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La «cultura Google» dentro l’Ansa

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3 novembre 2015 - 11:02 | Commenti 0 | Link breve

Persino all’interno dell’Agenzia ANSA un gesto superficiale, dovuto alla «cultura Google» dozzinale dilagante, permette al gigante del Web di far soldi sulle spalle degli altri.


L'articolo in questione nel giorno di pubblicazione.
L’articolo in questione nel giorno di pubblicazione.

Il 16 ottobre scorso, sul sito dell’Agenzia ANSA, leggevo la notizia intitolata Maker Faire Rome, dalla città eterna il futuro in diretta. Se aprite il link, la notizia è ancora lì, sul sito dell’Agenzia.

Se osservate la foto in testa, notate che ho ripreso lo schermo mentre posizionavo il cursore del mouse sull’unico link contenuto nell’articolo. Quel link, in realtà, avrebbe dovuto portare direttamente a

http://www.makerfairerome.eu/it/

ossia il sito dedicato all’evento. Invece no: se osservate l’immagine e controllate la freccia rossa, il link – e sta ancora così – portava a

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0CCIQFjAAahUKEwjSt43kicTIAhXD1RoKHa93C5E&url=http%3A%2F%2Fwww.makerfairerome.eu%2Fit%2F&usg=AFQjCNH0hfiOgf6LeTTKEw0mVGThRIiEHQ&sig2=4-QYkF0-BmJLlKGVod2nKw

Sì, sì, sta su più righe perché è lungo, ma è un unico URL. Non vi dice niente? Se cliccato, quel link poi trasferisce al sito dell’iniziativa, ma “passa prima per Google”. Perché ci è stato messo quello anziché il link diretto? Semplice: per ignoranza (e per furberia di Google).

La provenienza dello «strano» link incluso dall'ANSA nel suo articolo.

La provenienza dello «strano» link incluso dall’ANSA nel suo articolo.

Vuol semplicemente dire che il redattore ANSA, invece di accertarsi di pubblicare un link “pulito”, si è limitato a copiare il link proposto da Google, il quale, inizialmente, “maschera” il contenuto della barra di stato del browser e ci scrive quel che il link “dovrebbe essere”. Appena, però, si clicca col tasto destro, il vero link appare in tutto il suo splendore.

Così facendo, il redattore ANSA ha fatto diversi regali a Google. Esattamente:

  1. gli ha permesso di sapere quanto quell’articolo ha prodotto consultazioni di un link esterno;
  2. dato per scontato che sia ANSA sia il sito di Maker Faire impieghino Google Analytics, gli ha permesso di eseguire un controllo incrociato per verificare la veridicità del numero di visite e delle pagine di provenienza e di destinazione;
  3. gli ha permesso di sapere chi, dei suoi utenti mondiali, era in visita sul sito dell’ANSA ed è atterrato su quell’articolo, decidendo poi di consultare un sito esterno (il che dimostra un interesse specifico);
  4. una volta individuato l’utente, Google ha potuto continuare a “monitorarlo” anche al di fuori del sito dell’ANSA.

Ce ne sarebbero altre, ma mi fermo, tanto il concetto è chiaro: di tutto questo, evidentemente, il redattore ANSA non sapeva nulla (o era talmente sotto pressione con i tempi da non aver potuto fare di meglio: è possibile).

Tutto questo Google lo ha “rimediato” del tutto gratis e all’ANSA non è venuto in tasca un centesimo per avergli permesso di ottenere tutte queste informazioni, per il semplice fatto che il redattore ha compiuto il gesto che fan tutti: “lo cerco su Google” ciecamente, senza pensare a cosa accade quando si impiega Google.

È chiaro perché bisogna sapere come funzionano la Rete, Google e i motori di ricerca generalisti?

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Marco Valerio Principato (1279 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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