Idee e pensieri

Spam, oggi: qual è la «ratio»?

Il... ''vero'' Spam
Il… ”vero” Spam

Tutti abbiamo ricevuto, riceviamo e probabilmente continueremo a ricevere dello spam. Accade nella posta elettronica, su Facebook, sui nostri blog, in cui – nonostante CAPTCHA, plugin antispam e quant’altro – continuiamo a trovare sistematicamente commenti di spam. Che – almeno da parte di chi ha un minimo di giudizio – vengono sistematicamente intercettati e altrettanto regolarmente segati.

A questo punto mi domando: come mai, ciò nonostante, tale attività prosegue indisturbata? Come nulla fosse?

Le risposte che sono riuscito a darmi sono queste:

  1. c’è comunque una consistente, cospicua parte di internauti sui quali lo spam, in qualche modo, produce qualche effetto;
  2. ci sono altri “interessi” nell’invio dello spam, indipendenti dagli effetti sugli internauti e non legati all’esercizio delle volontà di questi ultimi a seguito della ricezione.

Tolte queste due possibilità, non capisco quale sia la ragione per continuare a produrre questa immondizia: ormai tutti sappiamo (o dovremmo sapere) che né la Banca né le Poste ci scrivono via email, allegando link ai quali collegarsi per “verificare l’account”; tutti sappiamo che è impossibile, se non con qualche sorta di truffa, guadagnare mille euro in dieci minuti; tutti sappiamo che è assai improbabile trovare l’amante della propria vita rispondendo a un messaggio che, guarda caso, ha trovato proprio in noi il partner ideale; tutti sappiamo che le attività di amministrazione di una grossa somma di denaro estero è assai difficile vengano delegate proprio a noi, specie se non vi è stato alcun contatto con alcuna organizzazione estera sullo specifico tema; eccetera eccetera.

Allora, dico io: perché non la smettono di sprecare tempo, traffico, risorse e quant’altro, se i risultati sono (dovrebbero) essere nulli? Probabilmente – come insegnava Andreotti: “pensare male è brutto, ma ci si indovina quasi sempre” – deve ancora esistere una parte così cospicua di idioti che ancora ci cascano, cliccano e seguono le indicazioni spesso sgrammaticate di quei messaggi, si illudono e fantasticano, al punto da rendere ancora conveniente svolgere questa attività.

Non credo, infatti (visto quanto è possibile fare con strumenti come XKeyscore), vi sia alcuna necessità di ricorrere – se non saltuariamente – a uno strumento banale e a serio rischio di controtracciamento, quale è lo spam, per ottenere risultati da inquadrare in un ambito del tutto diverso come quello dello spionaggio online.

Da ciò, giungerei a una conclusione poco rassicurante: l’alfabetizzazione telematica è ancora molto, ma molto, ma molto scarsa. Ma molto, molto più scarsa di quanto ogni più pessimistica previsione possa evidenziare.

Dunque, prepariamoci: lo spam dovremmo sopportarlo ancora a lungo. Almeno fintanto che il livello di alfabetizzazione telematica non divenga tale da rendere sconveniente, per l’esiguo riscontro ottenuto, investire risorse a fini di spam.

Aspetta e spera…

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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