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Poste Italiane si lamenta. Ma di cosa?

Queste sono le lacrime di Poste Italiane
Queste sono le lacrime di Poste Italiane

Ha anche il coraggio di piangere, Poste Italiane. «Negli ultimi cinque anni in Italia i volumi della corrispondenza sono crollati del 39%. Si spediscono sempre meno lettere, cartoline e buste a causa del successo di mail, IM, social network e chat», si legge su Tom’s Hardware.

Certamente email, instant messaging, social network e chat varie hanno praticamente azzerato la necessità di inviare cartoline e, in linea generale, la cosiddetta “corrispondenza ordinaria” (le lettere interpersonali tra privati o con piccole e medie imprese).

Ma vogliamo dimenticare che il lavoro di Poste Italiane è anche – anzi, soprattutto – il recapito di raccomandate (già, perché in Italia la posta elettronica certificata, la famosa PEC con cui più di un governo si è riempito la bocca, è un servizio talmente ingarbugliato da essere quasi inusabile), assicurate, e pacchi?

Vogliamo dimenticare che, per spedire una raccomandata, oltre ad attese epiche in fila ci vogliono (partendo dal peso minimo) quasi cinque euro, per vederla arrivare non si sa bene dopo quanto tempo, se arriva? Certo, se arriva, perché avere a che fare con le raccomandate di Poste Italiane è una specie di incubo. Persino ritirarle è diventato un dramma.

Senza contare che per servizi come le caselle postali, con le quali Poste Italiane risparmia sul percorso, perché non essendo necessario il recapito a domicilio esso si accorcia, l’azienda nel giro di pochi anni ha letteralmente triplicato i prezzi (sono stato intervistato sul tema persino dalla RAI).

E per finire, è talmente tanto il timore che la corripondenza “ordinaria” vada smarrita, che un recente acquisto da me fatto su eBay da un venditore del Texas (USA) ho preferito farlo recapitare dall’USPS (United States Postal Service, le poste pubbliche americane) direttamente a casa di un’amica che vive a New York e che mi porterà lei stessa quando verrà a Roma, mia ospite, a metà novembre: almeno sono sicuro che l’articolo arriverà sano e salvo.

Se potesse, pur di realizzare alti profitti, Poste Italiane si scrollerebbe di dosso volentieri l’onere del “recapito fisico”: lo dimostra l’organizzazione degli uffici postali dove è evidente il largo privilegio concesso ai servizi bancari, molto più redditizi e di minor “fatica”, molto più adatti ad erogare gli stipendi d’oro a cui questi signori sono abituati.

Dunque, andassero a piangere le loro lacrime di coccodrillo altrove.

Marco Valerio Principato

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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