estremamente selettivo, se e solo se si ha ragionevole certezza di ricavarne informazioni capaci di portare conoscenza, altrimenti… vedi immagine in testa, più chiaro di così si muore.

Marco Valerio Principato

(Post in formato PDF)

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Note

  1. In https://facebook.com/principato che – attenzione – è accessibile solo da chi è utente Facebook: dall’«esterno» fornisce un bel “404, questa pagina non è disponibile” [Torna al testo].
  2. Nelle impostazioni del proprio account è possibile decidere se il proprio profilo personale debba o meno essere indicizzato dai motori di ricerca. E per quanto mi riguarda ho scelto per il NO: chi mi cerca su Google troverà le mie pagine, ma non il profilo personale [Torna al testo].
  3. Vedi l’apposito screenshot, in quanto esse non sono visibili da chi non è utente [Torna al testo].
  4. Mi preoccupa il numero di like che ha quella pagina. Un numero così elevato è la misura esatta del quoziente medio di intelligenza del frequentatore medio di Facebook [Torna al testo].
  5. Instagram permette di impostare un account come “privato”, il che non significa che i post non siano visibili a tutti: se si ha l’URL del singolo post, chiunque – anche chi non è utente – può vederlo. Lo status di “privato” è semplicemente un filtro che non consente all’account di essere seguito se non dietro approvazione del titolare e di non indicizzarne la Home Page sui motori di ricerca [Torna al testo].
  6. Non sapete cos’è la Cloaca Maxima? Tornate su Facebook, è quello il luogo più adatto a voi e dove vi trovate meglio, non importa [Torna al testo].
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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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