Purtroppo circolano enfatizzazioni di una notizia che, in buona sostanza, per come la presentano molti titoli, lascia capire che Facebook sottrae i giovani alla lettura.
A me, francamente, pare un tantino fuorviante e, a quel che vedo, Lorenza Parisi (blog Nòva de Il Sole 24 Ore) per alcuni aspetti la pensa come me, magari per altri direi di no.
Tutto viene da un rapporto del Censis (PDF) che, come tutti i rapporti, può essere letto divorando sterilmente i numeri o guardando il panorama un pò più dall’alto.

Collaborazioni alla stesura del rapporto Censis
Per esempio, sarebbe il caso di notare che il rapporto è stato stilato in collaborazione con Tre Italia, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia.
Il loro apporto, è indubitabile, condiziona l’obbiettività delle osservazioni: Tre e Telecom tirano dalla parte dei social network, perché conviene loro in quanto produce traffico su cui traggono profitto.
Mediaset spinge sull’aspetto pacchetti a pagamento in campo TV e sul proselitismo a favore di colossali rincoglionimenti di massa (scusate il termine, ma quanno ce vò, ce vò) come Grande Fratello, La Fattoria e altre baggianate del genere. Mondadori coglie l’occasione per fare la parte di quello che vende meno libri, ma basta ricordarsi di chi è. E Rai, dal canto suo, coglie l’occasione per tirare a lucido il digitale terrestre.
Non ci si può lamentare se i giovani leggono meno. È esattamente questo che i grandi media insegnano loro, adesso cosa c’è da piagnucolare?
Si, Lorenza, è vero che su Facebook si legge. Il problema è la qualità di ciò che si legge: ma avete notato quanti “gruppi” ultra-stupidi si formano su Facebook? Cosa volete che impari un giovane, leggendo le frasi prive di contenuti culturali che tali gruppi diffondono?
Inutile dire che la foto schermo qui a sinistra è stata notata da un adolescente, che conosco perché mio nipote acquisito. Ha subito “condiviso”, e io non ho resistito, ho dovuto commentare! Non sarebbe il caso di cogliere questi segnali?
Dunque, non è Facebook il problema. Il problema siamo “noi grandi”, che evidentemente non facciamo abbastanza perché i giovani amino crescere, oltre che fisicamente, anche mentalmente. Poi, neanche a dirlo, il problema sono alcuni media, che si limitano a raccontare, sic et simpliciter qualche numero (da buona giornalista, Lorenza, tu sai benissimo che i numeri colpiscono più delle parole) e quel che è peggio tali media vengono letti in metropolitana, dunque proprio da quelle fasce di persone tra cui è più alta la probabilità che ci siano quelle che più dovrebbero crescere.








