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Facebook imbroglia. Ecco la prova provata

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12 gennaio 2016 - 09:30 | Commenti 0 | Link breve

In questo post vi dimostro, con tanto di prova, che Facebook imbroglia. Nulla di nuovo per gli addetti ai lavori, ma voglio spiegarlo per tutti.


Stupiti? Eh, no. Proprio questo è il gesto da fare perché i propri post si «vedano».
Stupiti? Eh, no. Proprio questo è il gesto da fare perché i propri post si «vedano».

Siete lì, su Facebook, con la vostra App fatta apposta per lo smartphone che avete, vero? Oppure siete lì sul computer, browser aperto e siete su www.facebook.com. Vi state chiedendo come mai prima tutti i vostri “amici” di Facebook vi seguivano, mettevano “Mi piace”, commentavano, e ora non lo fanno più o lo fanno molto poco, vero?

«Forse scrivo cose che non interessano», direte, oppure «sono io che cambio e magari divento meno interessante, meno coinvolgente, parlo di cose che non suscitano curiosità», eccetera.

No, niente di tutto questo. Molto più semplice: Facebook non fa vedere i vostri post ai vostri amici, questa è la verità. Quando leggete la bacheca, Facebook vi fa vedere quello che vuole lui: post sponsorizzati, cioè di persone che pagano perché i propri post si vedano; post di “personalità”, cioè di persone che hanno un elevatissimo numero di fan e di “Mi piace” alla propria pagina; post di quelle (poche) persone che vengono manualmente sulla vostra bacheca, vi leggono e a quel punto Facebook non può impedire loro di mettervi un “Mi piace” e/o un commento. Del che, Facebook si fa l’idea che vi sia un rapporto più stretto tra voi e quelle persone (che magari è anche vero) e quindi ve le propone in bacheca.

Però, ripensate al passato e dite: «quando scrivevo, ottenevo sette, otto, anche dieci “Mi piace” e dei commenti, adesso non mi si fila praticamente nessuno».

Non è così. I vostri “amici”, solo di Facebook o anche reali che siano, hanno sempre avuto e continuano ad aver piacere di interagire con voi. Il problema non sono loro. Il problema è Facebook. Ora ve lo dimostro.

Io ho circa trecento amici su Facebook. Diciamo che, fisiologicamente, una buona metà, anche due terzi, possono non essere “attivi” nel momento in cui scrivo qualcosa. Ma l’altro terzo sì, diamine: e sono cento persone.

Diciamo che quel che scrivo può interessare a un terzo, un quarto di quelle cento persone. Ciò significa che, a spanne, dovrei ottenere in media almeno venti, venticinque “Mi piace” quando scrivo.

Niente.

Uno, due, forse tre, spesso nessuno, solo raramente qualcuno in più.

Cambiamo “ambiente”, pur restando dentro Facebook: andiamo in un luogo dove il meccanismo che “soppesa” e sceglie i post da visualizzare non esiste. Basta andare in un gruppo chiuso, come quello che frequento in questi giorni in quanto sto dismettendo alcuni oggetti appartenuti a mia madre, buonanima.

Il gruppo si chiama Te lo regalo se vieni a prenderlo – Roma e, devo dirlo, mi sta dando una grossa mano in questa operazione, senza contare che mi permette di “fare felice” più di qualcuno che, magari, ha bisogno.

Il gruppo, incluso me, ha quasi 62mila iscritti. Un pubblico, dunque, di 62mila persone potenzialmente interessate alla cessione gratuita di oggetti. È molto semplice e funziona così: si fa la foto all’oggetto da cedere, si carica nel gruppo in un post con una breve descrizione e la zona di ritiro, quindi si attende che gli amministratori lo approvino.

Una volta approvato, il post e la foto divengono “pubblici” limitatamente a quel pubblico di iscritti di 62mila persone. Se l’oggetto interessa, non si deve far altro che commentare scrivendo “Mi prenoto”.

