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Pubblicità sul Web, parliamo di Sprintrade

16 agosto 2010 Letture: 273 1 commento Short Link

Un altro circuito che, dopo un breve periodo di test, è stato da me immediatamente abolito



Chi si ritrova escluso da AdSense, purtroppo, non ha che due possibilità: rinunciare alla pubblicità sul proprio sito o cercare un’alternativa. Sinora, qui, ho già parlato di parecchie altre proposte, pur avendo concluso in bellezza sul New Blog Times, dalla cui lettura potrete apprendere che di alternative reali, altrettanto remunerative, purtroppo non ce ne sono. A quelle proposte esaminate finora, però ce ne sono da aggiungere alcune: oggi parleremo di Sprintrade.

Sprintrade è un’azienda che imposta, fin dall’inizio, il proprio target sull’affiliazione a percentuale. Un modo elegante per dichiarare, fin dall’inizio, che al momento di sfruttare il suo circuito come publisher non si vedrà l’ombra né di CPM (costo per mille impression) né di CPC (costo per click).

In questa pagina è possibile leggere un elenco di categorie di affiliazione, ovvero di aziende che hanno deciso di pubblicizzarsi su quel circuito. Al di là, comunque, di tutte le dichiarazioni e le presentazioni altisonanti, come si può osservare dal grafico che segue, assolutamente nessuna campagna è impostata sul Pay Per Click:

In Sprintrade nessuna campagna è basata sul PPC (click per ingrandire)

In Sprintrade nessuna campagna è basata sul PPC (click per ingrandire)

Vi risparmio l’esito della ricerca sul Pay Per Mile: deserto assoluto. Dunque, restano sostanzialmente due metodi di revenue, cioè il PPL (Pay per Lead, paga per utente portato) oppure il PPA (Pay per Action, paga per “azione”, cioè per transazione economica conclusa, per vendita, insomma).

Come si può osservare qui sotto, infatti, la ricerca di tali campagne dà esito positivo e ve ne sono parecchie, anche se chiamate Pay Per Sale (paga per vendita, è la stessa cosa):

Sprintrade: di campagne PPS ce ne sono quante se ne vuole (click per ingrandire)

Sprintrade: di campagne PPS ce ne sono quante se ne vuole (click per ingrandire)

Dunque, per fare affari con Sprintrade non ci si può limitare a esporre un banner: la partecipazione deve essere molto “attiva”, anche i contenuti del sito in cui si espone debbono in qualche modo tentare il lettore a interagire con la pubblicità cercando di convincere il pubblico a comprare o, quantomeno, registrarsi.

Se non lo si fa, la resa è assolutamente zero. E non si tratta di attendere l’arrivo di nuovi programmi, di nuove adesioni: è proprio la filosofia, che se per alcuni può anche andar bene, per altri – come me – che hanno stabilito una certa linea editoriale e di sicuro non la cambiano per far piacere agli inserzionisti, il risultato semplicemente non può esserci.

In conclusione, quindi, Sprintrade è un network che si può tentare solo se il proprio sito è:

  1. disposto a delle alterazioni anche notevoli alla propria linea editoriale, tali da condizionare la resa della pubblicità
  2. molto specifico negli argomenti e, tendenzialmente, ricadente nelle online inutilities: un segmento del Web purtroppo molto redditizio (questo è un celebre esempio) ma sintomatico di una società incline a procedere verso il rincitrullimento di massa

In breve: se siete persone serie, avete un sito che parla di cose serie, volete fare sul serio e non siete convinti che le uniche cose di interesse per il pubblico siano, appunto, le inutilities e il parlare di gnocca, come ha candidamente confessato Riccardo Pizzi di Pocacola (il sito linkato sopra), in tal caso Sprintrade non fa al caso vostro, non vi darebbe un centesimo. O pochi, molto pochi, come è andata per me, tanto da spingermi a cancellarlo immediatamente dall’Ad Server.

Non è finita… dobbiamo ancora parlare di JuiceADV e di TradeDoubler, dopodiché, per quanto mi riguarda, non ho provato altro né intendo – almeno per ora – provare altro.

Alla prossima!


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1 commento »

  • Sonia ha scritto:

    Io ho provato con Heyos e Spintrade e devo dire che mi trovo molto bene!


    Please visit: http://www.prestocheetardi.it

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