No, Stallman non ha ragione, secondo me. Neanche Abruzzo

Sto poco bene, sono raffreddatissimo, mi sento debole, non ce la faccio a mettere un piede dietro l’altro. Ho detto a Paolo che per me ora il Web è “Read-Only”, finché non guarisco (di solito il Web per me è “Read-Write”). Ma ci sono un paio di cose che mi hanno fatto saltare dalla sedia, con tutta la poca energia di cui dispongo in questo momento.

La prima è il parere di un “Giornalista per la Costituzione”, Franco Abruzzo. Il cui grassetto «La terza che esprime il bisogno non solo dei lettori ma anche della parte più sensibile degli investitori pubblicitari, di un’informazione autorevole, altamente qualificata che aggiunge  qualità alla pubblicità» mi fa seriamente dubitare sul concetto. Così, secondo Franco, io (lavorando nel Web 1.0) dovrei raccontare non un fatto che interessa la comunità cercando di delinearne tutti gli aspetti, evidenziarne i pregi e i difetti con distacco, offrendo a chi legge gli strumenti per crearsi la propria opinione, bensì dovrei redigere uno scritto che avvolga la pubblicità con maestria, la circuisca e la corteggi come una bella (censura) dama e la evidenzi, al servizio di un servizio che di qualità deve averne già di sua, se non vuole essere ignorato?

Infatti, come fa notare Paolo, quel grassetto era davvero di troppo: l’hanno tolto. Inutile aggiungere altro.

Stallman in "prima" su Punto Informatico

Stallman in "prima" su Punto Informatico

L’altra cosa che mi lascia perplesso è Richard Stallman: da quando The Guardian ha pubblicato il suo parere sul cloud computing, è stato un tam tam irrefrenabile, tutti ne parlano. Su PI è finito in prima pagina (Per PI la “prima” sono i primi articoli, quelli il cui titolo e occhiello sono un po’ più larghi. Vedi figura).

Francamente, non riesco ad essere – almeno non su tutto – d’accordo con Stallman. Dice: e tu chi sei, povero moscerino microscopico, per dire questo? Nessuno, lo so benissimo. Ma io utilizzo il Web sia 1.0 che 2.0, quindi dico la mia. Ma non ce la faccio a parlarne ora, sono troppo debole. Mi esprimerò in modo più esplicito sabato prossimo su The New Blog Times.

Ah, una chicca: digitando la URL del blog di Paolo mi sono sbagliato: ho digitato pipda.worpress.com (mi sono perso la d di word). Perché nessuno interviene su questo insulso pietire click sulle pubblicità di questi nomi a dominio perfettamente inutili?

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