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Pulizie periodiche Facebook

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01/04/2017 - 09:36 | Commenti 0 | Link breve

Pulizie periodiche Facebook

Pulizie periodiche Facebook

Mark Zuckerberg, dovreste saperlo, guadagna grazie alla nostra presenza sul suo portale e all’impiego delle sue App per smartphone, in base al noto principio «quando qualcosa è gratis, il prodotto siamo noi».

Il guadagno dalla frequentazione del portale – sul computer, s’intende – proviene da (ne dico solo alcune):

  1. esame dei testi che scriviamo;
  2. interazioni, anche nel tempo, che tali testi producono (reazioni come “mi piace”, “ahah”, “grrr”, ecc., nonché commenti);
  3. condivisioni prodotte e successive interazioni;
  4. eventuali click su contenuti sponsorizzati;
  5. movimento del mouse, per rilevare se c’è – anche se poi non si manifesta – l’intenzione di cliccare su qualcosa;
  6. modo in cui scorriamo la bacheca (velocità, punti in cui ci soffermiamo, eventuali scroll-back per rileggere qualcosa, ecc.);
  7. apertura di contenuti (immagini, video, compreso tempo di durata dell’operazione);
  8. condivisione di contenuti di altre utenze Facebook e relative interazioni;
  9. condivisione di contenuti “esterni” (es. pagine di siti Web) e relative interazioni;
  10. partecipazioni a gruppi e relative interazioni

e diverse altre. Medesime analisi, anche più accurate, vengono svolte durante lo scambio di messaggi personali diretti (che avviene sul Web attraverso lo stesso portale, oppure tramite www.messenger.com).

Il guadagno dal mondo mobile, oltre a quanto appena detto per il Web, è cospicuo per una serie di altri golosi dati ricavabili dallo smartphone:

  1. accesso a tutti i dati personali memorizzati, inclusa rubrica, agenda, promemoria, note, foto, video, appunti;
  2. accesso alla posizione geografica, al provider scelto, al registro delle telefonate, SMS, durata chiamate, sequenze (con chi si parla prima e dopo, per quanto tempo e stando dove), eccetera;
  3. e diverse altre cose.

Tutto ciò, sul mondo mobile, è molto redditizio perché è fattibile sulle App di Facebook, Pages Manager, Groups, Mentions, Messenger, Instagram e, naturalmente, il vostro amato WhatsApp, senza il quale sembra che vi sentiate castrati, menomati, “diversi”. Tutto, ovviamente, è di proprietà di Mark Zuckerberg, per un totale generale di circa 2,5-3 miliardi di utenze.

Per le suesposte ragioni, personalmente ho provveduto a:

  • rimuovere tutte le App di proprietà di Mark Zuckerberg, dalla prima all’ultima, inclusa naturalmente WhatsApp, della quale ho cancellato anche l’utenza;
  • utilizzare Facebook, anche da mobile, solo tramite browser e, nello specifico, impiego il browser Safari (in dotazione su iPhone) per la navigazione generale, mentre impiego il browser Firefox solo per i social (ossia per Facebook e, qualche volta, per Twitter, di cui pure non ho più l’App installata); in questo modo non consento a Facebook di sapere nulla sulle altre attività di navigazione, oltre a quelle che già sa.

Per maggior precauzione, mi sono anche cancellato da Instagram, da LinkedIn, da VK e da tutti gli altri circuiti più o meno social ai quali ero iscritto e ho rimosso le relative App.

Se non fosse chiaro il motivo per il quale cancello periodicamente tutte le mie attività su Facebook, allora ragionate un attimo con me.

Ovvio che anche se io cancello, Facebook non cancella: si limita a rendere non più visibili al pubblico i post che cancello. Se avevo rilasciato un “mi piace” e lo rimuovo, Facebook non lo “azzera”: si limita a rimuoverlo dal post su cui era stato concesso, ma lui mantiene traccia del fatto che lo avevo rilasciato. Se tolgo foto e video, Facebook non cancella: si limita a rendere tali contenuti inaccessibili al pubblico (me compreso, dal punto di vista dell’impiego del portale o delle App).

C’è però un piccolo particolare: tutto ciò che non è più visibile o accessibile per il pubblico non può più generare interazioni (perché, appunto, il pubblico non lo “vede” più), dunque Facebook non saprà mai se un determinato contenuto gli avrebbe potuto fruttare un’analisi approfondita di una lunga interazione, scatenata magari da un post che ha destato curiosità.

Un modo, insomma, per delimitargli la possibilità di sfruttamento dei contenuti generati da me e delle relative interazioni.

Siete liberi di concludere che io sia pazzo, esagerato, complottista, psicolabile, concludete pure quel che volete. Io ho le mie ragioni, qui ne ho illustrato solo la punta dell’iceberg. Chi di voi disponesse di acume sufficiente per comprendere che la mia decisione è tutt’altro che folle e volesse spiegazioni, mi contatti pure e spiegherò anche tutto il resto.

Per tutti gli altri, continuate pure a pensare quel che volete, non è un mio problema.

Marco Valerio Principato (1289 articoli)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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