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Google AdSense e la qualità degli annunci

19 dicembre 2009 Letture: 241 0 commenti Short Link

Come accennavo in precedenza, nonostante un discreto numero di impression la resa delle campagne AdSense di Google, da qualche mese a questa parte – almeno per quanto posso osservare io – è davvero ridotta a profitti miserrimi.

Certo, oggi come oggi è difficile vedere creatività davvero ben fatte, eleganti, non invasive, capaci di catturare l’attenzione. D’altra parte un banner (che poi è il luogo dove una creatività viene esposta) è uno spazio per alcuni aspetti angusto, ristretto e limitato dove l’artista – perché di questo si tratta – deve esprimere creativamente quel che l’inserzionista vuole far arrivare al pubblico.

Proprio ieri ho aperto (come faccio tante volte) il New York Times, il papà adottivo del New Blog Times, e non ho potuto non notare la pubblicità del Palm Pixie: mi dispiace di non aver pensato, sul punto, a fotografarla e salvarla, perché era veramente bella. Oggi già non c’è più, probabilmente perché durata un solo giorno. Palm aveva scelto una soluzione (senz’altro costosissima) a tutto tondo. C’erano:

  • le due manchette sopra la testata (due rettangoli 84×90 pixel)
  • la leaderboard sotto la testata da 728×90 pixel
  • il rettangolo grande da 336×280 pixel a destra in alto

Tutte le creatività erano animate in Flash, morbide, eleganti, con immagini del Pixie ben ritratte, incisive e dettagliate. Scritte a scomparsa con dissolvenza, oppure animazioni dell’annuncio a tendina e cose di questo genere: fatte così bene che era impossibile non notarle.

Questione di soldi, certo: una creatività bella si paga, non c’è dubbio. Come si paga fior di verdoni una campagna, anche di un solo giorno, su un quotidiano di prestigio.

AdSense: con che coraggio pubblicare simili creatività? (click per ingrandire)

AdSense: con che coraggio pubblicare simili creatività? (click per ingrandire)

Però, da là al vedersi presentare da AdSense una pubblicità come quella riprodotta qui di lato, per quanto contestuale (è apparsa nel post precedente a questo, dove già lamentavo la riduzione dei profitti, cliccarla per ingrandirla con tranquillità perché è uno snapshot, non un banner reale), a me fa cadere le braccia per terra, perché:

  1. Quella scritta in grigio “Annunci Google” sotto alla creatività è davvero orribile (e questo chi ha usato AdWords sa benissimo che è solo colpa di Google: ce la inserisce “di prepotenza”);
  2. L’immagine, benché statica, in quel caso è davvero insignificante;
  3. Il testo, più che un annuncio, sembra una lyrics: con quasi tutte le parole sfigurate da un’iniziale maiuscola anche quando non va usata, scritta in colori di dubbio gusto, sfondo bianco, carattere Verdana brutale così come lo si trova tra i caratteri di default… e qui mi fermo.
La pubblicità natalizia di American Express sul New York Times (click per ingrandire)

La pubblicità natalizia di American Express sul New York Times (click per ingrandire)

Si può mai fare un paragone con una creatività, per quanto semplice, molto più elegante come quella qui sulla destra? Eppure è un semplice annuncio statico di American Express, colto sempre sul New York Times. Semplice, ma di eleganza e delicatezza ben diverse. E non è da oggi che ammiro quel quotidiano anche sotto questo profilo: ricordate questo mio post, scritto in tempi non sospetti (febbraio 2008)?

Non credete: non ho esaminato solo AdSense. Ho anche esaminato TradeDoubler, dove – prescindendo dal diverso modo di riconoscere revenue che raramente è a Costo per Click bensì a costo per visitatore unico o per vendita - il problema è sostanzialmente lo stesso: le creatività sono spesso penose o, altrettanto spesso, vecchie. Se ne salvano pochissime.

Ecco perché – pur non potendo fare a meno della pubblicità, cosa che farei volentieri se fossi ricco – sto pensando con sempre maggiore attenzione a rivolgermi ad altri strumenti.

Sono certo che più di qualcuno la pensa esattamente come me: meglio tre, massimo quattro contratti diretti (o tramite agenzie serie) a prezzi stracciati (rispetto a quel che si paga su media importanti) ma con creatività fatte come si deve, che continuare a umiliare il proprio sito con creatività – almeno in certi casi – da quinta elementare.

Un bell'esempio di autopubblicità sul New York Times (click per ingrandire)

Un bell'esempio di autopubblicità sul New York Times (click per ingrandire)

Chi è interessato mi segua: non mancherò di far sapere come procederò in questa direzione. Intanto gustatevi quest’altra pubblicità sul New York Times, sempre cliccabile con tranquillità per ingrandirla in quanto è una copia video.


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