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Misurare l'accesso a Internet, vantaggi e svantaggi

11 giugno 2008 Letture: 90 0 commenti Short Link

Internet meteringInternet è una risorsa, considerata ormai parte della vita quotidiana. Secondo alcuni dovrebbe cambiare il modo di pagarla: non dovrebbero esistere le «flat»


Secondo alcuni il modello economico che ruota intorno alla fruizione di Internet dovrebbe cambiare. Chi lo scrive è John C. Dvorak, un noto «columnist» che da molti anni lavora sui mezzi di informazione nel campo.

Secondo Dvorak ci sono otto buoni motivi per cui il concetto di Internet «flat» – qualcosa che gli americani indicano con l’espressione «the all-you-can-eat model» (il modello mangia tutto quello che puoi) – è destinato a sparire, per lasciare il posto ad una tariffazione ad impiego, che può tradursi in «a traffico», «a tempo», un misto dei due, o qualsiasi altra fantasiosa commistione.

Leggendo l’articolo ed avendo magari notato più volte il nome di Dvorak sulla stampa e in rete, i meno preparati potrebbero intravedervi una sorta di allarme, di fine di quel concetto di libertà di utilizzo della rete che tanto si è combattuto per ottenere.

Ma in Europa – e ancor di più in Italia – le condizioni socio-economiche sono troppo diverse e a mio avviso difficilmente un modello come quello auspicato da Dvorak troverebbe spazio.

Esaminiamo i punti che l’articolista indica, osservandoli da un punto di vista locale, dunque europeo ma soprattutto italiano e vediamo, uno per uno, come si trovano a confronto con la vecchia Europa. Secondo Dvorak, dunque, il non-flat porterebbe a:

1. Eliminazione di cap, restrizioni e modulazioni sulla banda

Un concetto che si applica più tipicamente agli States: leggiamo spessissimo dell’insistenza di queste restrizioni, che in Europa e in particolare in Italia mal sono accettate e costituiscono per il provider una minaccia di scarso riscontro sul mercato. Chi lo fa, in genere, offre dall’altra parte della bilancia un prezzo inferiore: per esempio NGI, su una delle sue formule, in… cambio del filtraggio di riduzione del P2P pratica prezzi ridotti.

2. Promozione di maggiori velocità

Tra i parametri che forse troverebbero applicazione in Europa: a fronte di minori sprechi di banda, imposti da una tariffazione che varia in base alla fruizione, probabilmente si ridurrebbe il traffico complessivo. Questo porta vantaggio per chi di traffico ne fa comunque, ma non significa affatto una miglioria della rete, piuttosto ne rappresenta un uso diverso. La prova è che il modello auspicato da Dvorak in Europa è fermamente adottato dagli operatori di telefonia cellulare, ma non trova alcuna giustificazione economica nei reali costi del servizio: diversamente, Vodafone non avrebbe mai e poi mai tirato fuori un prodotto come la Vodafone Station.

3. L’utenza più «moderata» spenderebbe meno di quanto spende ora

Questo ne sarebbe una diretta conseguenza: chi poco usa Internet, poco paga. Ma questo, in diversi casi, è già possibile: più di un operatore offre tariffe a tempo, ma le unità sono spesso addebitate in grosse fette prepagate, il che è in pratica un incentivo a passare al flat.

4. Gli «scariconi» pagherebbero «il giusto prezzo»

Asserzione tipica che evidenzia una ristrettezza di mezzi di rete di fondo. In realtà, in Europa e in particolare in Italia si vende la pelle dello stesso orso (almeno) dieci volte: se i mezzi fossero adeguati, semplicemente il problema non si porrebbe.

5. Gli spammer spenderebbero di più per inquinare il Web

Su questo non si può dar torto a Dvorak: sarebbe uno degli effetti collaterali più gradevoli, ma perché far pagare tutta la comunità in termini di qualità dell’informazione e dei servizi, piuttosto che perseguire con ferma determinazione l’illegittimità di un comportamento biasimevole?

6. Eliminazione dei problemi di neutralità della rete

Avrei qualche dubbio: chi vuole abusare abusa ugualmente se può trarne lucro. Forse, invece, occorrerebbe ripensare molti altri concetti, come quello del copyright. Ma si fa prima a chiudere il rubinetto dalla parte debole, ovviamente.

7. Sviluppo dei meccanismi di IPTV

Senz’altro ci sarebbe una maggiore facilità di trasporto, a rete più libera e meno sovraccarica. Ma l’IPTV è, tipicamente, un servizio da fornire prescindendo da traffico, durata o altro: se no, che facciamo? Se un film dura due ore ha un costo e se ne dura tre ne ha un altro? Impensabile. Siccome nessuno ha… l’anello al naso, ci vuol poco a capire che un modello non-flat, specie se venduto su un abbonamento che dà anche accesso a Internet, resterebbe di nicchia e poco spazio troverebbe sul tavolo di un cliente che firma un contratto. Un tipico esempio è quello di Fastweb, i cui contratti TV + Internet sono quasi tutti con Internet FLAT: al massimo, il cliente che telefona poco relega la tariffazione telefonica ad essere non-flat.

8. Risparmio energetico

Certo, meno Internet, meno traffico, meno computer acceso, più modem ADSL spento (se non c’è il VoIP). Peccato che il grosso degli assorbimenti stabili e continui lo provochino i data center, le centrali telefoniche e i ponti radio, che di certo non verrebbero spenti. Piuttosto, sembrerebbe molto più congruo sostenere una profonda attività di education, che svegli le coscienze, faccia acquistare ed installare multiprese con interruttore ed ogni altro accorgimento per il risparmio.

In definitiva, tenderei a preoccuparmi poco dell’avvento di un simile modello in ambito europeo, men che meno italiano. Qui (e non solo qui) c’è gente (tanta!) che se gli togli il P2P dicendogli che farne uso è reato penale e si rischia l’ergastolo, l’abbonamento a Internet lo disdice immediatamente e il computer se lo vende. Con buona pace di quell’alfabetizzazione telematica, sempre ardua da portare a compimento ma per la quale, come sempre, chi istruisce e chi fornisce i mezzi qualcosa paga.

Stiamo tranquilli: a noi piacciono le flat, ma anche ai nostri operatori piace incassare canoni a goccia d’acqua, sicuri e costanti. Preferiscono sopportare strali per la rete occupata, ma incassare denaro flat.


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