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E la pubblicità? E gli script? Che combini?

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21 maggio 2014 - 07:34 | Commenti 0 | Link breve

«Mbè? Avevi detto che avevi tolto AdSense, gli script, la privacy, questo e quell’altro, e ora? Com’è che vedo la pubblicità di Amazon (e altro)?». Domanda giusta: ora rispondo.


Pubblicità a Times Square

Pubblicità a Times Square

Risposta breve: perché sono in troppi a dimostrare di non meritare simili attenzioni e, al contempo, non posso permettermi di “largheggiare” con le spese.

Risposta esaustiva: perché noi italiani siamo irrecuperabili. Mi sono sgolato per mesi, forse anni, sul tema della privacy. Continuerò a farlo, sia chiaro: questa novità non coincide con l’aver deciso di mettere il prosciutto sugli occhi.

Però i fatti dimostrano che, della privacy, non gliene frega un fico secco a nessuno, salvi naturalmente coloro che, con i fatti, dimostrano se non altro apertura mentale, prontezza cerebrale e disponibilità a comprendere.

Volete un esempio “esterno” (così nessuno può dire che me la canto e me la suono)? Pronti: post – apprezzabilissimo, a mio avviso – di Dario Denni, deus ex machina di Osservatorio della Rete, uno dei pochi gruppi su Facebook che leggo con interesse e su cui, al momento, intervengo poco solo perché sono impegnato con lo studio (la laurea in Scienze della Comunicazione s’avvicina).

Dario, da buon giurista, esprime perplessità per la “naturalezza” (leggasi: strafottenza) con cui Google fa scorrazzare in giro le sue car dotate di una decina di telecamere, destinate a Google Maps e StreetView. Non chissà dove, ragazzi: qui. A Roma. Dario ha scattato la foto nel quartiere Prati, lo stesso dove vivo io. «È successo anche a me di incontrarla, oggi a Roma. Impossibile non notarla, come è impossibile sfuggirle.», dice Dario (il grassetto è mio).

Ora, è bene leggere il commento – l’unico, al momento in cui scrivo – che una lettrice gli ha lasciato. Riporto:

Evviva quelli che insistevano a sostenere con la Bibbia che la Terra era piana e il Sole le girava attorno!

Ma quale privacy, quali permessi, quali dati da conservare, caro signore!

A me della sua bella faccia in un micron di una Google map non interessa nulla, ma proprio nulla. A me piace disporre di un mezzo che “gratis” mi permette di verificare visivamente il luogo che dovrò raggiungere. E basta. Il progresso, questo, è segno di civiltà, e per fortuna persone come lei possono solo bofonchiare ma non lo possono fermare. La ruota gira comunque… La ruota, sì, quella cosa che individui come lei si sarebbero guardati bene dall’inventare…

Cordiali saluti,

F.P.M.

Una velocissima analisi semantica e pragmatica di quel commento, anche solo “a occhio”, rivela che chi lo ha esteso non è persona non dotata di cervello. Ha le proprie convinzioni, che si possono o meno condividere ma vanno, comunque e civilmente, rispettate.

Rispettarle, tuttavia, non significa condividerle: quella posizione, a mio sommesso avviso, è la sintesi perfetta del degrado intellettuale in cui noi italiani siamo caduti. Anche quella parte di italiani, sempre “a occhio”, dotati di un livello di cultura medio-alto. Un terreno su cui, come quel commento rivela con grande evidenza, attecchiscono per primi i propri interessi, senza alcun riguardo se essi ledano o meno qualsiasi altro interesse di altri. A proposito del commento mi fermo: ognuno trarrà le proprie personali conclusioni.

Se poi qualcuno ha voglia, dia un’occhiata ai “risultati” di un mio tentativo di dissuadere dall’uso di WhatsApp a seguito della sua acquisizione da parte di Facebook. Fatti salvi alcuni – cioè quei pochi che sono i soli a meritare l’esclusione dalla pletora di coloro che non meritano le attenzioni di cui parlavo in apertura – per il resto la situazione è perfettamente analoga alla “posizione intellettuale” di chi ha scritto quel commento a Dario Denni.

E adesso avete ancora il coraggio di chiedermi perché sto iniziando a riutilizzare la pubblicità? Spero di no, altrimenti sarei costretto a includervi in quel medesimo gruppo di persone che ho appena descritto.

Per inciso: il medesimo discorso vale per il New Blog Times (su cui, tra l’altro, dovrò lavorare per sistemare alcune incompatibilità del tema grafico con le nuove versioni degli strumenti Web, ma per ora non ho tempo): mentre qui, almeno adesso, AdSense non ci torna (visto che a suo tempo Google ha proferito sciocchezze grandi come il sole, a proposito prima di Google Plus e poi di Google AdSense, assolutamente false), sono ovviamente libero di fare altre scelte e, oltre alle pubblicità dirette – che restano “inoffensive” sotto il profilo della privacy – per ora vi ho aggiunto Amazon Italia.

Sul New Blog Times, invece, oltre ad Amazon, ci tornerà anche AdSense: il banner da 728 x 90 pixel in testa è già in sperimentazione. E tutto questo perché:

  1. come detto finora, la stragrande maggioranza non merita il mio sacrificio economico “pro-privacy” (Hostgator, l’hosting provider su cui sia questo blog che il New Blog Times girano, non è caro ma non è gratuito, è ovvio);
  2. in questa particolare fase della vita, in cui sostengo già abbastanza spese per l’università, ho comunque un mutuo da pagare ancora per qualche anno e nel frattempo sono in esonero quinquennale (L. 133/2008), perciò debbo stare attento alle spese che faccio.

Spero sia tutto chiaro. Del resto, nella navigazione spesso “senza meta” svolta da moltissimi internauti, è cosa di tutti i giorni imbattersi in pubblicità di AdSense o di Amazon o altri. Perciò, per voi che siete già abituatissimi a vederle, non cambia nulla. Gli altri – quei pochi – sanno bene come fare per “difendersi”, ove lo ritengano opportuno. E se ci fosse qualcuno che vorrebbe ma non sa, basta che si ricordi dell’apposito articolo, presente sul New Blog Times, scritto a suo tempo: è ancora validissimo.

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato (1281 articoli)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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