Chi cede l’oggetto può scrivere in un commento “Assegnato a…” e il nome dell’utente che si è prenotato. Da quel momento in poi il contatto tra i due diventa privato e si svolge via Facebook Messenger, dove ci si scambiano dettagli per il ritiro dell’oggetto. Nel frattempo le prenotazioni possono proseguire perché, qualora l’interessato dovesse per qualsiasi ragione rinunciare, è possibile riassegnare l’oggetto ad altri che si erano prenotati.

La porzione di commenti di cui al post (click per ingrandire).

La porzione di commenti di cui al post (click per ingrandire).

E veniamo a me. Uno degli oggetti che ho ceduto ha stimolato in uno di questi 62mila utenti una perplessità e in un commento dice (vedi immagine di lato): «Non mi prenoto ma é proprio bello. Perché lo dai via?».

Ho risposto esattamente quel che pensavo, senza alcuna premeditazione: «perché è stato di mia madre (che non c’è più), non ha nulla a che vedere con l’arredamento di casa mia, e mi rendo conto che sia bello. Poiché venderlo comporta tempo, scocciature, contrattazioni e, spesso, un modestissimo incasso, sono molto più felice se lo regalo e faccio contento qualcun altro, che magari ha un arredamento adatto o ama, comunque, quel genere… tutto qui».

Chiaro, semplice, lapidario. Nel mio stile, nulla di diverso da quel che dico/faccio abitualmente. Guardate un po’ l’immagine… il cerchietto rosso in basso… ventiquattro “Mi piace” in nove ore.

L'oggetto che stavo cedendo sul gruppo (click per ingrandire).

L’oggetto che stavo cedendo sul gruppo (click per ingrandire).

Attenzione: l’oggetto in questione è una consolle in stile veneziano (vedi immagine di lato), costituita da uno specchio incorniciato e un ripiano dotato di top in marmo. Oggetto a suo tempo abbastanza costoso ma, soprattutto, idoneo solo per chi ha quel tipo di arredamento (e non sono io) o chi predilige quello stile. Dunque, difficile che i 24 “Mi piace” siano da rapportare a tutti e 62mila gli utenti del gruppo… difficile fare una stima, ma di certo si tratta di una frazione, e piuttosto ridotta, possibilmente limitata alle poco meno che 50 persone a cui è piaciuto quel post, cioè il “fisiologico” cinquanta per cento.

Conti a parte, i “Mi piace” sono volati, e subito. Perché?

Semplicissimo: perché nel gruppo chiuso non ci sono filtri di visualizzazione, i post e i commenti sono quello che sono e tutti li leggono, senza alcun meccanismo che ne metta alcuni in evidenza e altri no, come accade invece nella bacheca.

Chiaro il concetto? Ecco perché, qualche giorno fa, ho messo un (bel) po’ di distanze tra me e i social network, intesi nel senso tradizionale del termine: i gruppi, se vogliamo, sono solo un ulteriore mezzo di cui Facebook si serve per sperare di attirare il più possibile la nostra continua presenza sul suo portale. Ma nulla mi toglie dalla testa che, ai miei post “normali” in bacheca, normalmente dovrebbe giungere un numero di “Mi piace” grosso modo in quelle proporzioni, diciamo un cinquanta per cento dei miei “amici” di Facebook, ossia 150 persone. Facciamo anche cento, va bene lo stesso, ma di certo non “uno”, “due”, “tre” o anche “nessuno”.

I social, oggi, funzionano tutti così, non facciamoci illusioni. Dunque, non siete voi, non sono io: sono loro ad essersi intromessi nei rapporti sociali tra noi e i nostri “amici”. Ecco perché meritano ben poca della mia – e della vostra – attenzione. Sfruttamento per sfruttamento, gli rendo pan per focaccia: uso le liste per scegliere chi leggo e verso chi scrivo, frequento i gruppi, ma niente più bacheca, perché così come funziona oggi la bacheca non serve più a niente.

E, francamente, una struttura come Facebook – che già alza miliardi di dollari con profilazione e pubblicità, e vale anche per gli altri social – che chieda dei soldi per far vedere i post in bacheca comincia a somigliare un po’ troppo a una vera e propria richiesta di una tangente, altro che.

Marco Valerio Principato

(Download post in formato PDF)

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Marco Valerio Principato (1281 articoli)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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