Mercato

Google chiude il IV trimestre in attivo. Ovvio…

Un pezzo di Cnet sfuggito a più di qualcuno, inizialmente me compreso, illustra a grandi linee il rendiconto di Google a proposito di pubblicità.

Una sede di Google
Una sede di Google

Prescindendo da tutte le cifre di contorno, ci sono fatti importanti: i profitti sono saliti del 17 per cento rispetto allo scorso anno, grazie alle strong ad sales, alle sostanziose vendite di pubblicità.

Ma come: fino all’altro ieri tutti giù a lamentarsi della crisi economica, degli scarsi investimenti nel settore, dello scarso spending da parte degli inserizionisti, e poi? Eccola, la verità: quale scarso spending, Google gode di ottima salute, sotto questo profilo.

Ora non salti fuori il pierino della situazione che dice: “ecco perché i quotidiani vogliono che Google condivida con loro le revenue: perché ha venduto tanta pubblicità anche grazie a loro”. A costoro rispondo: ma fatemi il favore.

Sono ben altre le ragioni per cui a Google va l’acqua per l’orto, come si dice nella Capitale, intendendo con ciò che se la canta perché gli va bene. Precisa Cnet: «The company also saw more spending from the bigger advertisers, and advertisers in general are spending more of their ad budgets on the Internet, said Nitesh Arora, head of global sales. “There was an uptick in retail advertisers’ online spending,” he added».

Questo, però, mi sa che dev’essere accaduto solo negli Stati Uniti. Perché qui, di pubblicità di buon livello, almeno nelle nicchie di cui mi occupo ne ho vista ben poca.

Sotto il profilo economico, poi, certamente i loro conti se li son fatti bene. In mercati come il nostro, dove le creatività spesso e volentieri sono orribili, hanno ben pensato di ridurre all’osso le revenue per i publisher, così da risucchiare la loro parte di revenue il più possibile. In una parola, rendendo lo scenario piuttosto sconfortante.

Ed ecco il quarto trimestre (che gli americani chiamano fourth quarter) chiudersi in attivo per il colosso di Mountain View.

Proposta, con cui guadagnerebbe di più Google, ne beneficerebbero gli inserzionisti e (per pietà) anche i publisher: premesso che le creatività in circolazione su AdSense vengono inserite tramite AdWords, perché non prevedere in quest’ultimo delle linee guida abbastanza vincolanti, su cui vengano fatti controlli a campione, per incentivare l’immissione di annunci di elevato livello qualitativo?

Ripeto: nel 2010, banner pixelati, come si dice a Roma, ” ‘n se ponno guardà” (sono talmente brutti che lo sguardo si rifiuta di posarsi su di essi). Chi li cliccherà mai? Non solo: forzature di un’invadenza esemplare come gli interstitial, a cui persino Punto Informatico s’è pronato, dovrebbero essere banditi, assieme ai pop-up e pop-under. Fanno solo inc…zare la gente, a che serve insistere?

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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