Stampa post Stampa post
Home » Idee e pensieri
Cambia categoria:

Categorie


Tendenze social media e sovraccarico cognitivo: idee

  • Condividi su WhatsApp
  • Consiglia su Facebook
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi su Pinterest
  • Condividi su Google+
9 luglio 2015 - 09:50 | Commenti 0 | Link breve

Prendendo spunto da una circostanza social accaduta sotto i miei occhi e da un paio di articoli del quotidiano The Guardian, qualche riflessione sul Social Media Management.


Social media: un mondo a parte, con le sue regole.
Social media: un mondo a parte, con le sue regole.

Ci sono un paio di articoli interessanti su The Guardian, che consiglierei di leggere ad ogni buon emarketer. Il primo, suggerito da Rachele Zinzocchi, è Ten social media trends that will shape marketing over the next decade, di Peter Kim, a cui è bene accompagnare la lettura di Content overload on the web is a turn-off: here’s how to manage it, di Soomin Go, suggerito dal quotidiano stesso (1).

Il primo: sintesi

Le tattiche del 2005 non funzionano più. I brand ora dovrebbero impiegare senza remore le call to action finanziarie. Post brevi, “sgranocchiabili” (come tradurreste snackable?). Gli annunci pubblicitari devono “diventare contenuti”. Ci deve essere piena interoperabilità fisso-mobile che favorisca la “connessione” (in senso zuckerberghiano). Con il grande mare di informazioni producibili, ricordare che l’utenza filtra per vedere solo ciò che interessa. I vari media debbono costituire un tutt’uno integrato, non realtà distaccate e indipendenti. Pensare alla Cina (maggiore produttore di PIL globale). Tenere a mente la tecnologia indossabile e la IoT. Supportare il “benessere social”.

Il secondo: sintesi

Parla del sovraccarico cognitivo dovuto alla facilità di generare abbondanza di informazioni. Il rischio è di non essere abbastanza spesso informazioni portatrici di conoscenza. Perciò: “ascoltare” (l’utenza) e imparare quel che accade sul social media, contestualizzare la presenza (contenuto giusto al target giusto al momento giusto, calendarizzare, ma gestire anche “a mano”, dare “vita” alla presenza social), non trascendere mai nei contenuti palesemente asettici e automatici (l’utenza se ne accorge e filtra), essere creativi nella distribuzione dei contenuti senza essere mai “prevedibili”, ricordare della convergenza mediale.

Miei commenti sul primo

Farei attenzione al delicato equilibrio reattività/suscettibilità: una call to action troppo pressante e non eludibile rischia l’effetto contrario, come insegnava Cicerone.

Perfettamente d’accordo sui post snackable (ci provo anch’io qui stesso).

Giusto ripensare l’impianto semiotico e semantico pubblicitario: un ottimo esempio è stato il comportamento di Ceres, da premiare per la perspicacia, l’efficienza e l’efficacia.

L’interconnessione è già un parametro social. Connettere brand e persone sarebbe più facile senza l’intralcio del profitto cercato dai social, ma dovendoci convivere, si può intervenire solo sul “valore” offerto alle persone (vedi sempre Ceres).

Su Twitter e su Facebook esistono le liste. Come ho già detto, sono molto utili per difendersi dal sovraccarico cognitivo. Pian piano la gente inizia a usarle. Inficiare il “benessere social” è un rischio enorme: con le liste l’attenzione va altrove, non c’è contenuto sponsorizzato che tenga. Riflettere su questo.

Miei commenti sul secondo

Il comportamento di Ceres di cui sopra è stato esemplare e sintetizza alla perfezione quanto di meglio può fare un Social Media Manager in quella circostanza.

Svolgere quell’attività in maniera ministeriale non funziona assolutamente, non paga, anzi, costa, in cambio di nessun (o pochissimo) ROI. Un buon punto di partenza è il tenere costantemente presenti le massime conversazionali di Grice, ancora più che valide, specie se si ricorda che i mercati sono (sì, ancora) conversazioni. Evolute, ma sempre conversazioni.

Il sovraccarico informativo genera sovraccarico cognitivo, e la gente “taglia”, con vari mezzi. Se non si fa attenzione a comunicare mantenendo davvero la bidirezionalità, si viene derubricati immediatamente a “junk”. Invece, va alimentata l’idea che il parlare di un brand sia attività che almeno rischi di essere portatrice di informazione e, dunque, di conoscenza. Altrimenti possono presentarsi circostanze-limite, il cui effetto non è certo dei migliori per il brand.


  1. Nei miei post e nei miei articoli, che nei limiti del possibile d’ora in poi cercherò di mantenere brevi, i collegamenti ipertestuali non stanno lì per caso. Usateli. Io cerco di inserirli secondo la filosofia di Tim Berners-Lee, cioè quella di essere fonte di ulteriore conoscenza.
Commenti Facebook
Marco Valerio Principato (1279 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


Su argomenti simili:

Fateme capi': ma che per caso Social Media Auto Publish (plugin per Wordpress) vuole, ogni tanto, che...
Ho iniziato la mia giornata con un sorriso e un "non ci posso credere". Aperto Twitter, come sempre all'inizio...
Dunque, direi che ormai ne ho quasi la certezza: ieri mi lamentavo del mancato funzionamento del plugin...
Diciamo che il 2015 è stato un po' un anno di “svolta”. Come accade sempre in Italia, stanno arrivando...
Non capisco, francamente, la politica del New York Times verso il mondo mobile. Ho voluto provare a...


In questo post ho parlato di: , ,


  • Condividi su WhatsApp
  • Consiglia su Facebook
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi su Pinterest
  • Condividi su Google+
COMMENTI (locali)

Lascia un commento (locale)

Aggiungi di seguito il commento, oppure trackback dal tuo sito. Puoi anche abbonarti a questi commenti via RSS.

Sii gentile. Massimo 1 link o sarà moderato. Pulizia nel testo e rimanere in tema. Niente spam, per favore.

Puoi usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*