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Voce del verbo «twittare», i meccanismi
Ecco come accade che un neologismo prende forma, seguendo la strada che gli è più comoda: quella della quanticità e della sintesi semiotica
Ormai è fatta, si usa, si capisce, è diventato consuetudinario e convenzionale. Nessuno si stupisce più della coniugazione di un verbo del tutto inventato se è lo stesso Twitter a inviare email in cui lo coniuga seguendo un’ipotetica prima coniugazione del verbo twittare (come del resto forwardare, scannerizzare e simili). Ecco:
Come comportarsi? I linguisti più conservatori direbbero che è follia. Ma quelli più “aperti” sarebbero di un’altra idea: la lingua è comunicazione, è una cosa viva, si evolve e si modifica nel tempo adattandosi ai contesti sociali e creando nuovi codici in grado di trasmettere concetti diversamente più complessi da trasmettere.
Internet e l’informatica, del resto, sono sede privilegiata dove spessissimo si assiste alla nascita spontanea di nuovi impianti semiotici in lingue diverse dalla loro lingua madre, che è l’inglese. Basti pensare al grande sforzo dei francesi – e ultimamente anche degli arabi – nel cercare di colmare tali lacune semiotiche con appositi neologismi: per il francese ufficiale, il computer si chiama ordinateur, anche se di fatto i giovani continuano a chiamarlo computer oppure, in forma abbreviata (e più quantica), lo chiamano “ordì“. Gli arabi hanno il nome ufficiale del computer: si chiamerebbe al hasùb, ma nella lingua parlata, specie i giovani, continuano a chiamarlo el combiuter (non hanno il fonico “p” nel loro alfabeto).
Per esprimere, dunque, “twitta questa storia” (dove anche la traduzione storia è palesemente abusata traducendola letteralmente dall’inglese story), occorrerebbe una frase più lunga, per esempio “riscrivi a tuo nome su Twitter questa segnalazione”. Allo stesso modo, “twittato da Anonymous” avrebbe richiesto un meno pratico “scritto su Twitter da Anonymous”.
Personalmente non sono troppo avvezzo a cambiamenti così “istintivi”, tuttavia debbo ammettere che, a prescindere da questioni tecnico-linguistiche, l’uso di questo neologismo funziona: è un nuovo codice, creato sulla falsariga di altri esistenti dei quali richiama l’aspetto fonetico terminale seguendo la prima coniugazione perché più quantica e assurgendo a rappresentante di un nuovo elemento semiotico, condensato rispetto all’espressione canonica in lingua italiana.
Senza sconfinare in analisi più tecniche dal punto di vista linguistico, sono convinto che prima o poi sarà “ufficializzato”, anche in forza della “autorità della fonte” (lo stesso Twitter) che ormai lo propone come fosse ufficiale. Ne riparliamo tra una decina d’anni?
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