Costume e società

Primi passi per non disinformare

A chi non è capitato il post in bacheca su Facebook con quel titolo toccante, che stimola compassione, o sdegno, o indignazione, o qualsiasi altro sentimento potente e insopprimibile? La voglia di condividere è incontenibile. Ebbene, alt! È proprio lì che bisogna stare in guardia.

Primo segnale

Quando aprite il link e vedete troppa pubblicità, al punto che rende difficoltoso leggere il contenuto o, peggio, lo fa arrivare solo dopo aver toccato qualcosa (esempio, tratto da direttanews.it, uno dei siti su cui stare attenti), fatto scorrere via qualcosa o simili, attenzione: obiettivo di quel sito non è dare la notizia, ma esporvi alla pubblicità. Chiudete e tirate oltre.

Secondo segnale

Quando sono in bella evidenza volti di bambini (esempio, tratto da direttanews.it, uno dei siti su cui stare attenti), magari anche sorridenti, a fronte di un titolo straziante, spesso diverso rispetto a quello realmente presente nel sito (esempio, tratto da direttanews.it, uno dei siti su cui stare attenti, il vero titolo sarebbe questo), occhio: sono titoli-civetta e parrebbe anche molto dubbio, nel caso, il rispetto della Carta di Treviso. Ciò in quanto tali siti, frequentemente, non sono testate giornalistiche e si sono messi in condizione di sottrarsi, parzialmente o totalmente, alla legge. Stessa cosa vale per animali, persone adulte o altro, il meccanismo è identico. Via, chiudere e passare oltre.

Terzo segnale

Ciascuno è in grado, con un minimo di attenzione, di capire se la fonte che ha davanti è una fonte nota, conosciuta, sentita molte altre volte, dove gli articoli sono firmati, c’è una redazione dietro che non si nasconde, un responsabile, dei recapiti.

Quando questi elementi mancano, va messa in dubbio. E se il dubbio, a fronte di un minimo di ricerche, non viene dissolto, fermi tutti: non condividete, ignoratela e ditelo ai vostri amici, in modo da evitare la propagazione di titoli inutilmente allarmistici, o con promesse non mantenibili in tema di salute, di malattie gravi e simili. Per chi volesse approfondire, sul New Blog Times c’è una rubrica intera, dove ogni tanto facciamo le pulci a qualcuna di queste realtà.

Facebook

Facebook oggi è il primo social network del mondo. Ha due miliardi di utenti (da TechCrunch) e, se lo mettiamo insieme a WhatsApp – che è sempre di Mark Zuckerberg – su cui vi è un altro miliardo abbondante di utenti (da 9to5Mac), si può dire che il ragazzo di Harvard ha praticamente schedato l’intero pianeta.

La potenza di Facebook, dunque, non va sottovalutata, nemmeno quando si pensa che pochi leggano i propri post, magari solo perché non applicano alcuna reaction (mi piace, wow, ahah, ecc.) o non commentano. Un post può essere letto e, se contiene un link ad un sito esterno, cliccato senza che chi ha scritto il post ne sappia nulla.

Conclusioni

Non è sbagliato considerare Facebook una sorta di “nuovo Web”. Chi volesse approfondire dal punto di vista filosofico (niente di astratto: sono riflessioni che portano a questioni concrete, concretissime) può dare un’occhiata a questo articolo che avevo scritto nel 2014 per il sito Nel Futuro.

Pensiamoci, dunque, prima di farci prendere dal sacro fuoco della condivisione: ciò che condividiamo può influire sulla vita di altri, cambiarla, plasmarla. Può farlo nel bene e nel male, e questo dipende da noi, dal nostro grado di vigilanza e di attenzione a ciò che condividiamo. Esattamente come succedeva vent’anni fa sul Web.

Marco Valerio Principato

(Post in formato PDF)

Commenti Facebook
Tag

Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

Contenuti correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*