Costume e società

Il deterioramento di Facebook, e non solo

Prima – mica tanto: dieci anni fa – per “andare su Internet” ci voleva l’abbonamento a Internet, bisognava avere il computer, occorreva saperlo usare, insomma era necessario capire, avere e saper fare un po’ di cose. Tra cui, capire che il Web è qualcosa che sta su Internet, ma non è che Internet e il Web coincidano. Non era per tutti.

Guardiamo oggi. Qualsiasi smartphone, anche il più scrauso (nota 1), ti fa andare su Internet, fondamentalmente sul Web, e ti fa usare le App. Su tutti, tranne pochissimi – che neppure possono essere chiamati smartphone – è possibile installare (o sono già installate, in molti casi), le App di Facebook e WhatsApp. E ce ne sono anche da 100 euro, scrausi quanto vuoi, fognature per la privacy, lenti, grossolani, ma ci sono.

Qualsiasi SIM card, di qualsiasi operatore, salvo che volontariamente non lo si desideri, oggi ti dà come minimo un pacchetto minuti di conversazione (in quantità variabile), uno di SMS (non sempre: molti ora lo vogliono pagato a parte) e un certo numero di Giga (cioè di traffico Internet, variabile secondo quanto si paga). La schiaffi nello smartphone et voilà: sei in Rete, sei su Facebook.

Privacy? Grande capo estiqatsi della privacy.

Risultato: tutti, ma proprio tutti, ma proprio tutti tutti, nessuno escluso, sono sul Web e su Facebook (e su WhatsApp, ovviamente, che fa da “spalla”). Anche l’ultimo degli ultimi trogloditi, l’ultimo tra gli ignoranti, l’ultimo tra i delinquenti comuni, cafoni e cavernicoli, e anche l’ultimo dei migranti, tra i quali – come dovunque: non c’è razzismo in questa osservazione – c’è la brava persona, ma c’è anche lo stupratore, il trafficante, lo spacciatore.

L'articolo del Fatto di cui al post (click sull'immagine per ingrandire).
L’articolo del Fatto di cui al post (click sull’immagine per ingrandire).

Perfino – con tutto il rispetto – il netturbino, alias operatore ecologico, che con estrema leggerezza pubblica la foto delle gambe mozzate trovate in un cassonetto e si sfoga (vedi immagine, con un articolo del Fatto Quotidiano che ne ha parlato). Sfogo che poi ha scatenato quel che tutti abbiamo letto.

Ovvio dover ammettere che il livello medio s’è abbassato, paurosamente abbassato. E Facebook lo rispecchia di conseguenza, mentre il Web, dove ciascuno può “eleggersi una residenza” e tenerla – a differenza di Facebook – ben “recintata” e distinta dalla media troglodita, si è pressoché svuotato: solo i grandi media, per via della loro capacità di far da cassa di risonanza, continuano ad avere traffico. E chi non lo ha, se non vuole finanziare in proprio (come faccio io), ricorre a mezzucci: fake news, articoli acchiappaclick, bufale, catene di S. Antonio e simili, con opportuno inoltro su Facebook. Il tutto attecchisce e dilaga facilmente, visto il quoziente di intelligenza medio così mostruosamente sceso.

Il problema è più grave di quel che sembra. Sconfina, infatti, sulle pagine dei politici, in particolare sui personaggi più in vista di alcuni di essi.

Se ci si vuol divertire, basta andare sulla pagina Facebook dell’On. Alessandro Di Battista del M5S. La dinamica è sempre la stessa: dopo il post, subito una enorme quantità di “mi piace” e altre reazioni, quasi tutte lasciate da profili fake o da attivisti “incaricati”, commento immediato di un prezzolato o di un attivista, ovviamente “pro”, a cui Di Battista a volte risponde, guarda caso solo ai primi. Immediatamente segue il troll, che sia prezzolato dagli avversari politici o meno poco importa, che va “contro” e scatena il caos.

L’operazione si ripete per centinaia, migliaia di volte. Il post riscuote successo perché produce molte interazioni e Facebook gli dà grande visibilità. Una visibilità fondata, però, se ci si pensa, sul nulla.

Se si va su altre pagine “focose”, come ad esempio quella di Matteo Salvini (Lega), o quella di Stefano Esposito (PD), accade esattamente lo stesso.

La gravità consiste nel fatto che poi, all’atto del voto politico, quello di prezzolati, troll e altri “enti umani inutili” conta, conta quanto il mio, purtroppo. Questo i politici lo sanno bene, tutti, nessuno escluso, per questo lasciano che tutto ciò accada senza reagire: è un modo per “comprarsi i voti” a ottimo prezzo, praticamente gratis, o quasi.

Senza considerare tutto quel che accade ma che molti di noi non vedono: atti di bullismo, traffici illeciti, contatti tra organizzazioni non proprio oneste, e via discorrendo.

Ecco, tutto questo, su Facebook, non lo sopporto più. Non mi ci riconosco, non mi sento (più) a mio agio, percepisco un ambiente deteriorato, in certi casi ostile, che mi impedisce di pubblicare un post con impostazione “pubblico”, perché rischio di imbattermi in elementi ricadenti nella feccia appena delineata. Sono costretto a usare le liste e a farne uso massiccio.

Non mi interessa, grazie. Le uniche realtà che ancora ogni tanto frequento sono i gruppi, specie quelli chiusi, dove il fenomeno è meno presente per via di uno specifico interesse che accomuna chi li frequenta (anche se non esiste certezza di non imbattersi ugualmente in simili circostanze).

Come scrivevo in un articolo su Nel Futuro, ormai Facebook ha sostituito il Web. Solo che, nel farlo, si è portato dietro la peggiore feccia con la promessa di livellare il terreno e renderlo accessibile a tutti. Ovvio che chi ha ancora un granello di sale in zucca si allontani precipitosamente da una simile realtà.

E vista la grave patologia dell’impunità diffusa, che contagia l’Italia ormai da anni a tutti i livelli, sarà difficile che la situazione sul social network di Zuckerberg possa cambiare, almeno nel breve termine.

Per chi cerca di tenersi a distanza dal trogloditismo imperante, dunque, la bolla è già scoppiata. Senza far rumore.

Marco Valerio Principato

(Post in formato PDF)


1 Espressione dialettale che sta per “il più approssimativo, meno rifiinito, meno accessoriato, di prestazioni modeste” e simili.

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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