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Eutelia? Ha dimostrato di sapersi muovere. Anche con un problema spinosissimo

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26 gennaio 2012 - 09:50 | Commenti 13 | Link breve

Non avete la più pallida idea di quanto sarebbe stato spinoso uscire dal problema in cui mi sono imbattuto. Per fortuna in Eutelia mi hanno dato ascolto, altrimenti davvero sarebbe stata dura. Ecco i dettagli


Percorso di una chiamata, secondo la specifica tecnica ST763-1 ISCOM (click per ingrandire)

Percorso di una chiamata, secondo la specifica tecnica ST763-1 ISCOM (click per ingrandire)

Chi mi segue sa che sono un cliente telefonico di Eutelia, più specificamente di EuteliaVoIP. L’azienda, come dovrebbe essere noto, offre la possibilità di diventare suoi clienti anche operando la portabilità del proprio numero telefonico da altri operatori, che glielo “cedono”. I miei numeri “di casa”, sia in città che al mare, sono di questo tipo: erano numeri originari di Telecom Italia, successivamente “portati” su EuteliaVoIP.

Prima di illustrare lo spinosissimo problema, peraltro risolto, nel quale mi sono / ci siamo imbattuti (la prima persona plurale si riferisce a “io ed Eutelia”) occorre chiarire, con estrema semplificazione, come funziona la portabilità su EuteliaVoIP (che, nel caso della rete fissa, spesso è chiamata migrazione). Cercherò di scendere nel tecnico il meno possibile, sarà faticosissimo, ma ci provo. E per far questo sono costretto, contravvenendo alle sane abitudini giornalistiche, a… dare la notizia pressoché alla fine, ma senza tutta la premessa sarebbe impossibile rendere chiaro lo scenario, dunque abbiate pazienza.

Per farla molto breve, il privato, per “portare un numero” su EuteliaVoIP, deve:

  1. registrarsi sul sito e attivare un numero telefonico “nativo” EuteliaVoIP, con prefisso scelto nella stessa zona in cui dichiara la propria residenza
  2. richiedere su quel numero la portabilità del numero dell’altro operatore di cui dispone, seguendo la procedura indicata da Eutelia

Dopo una ventina di giorni l’operazione sarà portata a termine, il vecchio fornitore smetterà di disporre di quel numero, il relativo contratto si annullerà e il numero sarà “portato”. A questo punto accade che:

  1. il numero Eutelia “nativo” non cessa di esistere, né di funzionare: se da una qualsiasi linea telefonica, fissa o mobile, si chiama quel numero “nativo”, anche a portabilità effettuata, esso continua a ricevere le chiamate, e questo non è un problema, ma occorre sapere che è così
  2. quando si effettuano chiamate in uscita con la portabilità andata a buon fine, occorre ricordare che:
    1. se si chiamano altri clienti Eutelia, essi vedranno arrivare la chiamata dal numero “nativo”, e non dal numero “portato” e questo è normale e previsto: dipende dall’architettura che impiega Eutelia (Asterisk, tanto è vero che tutti i clienti Eutelia possono chiamare il 4010 e ottenere il tipico “servizio di test dell’eco”)
    2. qualsiasi numero di qualsiasi altro operatore si chiami, fisso o mobile, vedrà, invece, arrivare la chiamata dal numero “portato”: in pratica, all’atto dell’invio della chiamata, la centrale Eutelia sostituisce l’identificativo chiamante con quello del numero “portato”
  3. quando si ricevono chiamate sul numero “portato”, normalmente (spiego dopo perché ho usato il grassetto) tutto funziona: chi chiama il numero “portato” parlerà con l’utenza chiamata, come nulla fosse stato variato e come si fosse ancora clienti del vecchio operatore

Ciò avviene in maniera simile a quanto stabilito nella delibera 19/01 CIR, che chi ha voglia può leggersi sul sito di AGCOM, relativa alla portabilità dei numeri di rete mobile, la terminologia è la stessa: c’è un operatore donor (che è il “donante” iniziale del numero, quello cioè che ne è titolare in quanto quel numero è “nativo” per la propria rete) e un operatore recipient.

