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Perché passerò da BlackBerry Z10 a iPhone

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4 gennaio 2016 - 09:30 | Commenti 0 | Link breve

Una schietta osservazione delle intenzioni di BlackBerry non mi dà scampo: dello Z10 non me ne «libero», ma di certo non può restare il principale smartphone «evoluto».


Purtroppo non ho alternative.
Purtroppo non ho alternative.

Non c’è scampo. Poco prima di Natale 2015 più di qualcuno ha cercato di fare il punto sulla posizione di BlackBerry circa il proprio futuro in campo smartphone. E la situazione parla chiaro: per BlackBerry OS 10, cioè il sistema operativo che muove tutti gli smartphone serie 10 (Z30, Passport, Classic, Leap, P9983 Porsche Design e i più vecchi Z10, Q10 e Q5), ci sono poche – diciamo nessuna – speranze di sopravvivenza.

Questo non significa che smetterà di funzionare: vuol dire soltanto che resterà, con ogni probabilità, così com’è ora, privo di aggiornamenti, come succede già da tempo per la versione precedente, BlackBerry OS 7, destinata alla precedente generazione di smartphone (come il Bold 9900, che ancora possiedo e, nei limiti della sua “età tecnologica”, funziona ancora benissimo).

«Per BlackBerry serve un miracolo per raggiungere i propri obiettivi annuali di vendita», titolava VentureBeat qualche giorno fa. Secondo i “conti” di Digital Trends l’azienda avrebbe venduto 700mila smartphone nell’ultimo trimestre fiscale del 2015, ma di questi i Priv – cioè il nuovo modello basato su Android, recentemente lanciato – secondo Android Authority sarebbero circa 50mila.

Il valore, dice il sito, è ricavato dall’osservazione dei dati di download sul PlayStore di Google, dove le App specifiche per il Priv compaiono solo a chi le cerca con quello smartphone: per gli altri non compaiono neppure. Dunque, piuttosto facile fare un conto, benché alquanto spannometrico.

Il Priv, ricordiamolo, è partito da un prezzo di mille dollari. Davvero non saprei chi lo acquisterebbe per quella cifra. Adesso si trova non ufficialmente (su eBay e su Amazon) a poco meno di 800 euro. Ufficialmente a 699 dollari e non ancora per tutti i mercati. E scenderà ancora, l’azienda sa già di doverne abbassare progressivamente il prezzo, altrimenti credo sia davvero difficile venderlo.

La scelta dell’AD di BlackBerry è motivata dalla sua stessa frase: «perché non dobbiamo fare tutto da soli nel mondo del sistema operativo», riferendosi con ciò al fatto che, evidentemente, l’attuale struttura aziendale non ha le forze per procedere allo sviluppo e al supporto autonomi di un sistema operativo mobile.

Dunque? Ci sono ancora dubbi? Direi di no. È evidente che Chen non intende investire risorse sul sistema operativo, diversamente non avrebbe avuto ragione di… convertirsi passando “al nemico”. Ed è piuttosto evidente: le App native per BlackBerry OS 10, persino le più importanti, sono state letteralmente abbandonate, il che di certo non avvicina nuovi sviluppatori e, men che meno, nuovi clienti (si intende interessati a smartphone basati su OS 10, non al Priv), che si troverebbero continuamente in posizione di svantaggio rispetto a chi (al netto di questioni relative alla sicurezza ed alla privacy) impiega smartphone basati su Android di Google o su iOS di Apple.

A poco serve la capacità di BlackBerry OS 10 di far girare alcuni tipi di App Android, o l’inserimento dell’Amazon Store: se si tenta di impiegare App che hanno bisogno dei servizi Google Play (come ad esempio le App di Car Sharing), quel che attende l’incauto utente è un bel crash dell’App o, quantomeno, il suo mancato funzionamento.

Dunque, non resta che rinunciare allo Z10 come smartphone “evoluto” che accompagna il Bold 9900 (l’unico sul quale, finché è possibile usarlo, ancora memorizzo tutte, davvero tutte le mie cose), riporlo nel cassetto e accenderlo “ogni tanto”, per vedere “di che morte morirà” o “come e se evolve”, esattamente come faccio con il Samsung e il Microsoft. E due le alternative che si aprono ai mercati: o si passa ad Android, o si passa ad iOS. Chi mi segue sa bene che non opterei mai e poi mai per il primo.

