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Online Advertising, qualcosa non va

27 gennaio 2010 Letture: 153 0 commenti Short Link

Il punto della situazione sui tre principali circuiti di Advertising utilizzabili in Italia: AdSense, TradeDoubler e Oxado. Senza risparmio



C’è qualcosa che non va nella pubblicità online. Ci sono proposte che vendono ciò che poi non hanno, altre che sembrano una buona idea, si lanciano in Italia ma poi non si sono mosse affatto nella giusta direzione. Per non parlare della qualità degli annunci, un dato su cui mi sono già espresso e che ribadisco in pieno.

Analisi sull'andamento nel 2007, credit: Sfnblog.com

Analisi sull'andamento nel 2007, credit: Sfnblog.com

In questa particolare fase storica, in cui i grandi canali di pubblicazione cercano di monetizzare il più possibile il proprio traffico (il New York Times ne è un esempio, seguito da De Benedetti che fa proposte a mio avviso in parte strane), credo tutti siano alla ricerca di una fonte di “sostentamento” decente per il proprio sito o blog: farci scappare una cena fuori ogni mese è già un obbiettivo ambito, ma almeno si vorrebbe poter pagare un hosting di elevata qualità per offrire accesso veloce senza dover rimpinguare il bilancio con proprie sostanze.

I principali circuiti di cui un utilizzatore comune può servirsi in Italia sono:

  1. AdSense di Google. Paga per click.
  2. TradeDoubler. Paga quasi esclusivamente Per Sale, Per Lead o Per Unique Visitor, in ordine di preferenza.
  3. Oxado. Paga quasi esclusivamente Per Lead o Per Sale, pochissimo per click o Per Unique Visitor.

Per chi non lo sa, oltre al Pay Per Click, esistono altri meccansmi. Il Pay Per Sale vuol dire che l’inserzionista riconosce una percentuale su una vendita effettuata sul proprio sito grazie al click fatto sul banner esposto sul sito “editore”. Il Pay Per Unique Visitor riconosce un importo per ogni visitatore nuovo che arriva sul sito dell’inserzionista e che non ci era mai stato prima, grazie al click sul banner. Il Pay Per Lead riconosce un importo per ogni utente che si registra o, in qualche modo, si fa conoscere sul sito dell’inserzionista, grazie al click sul banner.

Andiamo alle considerazioni. AdSense, l’unico utilizzabile perché non sottrae tempo e non richiede troppo l’intervento di qualcuno che si occupi solo della pubblicità, non solo ha abbassato fortemente le quote riconosciute ma anche la qualità degli annunci, che pretendono di essere contestuali anche in un sito di nicchia come può essere questo blog o il New Blog Times, che è decisamente scarsa.

Due Banner AdSense, ieri, sul New Blog Times

Due Banner AdSense, ieri, sul New Blog Times

Il che significa, l’ho visto proprio ieri, che su circa 1500 impression (cioè visualizzazioni di pagine, a cui sono corrisposte quasi altrettante visualizzazioni di annunci Google) ci sono stati 4 click, ovvero un Click Through Rate (CTR) tra lo 0,23 e lo 0,08 per cento (vedi figura: la prima colonna è il numero di visualizzazioni, la seconda è il numero di click, la terza è il CTR la quarta è il derivante Costo Per Mille Impression Stimato e la quinta è la stima di quanto “entra” al publisher).

Nel 2010 è mai possibile vedere ancora banner "pixelati"? (click per ingrandire)

Nel 2010 è mai possibile vedere ancora banner "pixelati"? (click per ingrandire)

Quattro click sono pochissimi e le ragioni a mio avviso sono due: la prima è che gli annunci sono di qualità scarsa, non attirano l’attenzione, sono spesso in forma testuale anziché grafici e, come spiegavo nell’altro post, a volte sono grafici ma di eleganza nulla, al punto che sarebbe stato meglio farli solo testuali. Guardate la “pixelatura” sul pezzo di annuncio che ho pizzicato sul New Blog Times, riprodotto di lato: nel 2010, lo ritengo imperdonabile sotto il profilo qualitativo.

La seconda è che ormai gli internauti non sono più colpiti dalla presenza del banner in sé per sé, non costituisce più una novità e l’ignorarli completamente è diventato pressoché istintivo, a parte l’uso di prodotti software anti-banner, la cui prolificazione è causata dall’invadenza di alcune pubblicità (pop-up, pop-under, interstitial e simili). La tendenza potrebbe invertirsi solo se ci si impegnasse davvero nel presentare delle creatività coinvolgenti, accattivanti, in una parola belle già solo a vedersi. E come ho già notato in tempi non sospetti, si può fare, ma bisogna investirci tempo e denaro.

Invece, qui tutti vogliono massimizzare i profitti e minimizzare i costi, tutti vogliono crescere ma nessuno vuole pagare per crescere, tutti vogliono lavorare per obbiettivi senza essere capaci di farlo. E questi sono i risultati: pubblicità di qualità scadente, che pubblicizzano prodotti fatti più di fumo che d’arrosto, pagate pochissimo con la speranza di essere visualizzate moltissimo e cliccate moltissimo. Cioè, la botte piena e la moglie ubriaca.

Passando agli altri circuiti (TradeDoubler e Oxado), in ordine di preferenza, oggi gli inserzionisti privilegiano:

  1. Pay Per Sale
  2. Pay Per Lead
  3. Pay Per Unique Visitor
  4. Pay Per Click

In altre parole, questo significa che gli inserzionisti dicono: “quante volte pubblichi l’annuncio, come lo pubblichi o quanto ti costa pubblicarlo a me non interessa. Ti pago solo in funzione di un ritorno economico che ho, altrimenti non ti pago o ti pago il meno possibile”.

Va bene che il Web non è carta stampata, ma vai a raccontare a una qualsiasi pubblicazione cartacea che pagherai la pubblicità solo se essa ti avrà fatto vendere il prodotto che reclamizzi: sai cosa ti risponde? Marameo.

E, come immagina chi mi segue, il marameo è in gestazione anche da parte mia: il mio girovagare alla ricerca di una logica in tutto lo scenario porterà proprio a quello.

Vi anticipo, cari lettori, che ho appena esaminato due proposte “alternative” di profitto: quella di BeWebMedia (che circola in AdSense) e quella di E-buzzing, un sito la cui attività è stata recentemente acquisita da Wikio e che, in pratica, offre – anzi, vorrebbe offrire – il meccanismo del Pay per Post: ovvero, l’inserzionista ti propone un argomento, ti dà una traccia e delle creatività video e/o grafiche relative a un prodotto o servizio. Ne parli, ci scrivi un post e, per questo, vieni pagato.

Il meccanismo, se chi scrive è selettivo a sufficienza e non si lascia “prezzolare”, sarebbe buono, ma… c’è un ma, anzi, più di uno. Ma di questo parlerò in un prossimo post, ché questo è già troppo lungo.

Saluti


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