Se la migrazione è avvenuta “per la seconda volta” – ossia il numero da portare era già stato portato dall’operatore originario – il donor si trasforma in donating: la differenza terminologica è come tra “donante” e “donatore”, a significare l’atto di donare ma non la titolarità “fisica” del numero. Alla fine, comunque, il risultato è il medesimo: chi ha voglia di capirci qualcosa sotto il profilo tecnico, potrà trovare esaurienti spiegazioni sul funzionamento di questa tecnica esaminando le specifiche tecniche pubblicate dall’ISCOM.

E veniamo, finalmente, allo spinosissimo problema affrontato e risolto. Esaminando lo scenario di un utente “portato” che riceve la chiamata, ci si trova esattamente nello schema pubblicato a pagina 4 della specifica tecnica ST763-1 (formato PDF), che vi riporto qui sotto per risparmiarvi la fatica, con l’aggiunta di una freccia rossa a evidenziare la differenza di percorso quando un qualsiasi abbonato di un qualsiasi operatore chiama un utente con un numero portato (parte nera dello schema) oppure con un utente con un numero nativo (freccia rossa aggiunta da me):

Percorso di una chiamata, secondo la specifica tecnica ST763-1 ISCOM (click per ingrandire)

Percorso di una chiamata, secondo la specifica tecnica ST763-1 ISCOM (click per ingrandire)

Come si può facilmente osservare, se non c’è “di mezzo” un numero portato, il percorso della chiamata non lambisce neppure la rete telefonica di cui il numero chiamato è parte: si “esce” dalla rete del proprio operatore, si attraversa – eventualmente, ma non necessariamente – una rete di transito e si giunge su quella del cliente destinatario della chiamata.

Se, invece, c’è di mezzo un numero portato, la chiamata deve per forza “atterrare” sulla rete dell’operatore donor originario, che dal punto di vista della indirizzabilità di un numero telefonico è e resta “titolare” di quel numero. Su di essa, però, “risulta” che quel numero è stato portato e quindi essa provvede a reinstradarlo verso la rete destinataria: per farlo, deve servirsi di un “indirizzo” diverso, che è appunto costituito dal numero “nativo” che il cliente si è riservato su EuteliaVoIP all’atto dell’iscrizione (gli altri operatori non chiedono questa procedura semplicemente perché… lo fanno loro stessi: il cliente non conosce il proprio “numero nativo”, ma esso c’è, esattamente come per Eutelia).

Attenzione: non si tratta di un “trasferimento di chiamata”, quello è altra cosa, anche se l’effetto è simile ma totalmente trasparente. Si tratta, invece, di un meccanismo simile al “301, moved permanently” utilizzato sul Web quando un sito si sposta e cambia nome a dominio. Nelle reti telefoniche si chiama onward routing.

Va da sé che, nell’effettuare questo rilancio, la rete dell’operatore donor deve scambiarsi una serie di informazioni con la rete dell’operatore recipient: servono molti più dati di quanti si possa immaginare, ma non importa quali. Resta il fatto che il recipient deve essere pronto ad “accogliere” le chiamate presentate dal donor con le loro “caratteristiche”, sia di instradamento, sia di codifica. Basta un solo errore nelle impostazioni in questa fase e l’atto di girare le chiamate dal donor verso il recipient fallisce miseramente, finendo abitualmente sulla c.d. “dissuasione” (il tono di occupato veloce).

Era esattamente questo che accadeva alla mia utenza di casa al mare. Secondo come “atterravano” le chiamate sulla rete di Telecom Italia (il mio numero, prima di passare a Eutelia, era di Telecom Italia, dunque “nativo” di quella rete), per una piccola discrepanza nelle impostazioni di “onward routing”  poteva accadere che:

  1. la chiamata giungeva sulla rete di Telecom Italia con parametri compatibili con le impostazioni manchevoli e in quel caso veniva ruotata senza alcun problema, facendola così arrivare sulla rete Eutelia normalmente
  2. la chiamata giungeva sulla rete di Telecom Italia con parametri non compatibili con le impostazioni manchevoli e in quel caso finiva, appunto, con un tono di dissuasione per l’impossibilità di “ruotarla” mantenendo tali impostazioni

Nel secondo caso (quello della chiamata non andata a buon fine e terminata con il tono di dissuasione), era possibile verificare che il problema risiedeva proprio in quelle impostazioni manchevoli con una tecnica semplicissima: bastava, dalla stessa utenza incapace di chiamare il mio numero “portato”, chiamare invece il numero “nativo” Eutelia e vedere la chiamata giungere senza alcun problema.