Il Nokia E51, un device che non può essere definito «smartphone» solo per il display piccolo e la tastiera numerica, ma ha davvero tutto. (Click per ingrandire).

Il Nokia E51, un device che non può essere definito «smartphone» solo per il display piccolo e la tastiera numerica, ma ha davvero tutto. (Click per ingrandire).

Ecco la ragione del titolo: purtroppo di un sistema operativo mi devo per forza fidare, a meno di non rinunciare del tutto alla tecnologia (e, se così dovesse essere, di certo Android occuperebbe, nel mio caso, l’ultimo posto, ma talmente ultimo che, se per assurdo Apple dovesse fallire e restasse solo Android, probabilmente tornerei a impiegare il mio buon vecchio Nokia E51 e tanti saluti agli smartphone, intesi come strumento davvero “personale”: ne potrei fare giusto un impiego “occasionale”, come del resto faccio ora, evitando la presenza all’interno di qualsiasi dato da tutelare).

Se non altro, iOS (dalla versione 9 in poi) permette un controllo a grana abbastanza fine delle risorse dello smartphone ed è in grado in maniera non proprio superficiale di lasciare all’utente la decisione di consentire o meno alle App l’accesso a questa o quella risorsa. Tutto ciò in un ecosistema dove certamente Apple (come BlackBerry, del resto) sa tutto quel che fa il proprio cliente. Ma, come dicevo poc’anzi, di un produttore di sistema operativo e hardware mi devo fidare, se non voglio… rientrare nella caverna, a livello di «Wilma! Apri la porta!»…

Purtroppo questo significa affidarsi, almeno in buona parte, alle mani di Apple, con tutto quel che ne consegue in termini di interoperabilità, di “incastro” nel loro ecosistema, dal quale, però – negli ultimi tempi – esiste qualche possibilità in più di interagire con altri mondi (basti pensare al fatto che iCloud è utilizzabile da browser, dunque anche sotto Linux, per dirne una; poi, certamente, backup locale e sincronizzazione si fanno o sotto OS-X o sotto Windows, non si scappa, ma questo valeva anche per BlackBerry).

Molto distante dalla sicurezza e dalla tutela di BlackBerry “vero” (quindi escluso Priv), ma è certamente, infinitamente meglio che abbandonarsi all’ecosistema BigG, dove non c’è alcuna possibilità di controllare un bel niente: quando si installano le App, o si accetta tutto quel che chiedono, o non si installano. Non solo: essendo “abituate” a un ambiente dove possono chiedere di accedere a quel che vogliono, spesso lo fanno anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno. Ma, naturalmente, nessuno se ne interessa.

Di questa mia decisione quel che più mi rattrista è il rendermi conto di quanti non potranno fare altrettanto (sia che dipenda da arretratezza culturale, sia da capacità di spesa non sufficiente, sia da inconsapevolezza, quale che sia il motivo) e, di conseguenza, passeranno ad Android: sono tutte persone che, all’atto in cui faranno il proprio passo, se prima esisteva una minima possibilità di tutela della loro privacy, una volta compiuto quel passo tale possibilità sarà dissolta per sempre.

In conclusione: finché il BlackBerry Internet Service (il famoso BIS, o “Servizio BlackBerry”, come lo chiamano gli operatori) resterà, lo smartphone davvero personale – dove ci sono tutti i miei dati – resterà il Bold 9900. Quello che lo “affianca” per attività più moderne (Social Network, Chat, App moderne, ecc.), finora è stato lo Z10; ora, pian piano, inizierò la migrazione e il suo posto lo prenderà l’iPhone. Ovviamente, sempre tenendo gli occhi ben aperti: un passo simile non significa ottenere lo stesso grado di tutela e di sicurezza ricavabile dall’impiego di BlackBerry OS 10. Ma, come dicevo in apertura, non c’è scampo.

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato (1277 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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