Multe a Telecom, TIM, Wind e compagni, si leva un urlo

E meno male: tanto, finché a sbraitare è solo Marco Valerio Principato, magari con l’eco di (o facendo eco a) qualche personaggio più illustre, ma chi ci si fila? Invece ora sta emergendo qualcuno che forse ha più voce in capitolo, e sono le associazioni dei consumatori: ”Pur ribadendo il nostro apprezzamento per la costante attività di controllo efficacemente svolta dall’Autorità Antitrust, insistiamo nel sostenere la necessità di alzare il tetto delle sanzioni in relazione al fatturato delle aziende, altrimenti l’effetto deterrente delle multe sarà praticamente nullo”, ha urlato Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le ultime (risibili) multe.

Mavvà? Mi sembrava di averlo già detto, io che non sono nessuno.

Per fortuna stanno alzando la voce anche Federconsumatori e Adusbef: a loro giudizio ”è evidente che le sanzioni dell’Antitrust non sono un deterrente per i comportamenti scorretti dei gestori telefonici, sono già calcolate nel conto profitti e perdite: è come multare con 30 euro il proprietario di una Ferrari per eccesso di velocità”, hanno fatto sapere.

Mannò! Io, sempre quello che non capisce niente, c’ero arrivato l’anno scorso.

Capisco che queste aziende hanno l’arma del ricatto, attraverso la minaccia della perdita di posti di lavoro che una sanzione troppo elevata potrebbe procurare: ma, come ipotizzavo per Vodafone, portiamo i limiti sanzionabili a una proporzione reddituale, o in relazione al fatturato. Poi gli comminiamo la metà di quell’importo, dicendo: «belli di casa: questo è un segnale: se vi ripizzichiamo col sorcio in bocca, la prossima volta la sanzione sarà intera, dunque vedete un po’ che volete fare, per il futuro».

No, vero? Utopico, eh?

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