Potete ben immaginare come non sia stato troppo facile far capire a Eutelia – o meglio, al personale front-end, non necessariamente addestrato fino a questo punto – che il problema era questo. Per farlo, infatti, ho dovuto scrivere un paio di volte sottolineando che “il problema non è risolvibile da assistenze di primo e secondo livello: deve essere elevato a problematica tecnica aziendale interna e deve essere risolto mediante un intervento congiunto con Telecom Italia”.

Dopo aver precisato questa necessità un paio di volte, finalmente è cessato il “malfunzionamento”. L’intervento, per chi fosse curioso, consiste semplicemente nel collegarsi con il sistema di gestione delle proprie centrali e verificare l’allineamento dei parametri di routing tra le due reti per quello specifico numero portato. L’operazione dura pochi minuti e va condotta per sicurezza da ambo i lati (nel mio caso: lato Telecom Italia e lato Eutelia), come ora dovrebbe esser chiaro, al fine di garantire la perfetta interoperabilità.

Tutto questo serva per dar la misura di quanto sia diventato raro trovare del personale tecnico veramente preparato di fronte a una complessità, lo ammetto, decisamente crescente. Ma, per fortuna, sembra che ancora qualcuno ci sia. E i dipendenti di Eutelia – i soli ai quali mi potevo rivolgere, essendo ormai loro cliente e non più cliente Telecom Italia – fortunatamente sono stati bravi e mi hanno dato retta, altrimenti da questo ginepraio non si sarebbe usciti mai con il “solo” aiuto di qualsiasi call center.

Marco Valerio Principato (1277 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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13 commenti (locali) »

  • Marco V. Principato ha scritto:

    Che io sappia, dietro a EuteliaVoIP c’è Eutelia, così come è oggi. Certamente piena di… cerotti e ferite, ma c’è. E come dimostra questo stesso articolo, pur nel caos, è riuscita a venir fuori da una questione piuttosto spinosa, dunque se ci si trova bene non vedo perché cambiare…
    Cordiali saluti

  • Marco ha scritto:

    A me sfuggono un paio di cose:
    – Chi c’è rimasto dietro EuteliaVOIP? Io lo uso ancora, ma si sa che l’azienda è fallita e so per esperienza che l’assistenza è quasi inesistente.
    – La portabilità serve veramente? Vale tutto lo sbattimento? Io mi terrei il vecchio numero per qualche mese, farei una mail a tutti i miei contatti, comunicando quello nuovo, se possibile, attiverei il trasferimento di chiamata dal vecchio, oppure ci attaccherei una segreteria che comunica il nuovo. Poi, dopo qualche mese, disattiverei completamente il vecchio. Con tanti saluti ai call centre e ai burocati. Quando me ne sono andato all’estero ho fatto così, per ovvi motivi, e non è stato un gran problema.

  • Marco V. Principato ha scritto:

    @Giuseppe: se le cose stanno come dice, direi che non dovrebbe avere alcun problema. Tenga presente che ho letto di gente che ha atteso anche due mesi per il completamento della migrazione, dunque abbia pazienza.

    Ma, soprattutto, faccia BENE ATTENZIONE ai passi che fa nel chiedere la migrazione: un passo sbagliato può provocare grattacapi in quanto coinvolge due aziende diverse. Non faccia l’errore di avere fretta, legga bene tutto ciò che può prima di cliccare sul fatidico “OK” definitivo, si conceda tutto il tempo che serve per fare l’operazione UNA sola volta, fatta per bene, e vedrà che tutto andrà nel migliore dei modi.

    Non so quale apparecchio impiega per il VoIP ma, se può, anche se non impiega la “parte ADSL”, usi un buon ATA (se usa telefoni analogici) come quello presente nei router di AVM, oppure un buon telefono IP (esempio, i Cisco: non necessariamente uno SPA303 come ho fatto io, anche quelli più semplici della stessa casa vanno bene, ma non si affidi a prodotti “cinesacci”, resti su Cisco, Snom, Avaya o Huawei) e vedrà che tutto andrà per il meglio.

    In bocca al lupo!
    Saluti

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