Sparizione del monopolio? Hmmm… non mi sembra
Sparizione del monopolio? Hmmm… non mi sembra.
Nei giorni scorsi si è appreso da qualificate fonti che alcuni provider Internet sono stati messi nei guai da Telecom Italia per problemi di vario genere. Mi perdoni il buon Antonio Lubrano, ma la domanda nasce spontanea: cosa vuol dire, in Italia, essere un ISP (Internet Service Provider)?…
È sufficiente andarsi a leggere Punto Informatico, diventato il “refugium nautarum” (rifugio dei naviganti) di coloro che, presi dalla disperazione, cercano una voce amica in grado di consolare chi si sente ingiustamente sbattuto fuori dalla rete.
In questi giorni, la rivista diretta da Paolo De Andreis si è vista piovere addosso ben tre circostanze che fanno riflettere: Elitel, Intratec/Vira e, da ultimo, Telvia. Tutti e tre sono ufficialmente riconosciuti come Provider Internet, neanche troppo piccoli.
“Di conseguenza, ieri stesso il ministero dello Sviluppo Economico ha inviato a Telecom Italia una lettera firmata dal sottosegretario Alfonso Gianni per sollecitare la riattivazione delle linee Elitel”, si legge sulle news di PI l’11 luglio. Poi, il 18 luglio Dario Bonacina scrive su PI: “Milano – La vicenda Elitel arriva, come era prevedibile, in Tribunale: l’azienda, nei giorni scorsi, ha presentato un’istanza dinanzi al Tribunale di Milano per imporre a Telecom Italia il ripristino delle linee”.
E questo per quanto riguarda Elitel. Veniamo al secondo problema: Intratec/Vira. Si legge il 30 luglio su PI: “i primi utenti dei servizi Intratec/Vira hanno iniziato a scrivere a Punto Informatico e PI Telefonia per segnalare come il celebre operatore abbia avvertito del fatto che dal 2 agosto i propri servizi ADSL potrebbero cessare per decisione di Telecom Italia, concorrente ma anche fornitore, e creditore, dell’azienda”.
E passiamo a Telvia, l’ultima colpita. Come augurio di buone vacanze, il 1° agosto si legge su PI: “Questa volta la mossa di Telecom Italia sembra scaturire dal fatto che l’incumbent ritiene risolto il contratto che la legava a Telvia e rivendica dei crediti sugli ultimi mesi di gestione dei servizi, crediti che Telvia riconosce di dovere, ma solo in parte, soffrendo in questa fase la difficoltà, come riferisce a PI Telefonia Guido Scorza, il legale che sta seguendo la questione per Telvia, di trattare con Telecom sui calcoli economici del debito attribuito all’operatore”. Nelle ore successive, aggiorna PI, sembra che gli utenti di Telvia stiano tornano online: per ora Telecom parrebbe aver torto, secondo il tribunale, ma questo (salvo aggiornamenti ulteriori) poco importa, a questo punto.
Io sono uno che ha (ancora) studiato latino nelle scuole medie e superiori, matematica a superiori e università e informatica per… tutta la vita (e continuo). Mi ritengo ignorante al punto da mettermi in discussione tutti i giorni. Più mi invecchio, più trovo vero che più si studia più ci si rende conto che si sa poco. Ma voglio provare a mettermi nei panni di un magistrato: cosa penserei, se fossi magistrato, di questa faccenda? Due cose.
gli imprenditori italiani sono tutti disonesti: possibile che Telecom Italia abbatta la sua scure sempre adducendo ragioni di insolvenza?
Telecom Italia è un provider. Elitel è un provider. Vira è un provider. Telvia è un provider. Se gli ultimi 3 dipendono in modo vitale dal primo, è corretto definirli anch’essi provider?
A mio modesto avviso essere provider vuol dire avere propri DSLAM in propri locali, proprie coppie che raggiungono gli edifici dei clienti, proprie dorsali di connessione tra il locale dei DSLAM e il proprio NOC, uno o più propri NOC, appunto, e almeno una propria dorsale di interconnessione tra punti focali della rete, nel pieno rispetto del concetto di rete magliata.
Se un provider viene annichilito per dipendenza da un provider, uno dei due non è un provider: o no?…
Mi fermo, è inutile continuare sul piano retorico. Andiamo al pratico. Intanto, ricordiamoci che i tre casi riportati da PI non sono i primi: io stesso, all’inizio dell’estate 2002 mi trovai al buio – mentre ero cliente di QTEL – e scrissi a PI che pubblicò la mia lettera. Dopo qualche settimana, PI espose simili problematiche che afflissero l’allora AEXIS. Anche qui, in entrambi i casi, Telecom Italia “tagliò i fili” a entrambi e la rovina fu assicurata.
Non entrando nel merito della coerenza e della liceità e neanche in quello dell’esame delle carte dei contratti tra Telecom Italia e i malcapitati provider, mi domando: siamo sicuri che il monopolio di Telecom Italia non esista più? Ovvero, rovesciando la domanda: invece di definirisi “provider”, non sarebbe più corretto definirsi “rivenditori di servizio Telecom Italia”?…
Pensiamoci.
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