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Adobe + McAfee Security Scan: già smarcato. Perché?

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29 dicembre 2010 - 09:16 | Commenti 0 | Link breve

Se non si fa attenzione, quando si installa un prodotto Adobe per Windows, ci si ritrova tra i piedi anche McAfee Security Scan. Che si può disinstallare, ma perché invadere il PC senza un permesso esplicito?


Non mi piace affatto che Adobe, nei suoi prodotti free, abbia inserito per default su “smarcata” la spunta su “Installa McAfee Security Scan”.

L'installazione di un qualsiasi prodotto Adobe gratuito per Windows comporta la proposta (accettata per default) dell'installazione di McAfee Security Scan (click per ingrandire)

L'installazione di un qualsiasi prodotto Adobe gratuito per Windows comporta la proposta (accettata per default) dell'installazione di McAfee Security Scan (click per ingrandire)

Ieri, installando Adobe X in fretta e furia su un PC di laboratorio, dove l’unica cosa che mi “urgeva” era poter leggere un file PDF, mi sono ritrovato con il download manager di Adobe che – per mia disattenzione, senz’altro – ha preso e ha installato, oltre ad Adobe X, anche McAfee Security Scan.

Appena me ne sono reso conto, neppure era ancora finita l’installazione del lettore PDF, già avevo lanciato la disinstallazione di McAfee Security Scan. Non mi serve, non l’ho chiesto, non lo voglio. Quel che più mi indispettisce è l’averlo impostato per default, appunto, su “installa”: deve essere una mia scelta, cribbio, anche se si tratta del frutto di un accordo tra Adobe e McAfee.

Su Ubuntu (ma, in generale, su qualsiasi distribuzione) si può davvero disinstallare radendo a zero ciò che si disinstalla (click per ingrandire)

Su Ubuntu (ma, in generale, su qualsiasi distribuzione) si può davvero disinstallare radendo a zero ciò che si disinstalla (click per ingrandire)

Ora, volendo, potrei andare a ravanare nel registro di sistema e, come sempre, sono certo che qualche chiave di registro relativa a McAfee ce la troverei, anche se l’ho disinstallato. Non esiste, purtroppo, come esiste invece su Linux, la possibilità di una rimozione completa, compresi i file di configurazione, come dimostra la figura qui a sinistra.

Certamente ci sono fior di programmi che procedono alla pulizia del registro di sistema: tuttavia, chi l’ha usati sa bene che tali operazioni difficilmente sono indolori, specie per prodotti free. Far mettere le mani sul registro di sistema a chicchessia – umano o binario che sia – è un’operazione ad altissimo rischio.

Che vi devo dire? Nonostante tutto, nonostante il fatto che continui – per ovvie ragioni – a usare (anche) Windows, Ubuntu mi piace sempre di più. E se, oggi, dovessi stilare l’ordine di preferenza dei sistemi operativi desktop, metterei:

  1. Ubuntu
  2. OpenSuSE
  3. Altre distribuzioni Linux
  4. Mac OS X
  5. Windows XP
  6. Windows 7
  7. Windows Vista

Non a caso, per quanto mi riguarda è la realtà: utilizzo prevalentemente Ubuntu, Mac OS X lo uso spessissimo, Windows quando non posso farne a meno, ecco tutto.

E su Adobe, per chiudere, sono in..zato: non escludo di abbandonarla. Alternative al loro Reader ce ne sono, alternative al loro Flash ce ne sono, sia pure non perfette. Non so se ci sono alternative ad Air, ma sono certo che ne verranno fuori.

Non so se Adobe si rende conto che, così facendo, il mondo Open Source gli volterà le spalle. Chissenefrega? Non direi proprio così: Ubuntu in particolare ha dato una “spinta verso l’alto” all’adozione di Linux come poche volte nella storia dell’informatica si è verificato. Aùgh.

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Marco Valerio Principato (1282 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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